giovedì 30 ottobre 2008

Quei bravi ragazzi

La protesta degli studenti va avanti da parecchio tempo, tanto che reputo superfluo disquisire dei temi che li spingono a protestare. Soprattutto perché ognuno si è fatto la sua idea (chi più chi molto meno...) e sembra abbastanza futile tentare di far comprendere le ragioni della protesta o di chi gli si oppone.
L'Italia è così: si parla delle cose più inutili, come se sia giusto o meno protestare, e con quali forme...La cosa mi fa rimanere abbastanza basito: siamo in democrazia, giusto? La protesta è ancora possibile? E invece c'è chi la giudica inutile, addirittura dannosa o peggio pretenziosa per "far casino", "perdere tempo", "farsi vedere". Preoccupante e allucinante. Davvero.

Ma tant'è. Poi leggo di invasioni di studenti di destra (come se lo schieramento politico c'entrasse qualcosa con le ragioni di una protesta dipendessero dallo schieramento politico e non dalla bontà dell'oggetto...), delle botte date ai ragazzini in fila coi loro professori, delle sedie dei locali usate come arma contundente, delle spranghe portate con i furgoni sul luogo della "battaglia" sotto gli occhi delle forze dell'ordine (!), di più maturi signori che coordinavano le operazioni come se stessero in guerra, dei cori "duce, duce" gridati durante le botte (perché? che diavolo c'entra il
duce?). Basta guardare qui:

Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos

un buon articolo di Curzio Maltese che ci spiega un paio di cosette accadute ieri. Poi ognuno sarà libero di giudicare la cosa "faziosa", e so che sarà così. Tant'è...

Nello specifico, poi leggo questo:

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì.

Parola del Presidente Benemerito della Repubblica Italiana, sen. Francesco Cossiga.

C'è qualcosa da aggiungere? Io credo proprio di no. Ad ognuno le proprie riflessioni.

Lascio solo il commento finale di un ragazzo, uno studente di fisica, uno di quei "facinorosi" che ormai tanta gente addita, un perditempo che non aveva altro da fare se non protestare, incrinando il diritto allo studio dei suoi colleghi (come? Qualcuno mi spieghi...):

Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo.

Arrivederci a tutti e buona democrazia.

mercoledì 25 giugno 2008

Democrazia a rischio

L'onorevole premier quest'oggi, dal palco di Confesercenti, dichiara: "La democrazia è a rischio!"
Un messaggio pesante, grave, decisamente importante...A cosa si riferisce il saggio presidente del consiglio? All'uso dell'esercito per il cosiddetto allarme sicurezza, qualunque cosa sia? Alla proposta di abolire i processi per ordine esecutivo/legislativo? A quella di rendere automaticamente immuni alla legge le prime cariche dello stato? Al generalizzato imbavagliamento dell'informazione nel nome di Santa Madre Privacy, per cui ad una regolamentazione sensata si aggiungono clausole assurde alla libertà di stampa e/o alla possibilità di sfruttare le intercettazioni (strumento importantissimo) come legittimo strumento di indagine? Alla volontà, dichiarata dallo stesso palco, di usare l'esercito contro chi protesta ("Non si può consentire a nessuna minoranza di occupare ferrovie e autostrade: lo Stato difenderà la legalità usando la forza con l'esercito")?

Ovviamente no. Il Cavaliere si riferiva ai giudici, eterni nemici di un supereroe solo contro tutti i brutti e cattivi che vivono in Italia. Poco importa se i giudici politicizzati che lo condannano a prepararsi settimanalmente ad un'udienza processuale, definiti "metastasi della democrazia", sono stati quantificati dall'esimio onorevole in 789 tra PM e magistrati. Settecentottantanove comunisti o anti-berlusconiani accaniti. Settecento-ottanta-nove, in dodici anni.
E ancora "587 visite dalla Guardia di Finanza...una spesa di più di 174 milioni di euro". Ci sarà un motivo? Certo, son politicizzati.

Ma basta, per favore...BASTA!

giovedì 5 giugno 2008

Va tutto bene...?

Ore 9.30 circa, via di Porta San Sebastiano a Roma, la zona che raccorda la via Cristoforo Colombo con l'Appia Antica. Tutti accodati per il traffico generato dal vertice FAO (di cui molto ci sarebbe da discutere, ma non per la viabilità di Roma...), veniamo improvvisamente risvegliati da urla e parolacce: un uomo, un quaranta-cinquantenne o giù di lì, un povero sfigato che continua a volersi sentire giovane vestendo da pischelletto, scende dalla macchina con un bastone in mano e comincia a dare colpi ben assestati contro un lavavetri; ringraziando il cielo si limita a colpire il suo attrezzo da lavoro, ma è la violenza, la veemenza con cui si scaglia sull'uomo a stupire. Il motivo è presto detto, visto che è lo sfigatello ad urlarlo ai quattro venti, come a giustificarsi: il lavavetri sembra avergli sputato contro la macchina, evidentemente (supposizione deduttiva, ovviamente) dopo che lo sfigato ha rifiutato di vedersi lavare il vetro.

Detto fra parentesi che ho più volte rifiutato di farmi lavare il vetro (come suppongo avvenga il 90% delle volte al 90% delle persone interessate), e l'ho fatto anche in maniera decisa di fronte all'insistenza fastidiosa di alcuni. La qual cosa non può quindi non farmi pensare al modo in cui il tristo sfigato in questione ha negato il suo assenso al lavaggio per scatenare la reazione descritta dallo stesso...Detto pure che i signori lavavetri diventano, spesso, causa di accessi di rabbia, o perlomeno aggravanti ad una già precaria situazione di nervi, viste tutte le condizioni a cui sono esposti la maggioranza degli automobilisti a quell'ora...Detto, infine, che lo sputo, o qualunque altra reazione "violenta" è comportamento assolutamente odioso, disprezzabile e ingiustificabile, e che la condizione di immigrato/poveraccio/diseredato sociale non deve diventare scudo, ovvero, se mi prendi a calci la macchina per averti detto "no" - anche se in maniera maleducata violenta e/o rabbiosa - ho giustamente il diritto di difendermi...
...restano alcune osservazioni che mi sono rimaste dentro:
  1. Lo sfigato in questione si è accanito sul poveraccio sputatore con una rabbia che celava evidentemente altri rancori, alieni alla situazione di per sé: da buon sfigato è abbastanza logico supporre una frustrazione intrinseca, esplosa contro il primo anello debole incontrato. Abbastanza triste come scena, devo dire...per lui, di fatto, che ha confermato di essere tra i due il vero poveraccio (di spirito, nello specifico).
  2. I pochi che hanno tentato una reazione alla scena, sono stati malamente apostrofati dallo sfigatello, che ha cominciato a sbraitare persino contro una mite signora che aveva fatto cenno ad un altro automobilista di chiamare le autorità: l'ha accusata di (qualunque senso abbia una simile osservazione...), di farsi i cazzi degli altri, e infine di avere sicuramente il posto fisso e la casa ereditata dai genitori...cosa diavolo volesse dire con queste ultime affermazioni proprio non lo so. Ma tant'è: di uno sfigato parliamo, non di un genio del male...
  3. Come per ottenere giustificazione sociale e morale al suo gesto esagerato, ha cominciato a sbraitare contro tutto e tutti, accusandoci di difendere chi mette i ragazzini ad elemosinare per strada...una confusione mentale degna dello sfigato che è, per carità...se non fosse per il fatto che il lavavetri in questione è un barbone che "lavora" lì da tempo, e che di ragazzini non s'è mai circondato. O forse lo sfigato sa qualcosa che noi non sappiamo? Magari ha fatto un suo personale censimento e conosce lo stato di famiglia del barbone, chissà...
  4. C'è un'arietta molto pesante che gira per il paese, molto ma molto soffocante...una bella aria di festa, come la cantavano i Litfiba che furono. Sicuri che va tutto bene? Che non ci sia bisogno di rilassarci un po'? O perlomeno di trovare una soluzione, perché se i nervi saltano pure agli italiani e, soprattutto, ai romani, non ripongo molte speranze nel futuro...
La mia reazione, infine...non sono proprio minuto, sono abbastanza preparato a ricevere colpi, tra l'altro, per esperienza sportiva, non sono proprio un tipo arrendevole o che si lascia intimorire. Eppure...eppure sono rimasto in macchina, raggelato più che altro dall'assurda veemenza e insistenza dello sfigato. Non ho mosso un muscolo...come molti altri, anzi come tutti, tranne uno che ha fatto timidamente il gesto di scendere dalla macchina ma che ne è rientrato vedendo il tortore. Se si vuole, vedetela in un'ottica diversa: evitare che degenerasse un alterco per un motivo così banale, che lo sfigato passasse dalla relativa ragione al torto marcio, piuttosto che difendere un poveraccio.
Perché? Ci siamo così abituati a rinchiuderci al sicuro delle nostre case, ad eliminare ogni fonte di disturbo e pericolo, anche solo mentalmente, che non ce la sentiamo proprio di metterci in mezzo? Siamo arrivati a questo livello? Siamo davvero così impauriti dall'altro da non riuscire più ad interagire per una cosa simile...ormai ci hanno convinto che nessuno di noi può dirsi al sicuro, e noi abbiamo abboccato (vedi anche qualche articolo indietro, sull'esito delle elezioni, ad esempio...).

Ma scoprire che la cosa ha funzionato anche su di me mi ha fatto molta tristezza, e disgusto. Mi vergogno, ecco...avevo bisogno di dirlo a tutti, forse per esorcizzare. Una specie di confessione.

Grazie per l'ascolto, torno a vergognarmi.
Rinchiuso tra me e me...

martedì 29 aprile 2008

Come si arriva alla luna

Dritto dritto da Tixioland LiveSpaces
Vedersi passare davanti le occasioni non è mai piacevole, specie se il tuo passo non è abbastanza allenato da raggiungerle. Non in tempo utile, perlomeno...ecco allora che dopo i primi, dolorosi ritardi, cominci a chiederti se non sia il caso accettare qualunque passaggio, anche la più misera zattera che riesca, in qualche modo, a farti tenere botta. E' allora che ti ritrovi a correre più di prima, solo stavolta con la netta impressione di allontanarti, anziché avvicinarti. Ingoi tutto, macini le tue miglia come un automa, sperando di riuscire ad arrivare all'agognata meta...poi, magari, ti ritrovi anni dopo a pensare "che diavolo ho corso a fare?".

Non è una visione nera del futuro, è la constatazione di una realtà troppo spesso avara di emozioni (almeno all'apparenza) con tanti ex ambiziosi. Gente che magari ha cercato di investire qualcosa sul proprio futuro, e che si è ritrovato a pagarne solo gli interessi. Francamente trovo che sia proprio l'approccio iniziale, ad essere sbagliato, il puntare alle stelle fin da subito, per poi cadere come un sasso...mi verrebbe da dire "è la fisica, bellezza!", ma eviterò...solo che mirando troppo in alto si rischia di perdersi tutto quanto sta sotto, ivi comprese le cose belle. Poi ci si guarda indietro e...tadaan! Ecco che non ti piace dove sei arrivato, ecco che non ti piace ciò che sei diventato, ecco che ripensi a tutto con un rimpianto enorme, che fa male.
Io non voglio fare questa fine, e ho deciso (forse lo avrei fatto anche senza deciderlo, ma tant'è...) di vivere come viene. Non l'odioso - per la sua essenziale inapplicabilità - carpe diem, quanto un vivere a seconda di ciò che si presenta disponibile, fare bagaglio, accumulare quanto basta per puntare gradualmente a traguardi più alti. Perché non voglio guardarmi indietro pensando col magone a ciò che ho lasciato indietro, a ciò che ho sacrificato di quel che sono. Io sono così, punto.
E allora, benvenuto futuro! Perlomeno in questo modo ho l'impressione di costruirmelo da solo, e non di essermi buttato sperando di fare centro.

Stop.
Nota:
la foto è tratta - senza richiesta...per cui chiedo venia in caso di problemi... - da Zulin's Blog

lunedì 28 aprile 2008

Informazione e sensazione

Non spetta di certo a me un giudizio politico su quanto accaduto in queste ultime tre settimane. Non mi appartiene, non ne sarei capace, ed andrei completamente fuori del tema prescelto per questo post. Ma non posso non partire da quanto accaduto ultimamente per trarre alcune conclusioni "osservative".
Devo essere onesto, non è la prima volta che mi capita di lamentarmi di un certo giornalismo, e di fatto cerco di tenermene lontano il più possibile, onde evitare mal di pancia e sbolliture varie. Qualcuno dice che è colpa della "comunicazione asservita", qualcun altro che è "manifesta incapacità" di parlare dei fatti senza andare oltre, altri ancora che è pura e semplice "voglia di vendere". Io non ho una risposta, non so di cosa si tratti, ma odio con tutto il cuore il sensazionalismo assurdo che trasuda da giornali e telegiornali. Sensazionalismo che straripa in modo veramente incredibile soprattutto quando si tratta di temi caldi, a cui il pubblico sembra interessarsi maggiormente.
E' successo con ogni tema, dai cani diventati improvvisamente feroci belve assassine, agli incidenti sulla strada, dalla sicurezza sul lavoro agli incidenti aerei, dalle cicliche "epidemie" ai rifiuti, fino alla sicurezza delle città. Ogni giorno sembra di assistere ad un bollettino di guerra, ovviamente a seconda del tema che si presenta nel periodo. Intendiamoci, non ho alcuna voglia di sminuire alcunchè, perchè il più delle volte si parla di problemi comunque reali e da affrontare (vedi la sicurezza sul lavoro, per dirne una...), ma si ha sempre una duplice intenzione: o prima nessuno se ne interessava oppure qualcuno ci specula un po' di più adesso. Perchè è francamente poco verosimile che una "emergenza" (come piace chiamarle) si sviluppi così, all'improvviso, senza sintomi, senza incubazione...e soprattutto che, di giorno in giorno, la grana scoppi così, a catena.
In fondo basterebbe poco, per il pubblico. Basterebbe usare il cervello, farsi una risatina e proseguire cercando di centrare il nocciolo della questione schivando tutto il resto e diffidando dei toni enfatici su questo o quel tema. Eppure il pubblico, ultimamente, non è più così, non è più "pubblica opinione", perchè l'opinione è quella che hanno già confezionato, masticato e digerito altri. Punto. E questo si manifesta, inevitabilmente, sulle scelte elettorali: non stupisce, onestamente, che "per cambiare" ci si sia rivolti alla parte conservatrice, soprattutto quando questa fa del populismo una leva piuttosto potente. E quel populismo, delle emergenze si ciba.
Ecco così che a Roma vince il candidato che più sembra aver a cuore il tema della sicurezza, improvvisamente scoperto dai romani che additano l'amministrazione precedente di eccessivo lassismo. Poco importa che i dati reali non sono quelli che vengono sottolineati, poco importa che il 70% delle violenze sia domestico, poco importa che Roma non è affatto il Bronx e poco importa se, al limite, non sia solo Roma ad essere interessata dalla criminalità...poco importa se quando la criminalità interessa Milano è colpa del governo centrale e quando è a Roma è colpa del sindaco...
Questa non vuole essere nè una difesa politica del centrosinistra (che ha mille colpe, amministrative e politiche, nonchè di scelte elettorali...), nè una accusa al giornalismo sensazionalista. Perchè è inutile arrovellarcisi sopra se poi la gente "compra" quelle notizie e se le beve con gusto...

Ormai usa così, reality style. Tenetevi la sensazione, e continuate a fidarvi di chi vi vuole impaurito e in cerca di misure forti. Bisogna che tutto cambi perchè tutto rimanga com'è...

Un saluto.

venerdì 14 marzo 2008

Berlusconi, i precari, Ciarrapico e il senso dei fatti

Accade così, che in una serata come le altre, una giovane come tante altre (qualunque cosa voglia dire la parola giovane), tal Perla Pavoncello, viene invitata in una trasmissione di quelle serie, quelle targate Mamma Rai, con la possibilità di rivolgere una domanda ad un politico. Non uno qualunque, ma un pezzo da novanta, uno di quelli candidati a guidare il paese nei prossimi cinque anni (o giù di lì...): Silvio Berlusconi. La giovane - a quanto ci si dice - dovrebbe essere vicina a quello che forse è il problema più sentito dai giovani italiani, vale a dire la condizione di precariato lavorativo, e, come inevitabile, una sua domanda va a vertere proprio su questo punto: "Come può progettare un futuro sereno una giovane coppia con lavori da qualche centinaio di euro al mese?", è più o meno il senso della domanda. Secca, concisa, diretta. Una bella domanda, soprattutto perché nella maggioranza dei dibattiti politici quando si parla di economia e lavoro si tirano fuori termini tecnici o quasi-tecnici che la maggior parte delle persone neanche capisce bene. Invece stavolta no, la domanda è precisa. L'onorevole Berlusconi se la ridacchia, per la precisione una smorfia suadente delle sue, un sorrisetto sghembo e l'occhietto marpione di chi sa di poter far colpo: è in arrivo la battuta, lo vedo, è chiaro come il sole...quando fa così, quando il suo busto si flette in avanti sulla seggiola ad avvicinarsi all'interlocutore, alla ricerca di un'intimità sodale, di una complicità, è in arrivo la battuta, il colpo di scena comico che dovrebbe servire a sdrammatizzare tutto e a far sorridere anche del più serio dei problemi. "Sposi un milionario!", è in sintesi la risposta dello spiritoso politico-imprenditore.
Il mio sopracciglio si alza, incerto se credere o meno alla seria volontà di far ridere di Berlusconi. Ascolto la parte seria della risposta con lo scetticismo ed il cipiglio critico di chi sente discutere di massimi sistemi un giullare che si è appena tirato una torta in faccia, o comunque con lo stesso identico atteggiamento che, invece, dovrebbe assumere chiunque si appresti a decidere a chi devolvere la propria crocetta il giorno delle elezioni. La risposta rimane un po' troppo generica, già sentita, tra l'altro, ma non mi aspettavo certo grandi progetti in pochi minuti di trasmissione: libri meno cari per gli studenti, nuove case a basso costo, numeretti e cifre varie che dovrebbero farci capire quando il PdL farà per i giovani, precari e non.

Ma non è quello che mi turba. Non è il contenuto programmatico della sua risposta, ma quella battuta. Agghiacciante, simpatica come una martellata sullo scroto per chi quel problema lo vive tutti i santissimi giorni del calendario, con un grado di buon gusto e di opportunità degno di una risata ad un funerale. E soprattutto mi agghiaccia la reazione della giovane: un sorriso, un risolino compiaciuto e una "spalla" alla battuta, una condivisione. Una reazione che mi ha fatto anche pensare alla combine, se non fosse che la ragazza in questione è stata raggiunta dai giornalisti e dimostrata quale reale lavoratrice precaria.
Uno stato delle cose normale avrebbe voluto (almeno per il sottoscritto) che il giovane intervistatore sorridesse brevemente, giusto una smorfietta di circostanza, si schiarisse la voce per far desistere l'onorevole dal perpetuare il suo atteggiamento spiritoso, e gli dicesse, con voce chiara e serena: "...ma parlando seriamente?". Sia ben chiaro Berlusconi avrebbe comunque, come ha fatto, dato una risposta seria (e ci mancherebbe altro!), ma almeno così avrebbe compreso che ci sono situazioni, argomenti, luoghi e contesti in cui forse (ma forse...) non è il caso di rispondere di prima intenzione con una battuta.

Poi leggo i giornali, ascolto la radio e vedo la tv, alla ricerca di reazioni. Ne trovo, come previsto: "Da italiano mi vergogno per Berlusconi", "Berlusconi è lontano dai problemi dei giovani", "La risposta di Berlusconi dimostra come non sia terminata, in Italia, la lotta di classe"... A questo punto gli occhi mi si sgranano ancor di più, quasi a rischiare uno stiramento dei muscoli facciali: Silvio Berlusconi, quello delle corna durante una foto ufficiale, quello delle barzellette raccontate in ogni contesto, quello delle sarcastiche battute agli avversari che ci fanno fare una bellissima figura all'estero, ....quell'uomo lì, fa una battuta spiritosa in prima risposta ad una domanda seria, su un problema sentitissimo, di primo piano, a cui dare soluzione, e i suoi avversari parlano di "distanze"? Di vergogna? Ma la vergogna, dannazione, non è la battuta di per sé! Lo poteva essere se non avesse dato risposta seria alcuna alla domanda, ma lui lo ha fatto...la vergogna è che per questo signore è tutta una burla, tutto può essere sdrammatizzato, tutto e sempre perlopiù!
Inevitabile, la controreazione di Berlusconi è oculata e perfetta: "I miei avversari non hanno senso dell'umorismo".
Due secoli fa, al tramonto del 1700, i cittadini di Parigi denunciavano la loro fame a Maria Antonietta, regina di Francia. E la candida sovrana rispondeva "Se manca il pane date loro le brioche". Questo è un esempio di distanza dai problemi, questo è un caso di cui vergognarsi (perché poi vergognarsi per un avversario che fa una gaffe non lo capisco proprio...ma questo è un altro discorso), di cui indignarsi profondamente. E Maria Antonietta, regina di Francia, lo ha saputo molto bene, avendoci perso la testa...
Sì d'accordo, è tutta una storiella, un mito creato dai rivoluzionari, ma è esemplare per far capire il mio discorso: in quella (vera, falsa, presunta...) risposta della regina di Francia c'era l'arroganza di chi di quei problemi non sente neanche l'odore da lontano. In quella di Berlusconi c'è la convinzione di risultare sempre e comunque simpatico, di avere sempre l'appoggio della maggioranza degli italiani, di essere un inguaribile spiritosone. E questo non è necessariamente un male. Ma, soprattutto, c'è la convinzione radicata che tutto può essere risolto con una battuta, che a tutto si può rispondere con un motto di spirito che sdrammatizzi e stemperi la tensione legata al problema. Ma che ce frega, ma che ce 'mporta! Ridiamoci su, suvvia! Un po' di spirito!

No. Io non ci sto, onorevole Berlusconi. Io non intendo ridere. Sono il primo cazzone quando si tratta di riderci su, quando l'occasione, il contesto e il buon gusto concedono questo genere di cose. Sono romano, onorevole, ben più avvezzo di lei al motto spiritoso, al sarcasmo divertito e divertente, al cinismo duro, spietato ma anche esilarante dei miei concittadini. Sono piuttosto dotato di senso dell'umorismo e vaccinato ad esso. Adoro ridere.
Ma non quando si parla di queste cose, non quando se ne parla a pochi giorni dalle elezioni, non quando si tratta di far capire a chi deve votarvi, a chi deve concedervi il potere cosa diavolo intendete fare lei e quell'altro (o quegli altri, tutti insieme...) sui problemi concreti del paese. Certo che si può anche ridere dei problemi, certo che si può e si deve sdrammatizzare. Al tempo, però. Questo lei non lo ha capito, mi sembra. O, perlomeno, sono io che non capisco come si possa riuscire ad inserire una battuta, una barzelletta in ogni discorso. Ma sì, onorevole. Forse sono io che sono sbagliato, forse sono io che sbaglio nel pensare che la mia reazione (se fossi stato io a farle la domanda) sarebbe stata quella di alzarmi, strapparmi il microfono e andarmene non prima di averglielo lanciato contro. Sono un violento, onorevole? No, sono piuttosto mansueto. Chi mi conosce sa benissimo quale sia il mio livello di diplomatica sopportazione (apprezzandola o disprezzandola), sa benissimo quanto sia incline al rifuggire al conflitto, fin quando esso non si dimostri inevitabile. Ma a tutto c'è un limite, e quando io supero i miei limiti tendo a diventare nervoso.
Supponiamo uno scenario: lei viene indagato per un qualche reato, e (preoccupato, indignato, offeso, o qualunque altra cosa) è ospite in una trasmissione. Accorato chiede al presentatore "Cosa dovrei fare io con tutti questi processi politici che mi fanno?". Non è uno scenario così irreale, in fondo, già è accaduto più o meno, no? Benissimo. A questo punto il presentatore sorride e le dice: "Beh, potrebbe farsi una legge ad personam!". Come reagirebbe? Sicuro che la prenderebbe a ridere? Oppure si indignerebbe?

Tutto ciò mi ha fatto davvero riflettere, e non solo sul buon gusto di Berlusconi, ma soprattutto sul reale grado di lettura dei fatti delle persone. Perché non sono i giornalisti, come spesso si sente dire, ma la gente che non ha ben capito il problema. Mi ha fatto riflettere soprattutto se quanto detto sopra lo si somma a quanto accaduto circa la candidatura di Ciarrapico, imprenditore romano e fascista convinto, candidato nelle file del PdL. Una polemica inquietante, uno strascico di proteste che è giunto persino a far tremare le aule parlamentari di Bruxelles, da cui qualcuno ha tuonato contro "ogni totalitarismo".
Molto bene. Sono contento, ovviamente, che il totalitarismo sia visto come un male da una schiacciante maggioranza di persone, gente comune, politici, dirigenti di partito che siano.
Ma, mi chiedo, perché ora? Perché improvvisamente ci rendiamo conto che esiste qualcuno di ancora legato ad una qualche ideologia totalitaria? Per quale motivo ci si stupisce e ci si indigna della candidatura di un fascista convinto in una forza moderata? Siamo proprio sicurissimi che in passato non ce ne siano stati di regolarmente eletti e occupanti un ruolo istituzionale, oltre che candidati? Io affatto, ce ne sono moltissimi. Ma, soprattutto, mi chiedo: avete capito bene di chi stiamo parlando? Vi siete informati come si deve sul personaggio in questione? Oltre a nutrire qualche serio dubbio sulla convinzione della fede di Ciarrapico (o perlomeno sulla comprensione di ciò che il fascismo è realmente stato, non solo da un punto di vista storico ma anche da un punto di vista meramente politico-ideologico, insomma di ciò che proponeva e promuoveva...ma questo, purtroppo per il senso della storia e per il senso della politica, è cosa comune a molti sedicenti fascisti di oggi: non basta e non significa nulla aver militato nell'MSI o in qualunque altra congrega simile per aver davvero capito!), mi sono stupito che nessuno, a parte qualche eccezione, ha parlato di quante mani in pasta ha il suddetto personaggio. Questa persona ha un curriculum giudiziario che definire notevole è poco, ha ricevuto condanne definitive, è stato indagato in tanti altri malaffari...e il problema sarebbe la sua fede politica, seppur discutibile? In un certo senso riesco a dar ragione a Berlusconi quando dice che, sì, questo è fascista ma non conterà nulla! Ma, signori, abbiamo fatto tanto, abbiamo protestato, abbiamo seguito un comico che ci spiegava quanti condannati ci sono in parlamento, e il problema di questo signore corpulento, invischiato in fallimenti, finanziamenti illeciti ai partiti, e altre cosucce, sarebbe il fatto di essere fascista?

Aspetto, paziente, di capire come si svolgerà questa strana trama politica.

Traslochi

Un breve e veloce trasloco. Questo è stata la transizione dal Live Spaces di MSN a Blogspot, alla ricerca di una visibilità maggiore...soprattutto per sedare gli animi di quanti si sono lamentati di non poter commentare quanto scrivevo in assenza di un account "libero"! Adesso li ho accontentati, vediamo un po' quanti commenti faranno... :)
Ma ho accontentato anche me, in fondo in fondo, affrancandomi dall'ala protettiva e un po' troppo invadente di Sua Maestà Microsoft.

Così eccoci qua a cominciare una nuova avventura....o meglio, a continuare in acque diverse quanto avevo già fatto (poco) su http:\\tixioland.spaces.live.com . Infatti quello spazio non verrà cancellato, e sarà via via riempito di articoli più fotografici, musicali, video...e così via. Intanto ho pensato di fare un bel cut&paste di qualche articolo interessante preso da quel Tixioland.

Che dire: buona lettura! :D

PS: una piccola postilla per scusarmi (neanche tanto, in fondo) con un altro blogger di Blogspot che usa il mio stesso nick e lo stesso nome del blog. Lui è precedente al mio arrivo, ma la scelta del nick Tixio (a cui ho aggiunto il ® per mettere i puntini sull'originalità del nome! ;) ) e, soprattutto, quella della mia cara e amata patria, Tixioland, risale più o meno al 1986...così...per capirci.