giovedì 8 dicembre 2011

Silenzio, fastidioso e assordante silenzio...

Suppongo che, al di là dei qualunquismi tipici dei "rivoluzionari da poltrona", sia sufficientemente chiaro chi pagherà l'uscita dalla crisi in cui il nostro Paese (come altri) è stato scaraventato. Non voglio inventarmi l'ennesimo pamphlet anticasta con cui altri riempiono pagine di giornali, perché se la crisi si potesse risolvere solo con i "tagli alla politica" saremmo a cavallo...la crisi è infatti stata generata e alimentata da un complesso intreccio economico e politico-economico che molti (molti esperti, intendo) sostengono avesse già tutte le carte in regola per fallire clamorosamente sul lungo termine. Purtroppo noi ci troviamo alla fine di quel termine, e ne dobbiamo pagare le conseguenze se vogliamo uscirne con qualche escoriazione e un bel po' di lividi anziché entrare in un coma profondo. Qual'è il punto? Il punto è che tutti noi, in un modo o nell'altro, abbiamo (più o meno consciamente, diciamocelo) contribuito ad alimentare quel sistema, affidandoci a quella parvenza di "progresso economico" e di "benessere" che ci eravamo costruiti intorno come muri che si sono rivelati di cartone. Siamo stati interpreti operativi come consumatori, come fruitori del mercato del lavoro o anche come investitori/imprenditori di noi stessi, di un gioco le cui regole sono state decise e adattate da altri interpreti "gestionali" della faccenda, da manager evidentemente non all'altezza di prevedere le conseguenze del tutto.

In modo del tutto analogo - analogo in modo terribilmente comprensibile, purtroppo...- la situazione attuale dei lavoratori dei lavoratori che operano la flotta Canadair della Protezione Civile stanno pagando le scelte fatte da altri e stanno ancora attendendo di capire che Natale passeranno e che futuro lavorativo li aspetterà. Leggendo su queste pagine troverete da qualche parte l'anatema in cui si annunciava un disastro nell'anno in corso, a causa del colpevole ritardo con cui l'appalto attualmente in via di rinnovo era stato assegnato: ringraziando il Cielo (o qualunque altra cosa possa venirvi in mente) e nonostante i molti fuochi e un clima estivo poco amico, non c'è stato nessun fattaccio che abbia destato l'attenzione dell'opinione pubblica sulla tragicomica gestione dell'appalto Canadair dell'anno scorso.
Ad ogni modo era chiaro che non sarebbe stato possibile riuscire a dare il 100% cominciando con mesi di ritardo sulle manutenzioni (e di questo pure abbiamo parlato), ma, con gli strumenti limitati e limitanti a disposizione, abbiamo visto come i lavoratori del gruppo siano riusciti a portare a casa un risultato che francamente non mi vergognerei a definire esaltante.
A quanto pare questo non va ancora bene: chi ha causato il ritardo, chi cioè ha fatto in modo di consegnare un cavallo azzoppato ad un'azienda tutto sommato coraggiosa e a dei lavoratori tenaci come massi, ora sembra lamentarsi proprio del risultato portato a casa, evidentemente non riuscendo neanche a comprendere la portata del lavoro svolto ma concentrandosi solo su quei vizi inevitabili in una situazione come questa. Dico sembra perché sulla questione regna il silenzio più assoluto, nessuno risponde, nessuno parla, nessuno ha avuto l'accortezza di spiegare ai lavoratori cosa diavolo sta succedendo. Intanto, al massimo, si chiede di lavorare, di impegnarsi e di produrre di più, magari con il lavoro straordinario: sacrosanto (con i dovuti limiti...) in una situazione normale, quantomeno fuori luogo in un caso come questo!

Come per la crisi economica chi veramente opera si rimbocca le maniche e produce sacrificio dopo sacrificio. Ci si chiede solo per quanto tempo ancora si potrà sperare nella pazienza e nella buona volontà di tutti.

martedì 4 ottobre 2011

Cosa succede in città...

Non c'era modo migliore di intitolare questo post se non con le parole di una nota canzone di Vasco Rossi...già, perché proprio il "rocker" di Zocca è il protagonista di una vicenda che definire triste sarebbe generosamente eufemistico.
A quanto pare diventare una rockstar, antieroe maledetto, nemico dei benpensanti, idolo di folle di un paio di generazioni che hanno fatto delle sue canzoni un inno di vita, è più che sufficiente a garantire l'ascensione nell'olimpo dei non criticabili. Succede infatti che il sito satirico Nonciclopedia, versione dissacrante e tagliente di Wikipedia, pubblica una pagina proprio sul Blasco nazionale, e che il suddetto si sia risentito querelando per diffamazione (quindi Vasco non sarebbe asceso tra i non criticabili ma tra i non "satireggiabili", che è molto peggio, a pensarci bene...).

Volendo evitare la solita tiritera sul diritto alla satira, la parte più triste della storia è che tutto ciò viene da un signore che ha sempre preteso di essere controcorrente, di sbattersene dei giudizi della gente, o in generale di sbattersene in assoluto, vista la condotta di vita apertamente e dichiaratamente libera da ogni costrizione e sovrastruttura sociale. Evidentemente quando si arriva così in alto, sapere che qualcuno là sotto ci dileggia per divertimento infastidisce sempre e comunque, anche mantenendo l'aria da "me ne fotto" tipica dell'alternativo di moda.
Dispiace anche perché - forse proprio per la sbandierata voglia di fregarsene -, al di là dei gusti musicali di ognuno, credevo l'artista in questione più propenso ad accettare certe cose anche con una certa divertita partecipazione...e dire che, con molta probabilità, anche qualche sostenitore divertito e in vena di scherzare avrà contribuito a scrivere quella pagina!
Ma forse neanche mi dispiace troppo, perché è una conferma a una delle teorie delle nostre nonne che abbiamo preso a considerare banali e da luogo comune: i soldi cambiano le persone. In peggio.


mercoledì 21 settembre 2011

Il Canadair un po' meno silenzioso...

Non è passato nemmeno un anno da quando, dopo vicissitudini più o meno comprensibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha assegnato la gestione della flotta Canadair CL-415 alla INAER, società che - per l'appunto - sarà assegnataria del servizio fino al Febbraio 2012.
Nel frattempo un altro bando è stato indetto per l'assegnazione del medesimo servizio, stavolta non per un periodo transitorio ma per tre anni con altri tre in opzione, con alcune differenze nella caratterizzazione dei rapporti tra lo Stato (Protezione Civile) e l'esercente (il vincitore del bando), nelle modalità di esercizio del servizio stesso, ecc.. Differenze, ma una enorme e pericolosa analogia: il futuro incerto di circa 300 persone che fino ad oggi hanno garantito uno dei più importanti servizi pubblici per lo Stato Italiano.

Esattamente come negli scorsi anni, tecnici, ingegneri, piloti e amministrativi hanno lavorato duramente per rimettere e mantenere in efficienza i nostri Canadair, risultati ancora una volta importantissimi nella lotta agli incendi boschivi che anche in questa stagione hanno colpito piuttosto duramente le nostre foreste.
E' doveroso ricordare a quanti non fossero capitati da queste parti otto o nove mesi fa che, per svariate cause (purtroppo non sempre riconducibili ad una semplice questione di "destino cinico e baro"...), l'attività manutentiva di routine è ripresa di fatto a Febbraio con il nuovo esercente, dopo un periodo di stop ai velivoli che durava da Ottobre.
Come era comprensibile (e come era stato previsto anche in queste pagine...ma l'avrebbe previsto chiunque fosse dotato di una logica da terza elementare), è stato piuttosto difficile riuscire a raggiungere il numero richiesto di velivoli efficienti durante la stagione estiva, tanto che di fatto non è stato mai possibile operare con mezzi di riserva che avrebbero permesso di gestire al meglio l'operatività e le necessità manutentive dell'intera flotta. Se si aggiungono a questi "dettagli" un paio di eventi sfortunati che hanno costretto ad altrettanti fermi macchina assolutamente non previsti, si delinea in modo piuttosto chiaro un quadro difficile da gestire.
Eppure, nonostante queste premesse, il popolo silenzioso dei Canadair ha svolto il proprio lavoro con la capacità e la passione di sempre, riuscendo a sostenere un'attività di volo piuttosto intensa che ad oggi ha superato le 5300 ore di volo. Per capire meglio questi numeri credo sia sufficiente considerare che negli ultimi 4 anni la flotta ha volato circa 5200 ore in media, ma sempre nell'arco dei dodici mesi, mentre quest'anno l'attività è iniziata a metà Febbraio e mancano ancora 3 mesi a dicembre...tutto ciò in aggiunta alle problematiche di cui sopra!

Inutile mostrare quanto siano belle le penne della nostra coda se però tutto verrà deciso a prescindere da queste prestazioni, o peggio se le decisioni verranno prese all'italiana maniera, cedendo a pressioni terze (o a pulsioni terze...) come in questi giorni ci stiamo abituando ad apprendere - come se non lo sapessimo già....

Non si tratta di un appello, perché sono piuttosto sicuro della limitatissima gittata di questo blog e perché in questa fase dei giochi (domani alle 15 si apriranno le buste) non voglio in ogni modo influenzare chicchessia. Vorrei solo che qualcuno si renda conto che dietro i giochini di potere, o più semplicemente dietro le gare per gli appalti pubblici, ci sono anche dei lavoratori. Seri, appassionati, e manifestamente capaci.

Temo che ci leggeremo molto spesso su questo argomento nei prossimi giorni.

Buona vita.

giovedì 25 agosto 2011

L'eco stonato

In periodi particolari come quello che stiamo vivendo, risulta alquanto normale trovare pagine e pagine sullo stesso tema (l'economia, nello specifico), e ancor più in quelle pagine è chiaro che tendono a moltiplicarsi interviste e opinioni di chi dovrebbe e potrebbe saperne di più. Ovviamente nessuno degli intervistati/opinionisti può pretendere di avere la ricetta definitiva, né noi lettori possiamo immaginarci di carpire soluzioni e medicamenti per la salute economica del nostro paese da una semplice intervista. Eppure c'è sempre un'aspettativa, come deve essere, c'è sempre la speranza di trovare in quelle righe quantomeno uno spunto di riflessione, un punto di partenza che possa far pensare e meglio comprendere la portata della crisi e le possibili vie d'uscita.
Sfogliando così uno dei maggiori quotidiani nazionali ti capita di lanciarti deciso nella lettura di un'intervista ad uno dei maggiori esponenti dell'Italia che produce, e di scoprire che l'unico spunto di riflessione che ti viene in mente al termine dell'articolo è: "Ma era il capitano d'industria che parlava o un'aspirante Miss Mondo?".
Già, perché come ho detto non mi aspettavo certo un discorso filosoficamente illuminante sull'epoca che stiamo vivendo, ma nemmeno mi sarei aspettato di sentire frasi fatte e prive di vere idee quali "abbiamo problemi di debito, la situazione è difficile, c'è bisogno di tutta una serie di misure"! La sostanza è che il lettore medio spera di sentire almeno ciò che non sa, che ci sia "bisogno di tutta una serie di misure" (!) lo sappiamo tutti, quali potrebbero essere un po' meno.
Per una volta spero che si sia dato solo eccessivo credito ad una persona "in vista" all'interno del ciclo produttivo del paese, perché se davvero queste sono le idee di chi governa una delle più importanti fabbriche italiane stiamo messi veramente maluccio....

lunedì 13 giugno 2011

Letture e recite

Metto anzitutto le mani avanti: sono pressoché certo che il mio sia uno dei tanti, tantissimi post che in questo momento stanno paralizzando la rete dei blogger italiani con argomento il referendum appena concluso. Non mi importa granché, ad essere onesto, anche perché andrebbe dritto in malora il concetto stesso di blog come diario delle proprie idee ed emozioni. Ergo, parliamo di dati, quantomeno di quelli disponibili a quest'ora (ma che appaiono ragionevolmente stabilizzati).
Il 55% degli italiani aventi diritto al voto si è recato alle urne tra domenica 12 e lunedì 13 (oggi): fanno circa 27 milioni e 700 mila persone alle urne. Di questi circa il 95% ha piazzato quattro sì sulle schede: è una lettura molto approssimativa in quanto non è assolutamente detto che la distribuzione sia proprio questa, ma visto l'andamento dei dati e la poca differenza percentuale tra le preferenze dei vari quesiti, si può dire che circa 26 milioni e 300 mila italiani hanno preso una posizione in contrasto antitetico con alcune delle più recenti decisioni dell'Esecutivo in carica; e, soprattutto, che molti degli italiani che sostengono ed hanno eletto l'Esecutivo stesso gli hanno votato contro.

Ne ho fatto forse una lettura politica? Ebbene sì! Perché proprio mi riesce difficile comprendere come si possa evitare di farne una, quale che sia il clima politico e quale che sia l'andamento di consensi (statistici) di cui la maggioranza parlamentare e il governo godono.
Ho sentito in queste ore tante letture e tante recite di questi dati, sicuramente qualcuna più sincera delle altre, qualcuna più forzata delle altre, ma, in qualunque modo si leggono, questi dati dicono incontrovertibilmente che la netta maggioranza dei cittadini italiani impegnati e impegnabili nella vita democratica del Paese viaggiano su posizioni diverse rispetto al governo. Non mi sembra un crimine fare una lettura del genere, né mi sembra un crimine chiedere al governo stesso di tirare delle degne conclusioni da tutto ciò, specie considerando il fatto che uno dei quesiti riguarda una delle tante (troppe) leggi fatte per far sì che chi è al governo sia "più uguale degli altri" di fronte alla legge. Mi ha fatto molto piacere, per esempio, sentire per radio moltissimi elettori di centrodestra dire la propria con estrema lucidità, ma non per un piacere partigiano ("Legittimo godimento" come slogan non mi piace proprio, specie per una tornata referendaria, alto istituto democratico...) quanto piuttosto perché mi sto rendendo conto che il paese politico sta maturando, e che forse si riuscirà a mettere in piedi una democrazia moderna che vada al di là dei meri interessi di schieramento.

Per il resto, ho votato quattro sì grossi come una casa e non riesco a digerire granché la paternità che qualche esponente fino a ieri magari su posizioni diversi ha fatto anche dei miei Sì, proprio in nome di quella maturità politica di cui sopra.

Forse il vento cambia: restiamo alla finestra e continuiamo a sperare.

Buona vita.

martedì 26 aprile 2011

I nuovi "operai"

C'era una volta una classe, come si amava chiamarla allora, un nucleo pulsante e produttivo di ogni Paese fatto di gente troppo spesso sfruttata, costretta a orari di lavoro massacranti, sottopagata e umiliata da una classe dirigente troppo attenta al prodotto e molto poco a chi produceva. Quella classe c'è ancora, non illudiamoci: ha lottato, combattuto in diversi modi, ed ha ottenuto notevoli miglioramenti, sebbene ancora ci sia molto da migliorare...queste persone erano e sono dette Operai.
Purtroppo, come avviene per ogni genere di questione nel nostro Bel Paese, ci siamo talmente fossilizzati su quelle lotte che da una parte si pensa che non ci sia più niente da dire sulla condizione degli Operai, ignorando la problematica della sicurezza sul lavoro, i diritti ancora oggi calpestati dei lavoratori e i salari mai sincronizzati con il reale costo della vita; dall'altra c'è invece chi è convinto che solo il lavoro duro, fisico, meccanico sia notevole di interesse, chi suppone che solo stando in fabbrica sudando nella tuta sia un lavoratore Vero...nel frattempo il mondo del lavoro si è evoluto, è cambiato, sono cambiate le tipologie di contratto, sono cambiati i rapporti di potere tra datori e lavoratori, ma nessuno se n'è accorto, fermo ad una idea di lavoro e di lavoratore cinquant'anni indietro.
Ecco allora emergere i nuovi operai, ragazzi (perchè perlopiù di giovani si tratta) che hanno sacrificato parte della loro vita sui libri, che magari hanno anche lavorato per mantenersi gli studi, o che hanno sudato talmente tanto per ripagare gli sforzi paterni e materni da meritare vere medaglie. Gente che passa da un contratto a progetto all'altro, o da un tempo determinato all'altro, se più fortunati; gente che deve convivere costantemente con la mannaia della "scadenza di contratto", e che in nome di essa deve mandar giù intere famiglie di rospi grossi come case; che fino all'ultimo giorno di contratto non sanno se riceveranno ancora uno stipendio; che non può far altro che lavorare a testa china senza mai avere la possibilità di alzare la voce per i suoi diritti; che deve fare i conti con la scellerata politica che ha trasformato l'università italiana da ottima istituzione a esamificio di massa, con il risultato di buttare sul mercato del lavoro orde di laureati (la legge della domanda e dell'offerta la conosciamo tutti...); gente con una preparazione avanzata, specializzata, persone qualificate che devono vivere nell'intorno dei 1000 euro mensili sentendosi anche fortunati; ragazzi dalla mente fresca, magari pieni di idee (magari no, non tutti sono così proattivi...), flessibili e pronti a innovare, costretti ad alienarsi nei meandri di uffici che non vogliono cambiare, continuamente superati da incapaci raccomandati, da preistorici ancora sul pezzo per merito delle amicizie coltivate, da idioti talmente devoti alla causa aziendale da riuscire a rimanere a galla solo per la loro capacità di fare esattamente ciò che gli viene detto...

Ebbene, questa classe di lavoratori oggi vive ancora nel silenzio più assoluto e peggio nell'indifferenza: quasi devono sentirsi in colpa per poter esprimere il proprio disagio dietro quei computer, perché loro "non sanno cos'è il lavoro duro!", quasi devono chiedere permesso per spiegare che in quegli uffici sta succedendo qualcosa di analogo a quello che un tempo accadeva in fabbrica. E teniamo conto del fatto che ormai si tratta della larga maggioranza dei lavoratori...eppure quasi non ci accorgiamo di loro.
Sia ben chiaro, non voglio mettere sullo stesso piano un contratto in scadenza con un capo che non spende un euro per la sicurezza dei propri operai, ma forse dovremmo riflettere sul fatto che arrivare a trent'anni e scoprire che non solo non si è nella situazione che ci si era immaginati dieci anni prima, ma che addirittura non si è liberi di progettare il futuro più prossimo (figuriamoci quello "remoto"...) perché costretti a fare i conti con un enorme punto interrogativo non sia un sinonimo calzante di "giustizia sociale". Qualcuno ha definito queste persone "schiavi moderni", io non riesco ad essere così definitivo: la schiavitù è qualcosa di molto diverso...ma certo, quando sei costretto dall'imminente scadenza del contratto a fare straordinari non pagati, il paragone viene anche a me.......

Buona vita.

sabato 1 gennaio 2011

Addio 2010

Sarà stato per quel tuo elegante "10" in coda, sarà stato per la cifra tonda o perchè eri l'ultimo del primo decennio di un nuovo millennio...ma mi avevi quasi convinto, 2010, quasi mi piacevi. E qualcosa certamente hai lasciato in me, 2010, visto che è la prima volta che scrivo ad uno della tua famiglia: in genere mi sono limitato a chiacchierare con amici e conoscenti di come è stata la mia vita con i tuoi fratelli maggiori. Ma stavolta no, 2010, ti voglio parlare direttamente.
Il nostro rapporto è cominciato non male, devo dire: un contratto nuovo, una vita matrimoniale ben avviata, addirittura la sorpresa di una figlia in arrivo. Poi? Cos'è successo tra noi che non è andato? Cosa si è rotto per farti voltare la faccia così? Qual'è stato il punto di rottura oltre il quale tutto è cambiato? E quale motivo ha causato questo punto di rottura? Sono domande senza risposta, lo so bene, ma è nella natura umana farsi domande, magari anche sciocche e senza motivo. Come è nella natura razionale dell'uomo pensare che a tutto debba esserci una spiegazione, un motivo; perchè, diciamocelo chiaramente, non è detto che sia merito tuo tutto quello che è successo: magari le cose, molto semplicemente, dovevano andare come sono andate. Ma quando una somma di fatti così negativi si realizza all'interno di uno stesso anno...beh, 2010, con qualcuno dobbiamo pur prendercela!
E non pensare che non sappia come ti sei comportato anche con gli altri: è stato un rapporto difficile con tutti, il tuo, chi più o chi meno ha dovuto fare i conti con il tuo caratteraccio. A pensare ciò che in genere noi bifolchi diciamo dei tuoi fratelli bisestili, mi vien quasi da ridere...
Insomma, caro 2010, cercherò di essere il più diretto e tagliente possibile, come tu sei stato con me: per un motivo o per un altro, non mi sei stato affatto simpatico, e vederti morire è stato un bel vedere. La speranza è che non vi sia segno di una tua progenie, che il piccolo 2011 appena nato sia il salto generazionale che serve a tutti noi.
Per questo gli auguro il mio più caloroso benvenuto, e auguro a tutti noi di poter godere della sua presenza con la speranza di cancellare per sempre il tuo brutto ricordo.

Sinceramente e malauguratamente tuo.