L'isola che non c'è

A furia di voler capire quale sedia occupare esattamente si rischia di ritrovarsi circondati da gente con cui condividiamo poco o nulla. 

Anche a voler puntare una meta precisa, si rischia di perdersi nel viaggio e infilarsi su strade dissestate e per noi scomode. .

A convincersi di essere più puro di tutti si finisce sempre per ritrovarsi senza anima e con poco più di un pugno di mosche in mano.

La sinistra politica del Paese si è trovata così spiazzata dalla propria implosione che i frammenti continuano a roteare impazziti da tutte le parti, come una specie di fascia di asteroidi del panorama politico. E come asteroidi sono le idee e le posizioni di ognuno di questi frammenti di partito: vagano confusi, alla ricerca di non si sa bene se è più consenso o purezza ideologica, con una vaga attrazione gravitazionale che ci proverebbe pure a riportarli tutti insieme in un unico ammasso, ma che più di tanto non sembra fare e, anzi, a volte peggiora le cose.

Sono almeno vent'anni che ci si interroga sui motivi del disfacimento della sinistra, e altrettanto che si cerca un polo aggregatore in grado di riportare tutto sotto uno stesso simbolo. Con risultati nulli.
Figuriamoci se io da qui posso dirmi in grado di fare analisi di qualunque tipo...ma magari evitare di vergognarsi di dirsi socialisti e/o comunisti potrebbe essere un primo passo, magari farlo spiegandone i motivi e prendendo le giuste e dovute distanze dai tentativi più fallimentari e pericolosi che si sono visti in giro un altro passo.

Ma da una parte comprendo i timori, la paura di vedersi inimicare un popolo di piccoli commercianti e lavoratori indipendenti che sono stati convinti di far parte della medesima classe imprenditoriale, il terrore di sentirsi ignorati sui temi più socialmente sensibili (ambiente, fisco e redistribuzione, giustizia sociale, tanto per dirne tre) perché ormai la maggioranza è abituata a urlare che "i problemi sono altri". O, più semplicemente, l'incapacità ormai cronicizzata di fare sintesi e di sporcarsi le mani con la pancia della gente, quando altri non si fanno scrupoli. E sicuramente non aiutano le aperture verso alcune delle istanze di chi dovrebbe essere, non dico un nemico, ma almeno una parte "avversa", così come l'avvicinarsi a quelle forze politiche che di sinistra hanno solo quel pezzetto di nome nello schieramento in cui sono stati inquadrati, ma che rappresentano il volto meno stronzo di un universo destrorso e liberale che ormai da anni ha inquinato ogni falda di rappresentatività repubblicana.

Certo, è una questione di dignità e onorabilità politica, e forse è proprio ciò che impedisce di ritrovare una vera unità di idee e di intenti: perché è impossibile mettere d'accordo tutti su tutto, ma almeno possiamo trovare la quadra, se solo non pensassimo ognuno di essere la corrente più pura e "giusta". Ma è anche un problema di comunicabilità, perché a farsi belli si finisce con l'alienarsi quelli per cui dici di combattere.

Sì, vorrei una sinistra un po' meno elitaria e un po' più sporca.

O forse vorrei solo una sinistra.

Forse.

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