Innocente fino a dimissioni contrarie

Che la classe politica italiana non goda di particolari simpatie tra i suoi rappresentati non credo vi siano grossi dubbi, altrimenti difficile sarebbe spiegare i motivi per cui quasi all'unanimità tale classe è stata equiparata ad una casta.
Non ho intenzione di dilungarmi sui perché e sui come dell'antipolitica dilagante, né di associarmi incondizionatamente ad essa, ma vorrei soffermarmi su un fenomeno che si dice essere molto italiano, ma che, in ogni caso, mi irrita come un impacco di ortica: la cronica allergia alle dimissioni della nostra classe dirigente in odore di reato.

Non è assolutamente in dubbio il diritto di ogni inquisito ad essere ritenuto innocente fino a prova contraria o, meglio ancora, fino a definitiva emissione della sentenza di condanna; lo è, invece, il buon gusto di un rappresentante del popolo che, sospettato di aver commesso un reato (ma anche un qualche "scandalo" contrario alla pubblica e comunemente accettata morale o decenza, perché no), si ostina a voler mantenere la sua pubblica funzione.
Di controindicazioni ve ne sono diverse; per citarne alcune:
  1. l'accusato sarà assorbito dalla vicenda, nella migliore delle ipotesi solo psicologicamente, nella peggiore anche nei fatti, dovendo adoperarsi per difendersi dalle accuse, quindi la sua funzione pubblica risulterà inevitabilmente a regime ridotto e l'istituzione risulterà danneggiata in diversi modi;
  2. avere una carica pubblica sotto accusa per erronei comportamenti privati (o pubblici, non lo escludo) non giova certo al buon nome dell'istituzione da essa rappresentata né del sistema istituzionale del Paese;
  3. affrontare guai giudiziari, scandali e quant'altro dall'alto di una funzione di rappresentanza pubblica non è certo conforme a quello che dovrebbe essere lo standard democratico: un ministro della giustizia sotto processo non può essere considerato certo nella stessa condizione di un privato cittadino...checché ne dicano le leggi fondamentali garanti di tale uguaglianza, infatti, sembra piuttosto ovvia la differenza!
  4. voler difendersi dalle accuse facendo uno spontaneo passo indietro è mille volte più rappresentativo ed elegante dell'aggrapparsi alla poltrona al grido di "lo devo ai miei elettori!".
Purtroppo l'atto del dimettersi è visto come una conferma alle accuse anziché come un leale e istituzionalmente integerrimo atto dovuto, e in nome di questa patetica resistenza si arriva a mettere in piedi atti da operetta che fanno piangere gli italiani e ridere (tantissimo) gli altri coprotagonisti della scena mondiale.
Speriamo, stavolta, che il legislatore non si inventi leggi per salvare se stesso come accaduto in passato, o che, peggio, l'accusato non minacci di farsi esplodere portandosi dietro tutto il palazzo, come accaduto in questi anni.

Buona vita.

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