giovedì 10 ottobre 2019

Le regole

La notizia della multa ad un'anziana signora di Carrara pescata dai controllori con l'abbonamento scaduto ha scatenato qualche polemica e qualche scambio di commenti, sia sui social che su altri media.

Non voglio entrare nel merito della notizia (poi sviluppatasi e dettagliatasi nei giorni successivi), quanto soffermarmi sul senso stesso delle regole, sulla loro necessità e sul derivante rispetto dovuto.
L'opinione principale è che le regole si rendono necessarie in un contesto societario imperfetto, in cui quindi diventa importante dirci cosa si può e non si può fare in maniera chiara ed inequivocabile, stabilendo anche le ammende previste per chi trasgredisce: in buona sostanza, parliamo sempre di un Ente a noi superiore (Dio, lo Stato, l'Azienda...) che come un buon genitore ci prende per mano e ci spiega il mondo, dicendoci cosa è "buono" e cosa è "cacca", schiaffeggiandoci le manine ogni volta che sgarriamo.
Va da sè che si arriva al rispetto di queste regole non per spirito sinceramente legalitario, dunque, ma per il semplicissimo terrore di essere scoperti e mazziati da chi è messo a guardia di questo status quo, al nostro stesso livello terreno ma al servizio diretto di quell'Ente (e che magari da esso ottiene qualche beneficio...). Ma in generale, tutti viviamo come più che giusto rispettare le Regole: "perchè altrimenti sarebbe la giungla", "perchè è per vivere tutti meglio", "perchè valgono per tutti".

"Perchè sì".

Eppure quasi tutti (specie nel nostro Paese) siamo convintissimi che casi come quelli della novantenne di Carrara andrebbero affrontati con "altra sensibilità", che andrebbe applicata un minimo di flessibilità mentale e un po' di buon senso. Che, insomma, sì, le regole son regole ma esistono anche delle eccezioni!
E chi decide queste eccezioni? Chi giudica fin dove si tratta di buon senso e non si sfocia nella deroga illecita? Chi approva la bontà delle motivazioni addotte a riprova della necessità di chiudere il proverbiale occhio? E, soprattutto, chi si assicura che un domani lo stesso meccanismo derogatorio non venga applicato a favore di amici degli amici o di qualche potente di turno?

Perchè, che ci piaccia o meno, il problema è proprio nel meccanismo intrinseco delle regole e nel motivo per cui a volte sono necessarie delle deroghe: perchè non è il grado di perfezione o di maturità della Società ad essere bisognosi, ma l'ineguaglianza cronica che nel tempo abbiamo contribuito (chi più, chi meno) a peggiorare, la disparità di condizioni, lo sbilanciamento delle libertà, sulla carta garantite a tutti, ma nella pratica inaccessibili a tanti.

D'altronde qualcuno ha già detto che non ci sarà mai alcuna libertà senza giustizia sociale, e viceversa. Ma se quella libertà e quella giustizia sociale dipendono dal rispetto di regole che, a loro volta, non siamo in grado di rispettare proprio perchè limitati nelle nostre libertà e sofferenti per le disparità sociali, siamo allo stallo.

Oppure ci rendiamo conto che sono le fondamenta al sistema stesso a creare disparità e ingiustizia, e diventiamo noi stessi i primi agenti di giustizia sociale.

martedì 8 ottobre 2019

Sartoria parlamentare

E come ad ogni stagione, senza che ci sia più nemmeno stupore, riapre la sartoria parlamentare che, da almeno trent'anni, tenta di rimbastire gli orli già ampiamente studiati e previsti dalla Carta Costituzionale.

Parliamo di un progetto che viene da molto lontano, il più famoso ad opera di quel Nemico Pubblico che sembrava essere diventato Berlusconi, così come del suo supposto delfino di tendenze più sinistrorse che dovrebbe essere Renzi. Ma adesso, senza un autorevole personaggio da odiare, sembra ci si stia riuscendo, grazie anche alla marea populista ancora montante.
Perchè è un argomento che piace tanto alla Gente, che immagina quanti soldi sprecati verranno ora risparmiati senza quei senatori, non pensando a quanto la rappresentanza venga ridisegnata in tal modo, sempre a sfavore dei tanti e a beneficio dei pochi, naturalmente; nemmeno supponendo che, con una legge elettorale ad hoc, la misura sarebbe la summa di quanto di meno democratico possa esistere in termini di rappresentatività politica, di espressione di quei partiti fortemente minoritari che così diverranno più semplicemente extra parlamentari.

Non ne voglio fare un quadro catastrofista, anzi, voglio essere realistico: tagliare (ancora) sull'istruzione pubblica continuando a finanziare la privata, rimanere sostanzialmente immobili di fronte agli sfaceli di tanta sanità (nonostante quanto di ottimo ancora viene prodotto), spingendo i pazienti al privato "per fare prima/meglio", ricalibrare la rappresentanza parlamentare riducendo il numero dei rappresentanti, decidere per la differenziazione delle autonomie, insistere con la diretta esecuzione dell'esercizio democratico, in forme poco chiare...è solo il quadro di quanto, in questi anni, si è tentato di fare (con sonore bocciature anche a livello referendario), e che ora si sta riuscendo.

Come mai tutto ciò ritorna ad insistenti ondate? Come mai, presa una qualunque forza politica, tutto ciò è prima il male assoluto poi una valida soluzione (o viceversa)? Staremo a vedere...

Ah...lascio qui questo link, magari trovate qualcosa di conosciuto.

Restate svegli

giovedì 3 ottobre 2019

Santa Tradizione

Prendo spunto dal più recente oggetto di controversia socio-politica che sembra aver occupato ogni spazio Social: quello dei tortellini al pollo.
Tralasciamo ogni commento sullo stato di salute della tribuna politica, perchè sarebbe fin troppo scontato cadere in facili semplificazioni, probabilmente più populistiche e qualunquistiche delle discussioni originarie. Soffermiamoci invece sul valore intrinseco della polemica, o meglio sul senso profondo della querelle sul rispetto delle tradizioni. Meglio ancora, mettiamo in piedi uno scisma, una bella eresia di quelle che un tempo santaromanachiesa avrebbe incenerito alla luce dei roghi in piazza: cominciamo a rendere accettabile, di tanto in tanto e senza tanti rimorsi, una secolarizzazione della Santa Tradizione, quel sano processo catartico della bestemmia contro la Beata...

La Tradizione va conservata, più che difesa ad ogni costo, va valorizzata, come un centro storico con le vestigia di ciò che siamo stati: ergerla a vessillo di identità contro altre identità, contro presunte contaminazioni coatte, oltre ad essere un esercizio sostanzialmente inutile sotto molteplici punti di vista (non fosse altro per l'assoluta e storicamente accertata ineluttabilità delle contaminazioni reali, basti pensare a quanta tradizione araba ha influenzato quella successiva siciliana, per dirne una), è una sciocchezza che rischia di fare più male che bene alla Tradizione stessa, ingessandola e rendendola un mausoleo polveroso e non più interessante.

Accettare di provare un'Amatriciana con speck e asiago non è un delitto: non è e non vuole essere una vera e tradizionale Amatriciana, ma è una variante, un gioco, un esercizio che vale la pena assaggiare. Se avessimo ragionato con gli stessi schemi, nessuno avrebbe mai provato a fare musica nuova, l'arte sarebbe rimasta ferma alla forma rupestre, la poesia sarebbe rimasta sclerotizzata in una forma invariabile da millenni.

Ogni tanto un sasso nello stagno ci vuole, magari ne esce fuori qualcosa di buono e nuovo.

Viva le tradizioni.

Ma intanto andiamo avanti.

martedì 1 ottobre 2019

I ruggiti dei conigli

Qualcosa di buono nella più recente esplosione delle destre più becere dal dopoguerra ad oggi, pensandoci bene, c'è, pur con quel retrogusto di guano tipico di determinate posizioni.
Almeno in Italia, dove gli sport di branco sono sempre i più apprezzati e praticati, e dove la sostanziale impunità di certi atteggiamenti è quasi un vanto e un carattere distintivo, il sentirsi protetti e spalleggiati da ministroidi ciancianti, e da presunti "uomini forti" col vocione greve di chi bada solo al sodo senza preoccuparsi delle conseguenze, ha contribuito a far schiumare la brodaglia populista fino a far emergere gli istinti più viscerali del cittadino medio italico, tra cori di rutti e scorregge ideologiche di varia foggia.

E questo è un bene, per quanto fastidioso possa essere. Lo è, perchè finalmente vengono fuori tutti i retropensieri del volgo più sbavante, non è più relegato solo al privato della rabbia di pancia del frequentatore di bar. Stanno venendo fuori, in buona sostanza, tutti i ruggiti di quei conigli che, finchè si sentono soli e minacciati dal nemico politicamente corretto, si nascondo tra mugugni e quieto vivere intervallati da qualche incontrollabile rigurgito; salvo poi sentirsi protetti dall'anonimato del branco e urlare il proprio odio cretinista, quando non giuridicamente inaccettabile.

Vengono fuori, i leoni da tastiera, e così si possono colpire uno ad uno, non più limitandosi a ricacciarli nelle fogne che usano frequentare, ma dandogli voce e conferendogli quanto si meritano: condanne, multe salate e, perchè no, pubblico ludibrio.

Perchè no, le cazzate attribuite a Voltaire ve le potete tenere: non avete diritto di parola, dovete scoppiare come le pustole colme di morchia che siete, dovete essere mostrati come teste in cima alle picche dell'opinione pubblica, esempi di come un essere umano non deve (non dovrebbe...deve!) mai essere.

Quindi smettetela di piangere, appena vi beccano, che sì, avete sbagliato, ma hanno leso la vostra privacy, vi hanno linciato mediaticamente...siete delle enormi masse di materiale organico anfibio (cit.), ed è giusto che veniate riconosciuti come tali.
Non ve l'hanno insegnato da piccoli? Chi rompe raccoglie i cocci! Chi sbaglia paga! Ecco...avete sbagliato, l'avete fatta fuori dal bagno, non solo dal vasino, praticamente sul pianerottolo! E ora pagate proprio sotto i riflettori, piccole blatte fotofobiche, da cui pensavate di nascondervi, di confondervi, di far perdere i vostri inutili scatarri mediatici tra la massa degli altri commenti. Qualcuno, invece, ha preferito farvi tana, smetterla di far finta di niente, mostrare ciò che pensavate restasse segreto.

Ecco perchè questo coraggio da conigli è una cosa buona: fateli uscire fuori, sarà più facile colpirli.

venerdì 27 settembre 2019

Luci dal futuro



Milioni di persone, perlopiù giovani e giovanissimi, stanno scendendo in piazza in queste ore, astenendosi dallo studio e dalla frequentazione di scuole e università per protestare.
Tante altre persone - soffermandoci solo al nostro paese - rimarranno invece sulla poltrona a sbavare contro questi ragazzi, solo perchè hanno osato alzare la testa, come sempre avviene ogni volta che un giovane si azzarda ad occupare una scuola o ad indire un'autogestione. Quale che sia il motivo. Quale che siano le conseguenze che, certamente, sa di dover affrontare.
Solo che stavolta questi ragazzi stanno manifestando per qualcosa che dovrebbe stare a cuore a tutti, perchè non è un problema solo loro (che poi solo loro non è...), non si parla più di ore obbligatorie da alternare allo studio o di soldi pubblici versati ai privati, mentre la Cosa Pubblica cade a pezzi...Parliamo del futuro del pianeta, o forse meglio ancora della specie umana, di cui (nonostante qualcuno alimenti inavvertitamente qualche dubbio, almeno per la tanto sbandierata caratteristica dell'intelligenza senziente) dovremmo interessarci tutti. Non dico con attivismo militante, ma almeno di striscio. Almeno abbastanza da evitare di fare la figura degli scimmioni in assetto antisommossa contro una gioventù tanto vituperata e, invece, finalmente "armata".

Stanno manifestando perchè le generazioni precedenti stanno sperperando tutti i beni di famiglia, lasciandogli in eredità un mondo morente e puzzolente. Stanno manifestando perchè nonostante almeno quarantanni di lotte ambientaliste, nonostante gli avvertimenti della gran parte della comunità scientifica, nonostante le evidenze più lampanti, stiamo continuando a distruggere ecosistemi con la stessa noncuranza con cui ogni giorno ci infiliamo le scarpe. Stanno manifestando perchè non è più tollerabile veder distruggere la propria casa in nome di necessità fittizie indotte dalle divinità moderne Profitto e Mercato. Stanno manifestando perchè è giusto. Perchè sì.

Ci sarà comunque chi gli vomiterà addosso la rabbia del proprio fallimento, chi preferirà deridere il loro aspetto fisico per sminuirli, chi vorrà sottolineare ogni singola apparente ipocrisia solo per rendersi ancora più ridicoli. Qualcuno addirittura si intrufolerà tra i manifestanti e creerà scompiglio in qualunque forma pur di sminuire l'enorme significato simbolico di questo bellissimo venerdì degli anni Duemila.

Ma questi ragazzi si sono svegliati da un sonno in cui per troppo tempo sono stati indotti, hanno rinunciato alle droghe sociali con cui pensavano di renderli schiavi e ora hanno rotto le catene definitivamente, hanno bruciato i ponti con la gran parte delle generazioni precedenti (mia compresa: abbiamo il solo merito di averli tirati sù noi, 'sti figli...e non è detto che sia merito nostro ciò che ora pensano e fanno). Non hanno tempo - e non lo devono avere - di pensare ai deliri aterosclerotici di qualche giornalista consunto dal proprio lordume ideologico, o di qualche presunto potente convinto di avere tutte le verità che servono a portata di manipolazione.

Forza, ragazzi, lottate anche per loro.

#FridayForFuture