martedì 27 ottobre 2015

Toto

Scavando scavando non posso dire di non averci mai pensato, anche perchè sarebbe stato irrazionale, e sai che non sopporto nulla che non abbia attinenza con la Ragione (e questa è anche colpa tua, sai anche questo!). Però...non ci volevo pensare, avevo legato tutto ad un enorme masso di emozioni, ricordi e immagini più o meno sbiadite di quanto abbiamo camminato insieme, e avevo lasciato che quel tarlo andasse a fondo.
Ma lo sapevo, dai...sapevo che prima o poi ci saremmo dovuti separare, perchè se c'è una cosa di splendidamente spaventoso in questa vita è il suo essere a tempo determinatissimo. Certo avremmo potuto...avremmo dovuto...col senno di poi, tutto facile! A che serve ora recriminare, rimuginare?
Allora non farmi pensare a quel che ho provato dopo quell'ultima telefonata insieme, o dopo che ho saputo quello che stava accadendo (che è quasi lo stesso); non lasciarmi riflettere sulla mia solita, testarda tendenza a chiudermi a riccio e a barricarmi, a sparire, quasi per essere poi più forte e resistente di tutti gli altri, che poi dovrò accudire, consolare, difendere nei momenti più tristi, perchè in un certo senso la vivo intimamente come una debolezza, ma devo essere io la roccia su cui si aggrappano gli altri. E anche questo lo sai bene.
Lasciami pensare a ciò che sono diventato, alla mia razionalità, alla pragmaticità, alla mia socialità severa ma amichevole (e lo sappiamo, noi due, che non è una contraddizione questa!). Ma anche al mio passo lungo e rapido, ai miei stop al volo o ai tiri da fermo (piede sinistro davanti al pallone, corpo in avanti, sennò va alto!), al mio amore per la mia città ed alla conoscenza della stessa, all'interesse per la lirica; all'AS Roma e alla Tribuna Tevere dello Stadio Olimpico (e alle scommesse sui tuoi "Ecco er go'!"), alle veschiche ai piedi che mi facevi venire per stare al tuo passo, al Luneur e alle volte che non ci siamo andati, al Gianicolo (e ce le porto le due piccole, sappilo!), al Circo Massimo; alle manovre impossibili con la Fiesta senza servosterzo, alla Ritmo, mio primo Type Rating che stranamente pilotavo come comandante da destra...a Trastevere, a Torvaianica, al pattìno e ai tuffi al largo, alle meduse e alla pesca col sughero, alla schedina al bar della stazione, al Terminal, alla Piramide; alla pastasciutta, urlata a grande richiesta mentre facevi di me un piccolo gigante, alla spesa in piazza, alle biciclette riciclate e rese preziose, alla BMX, allo skate, ai nunchaku costruiti coi tuoi attrezzi segando scope; agli attrezzi, al garage, al califfone e ai suoi pedali, e alle tappe che mi hai fatto bruciare mandandomici in giro; al barbechiù, al dondolo, ai piedi sul muro per la pennichella, alla sdraia a capotavola, a quelli "litigati" di capotavola; agli scherzi nel buio, alla pallavolo coi palloncini ad elio e il letto a fare da rete, ai botti, al mio andare in puzza; ai cannelloni che erano sempre troppi per me; agli stornelli fischiettati in macchina, alle mie proteste, alle sorelle che dovevamo portarci dietro che non l'hanno mai capito che facevamo (povera Fabiana, costretta a sorbirsi i nostri voli o le nostre pallonate...); al nonno Bi che eri diventato e all'energia che ho rivisto dopo anni e anni che l'avevo ricevuta io...
Fammi ricordare di Coccia di Morto, dei decolli e della bellissima malattia con cui mi hai contagiato e con cui, oggi (e spero per sempre), mantengo una famiglia, ai DC9, ai DC10, alla Douglas, al Viscount, all'Alitalia, a Fiumicino; allo stupore e al rispetto che mi incuteva quella tuta, ai tuoi rayban, all'America e alla Boeing che ho visitato nei tuoi ricordi, ai bicchieri d'acqua fresca alle cinque di mattina che prendevo (ora lo so) solo per vederti andare via, ai tuoi sacchetti gelo colmi di frutta per pranzo.

Lasciami ricordare, che ad elencare tutto non sarei capace. Lasciami fare da me, che lo sai che devo metterci le mani per primo, sennò poi non mi ci trovo. Lasciami ricordare...che quando se ne va un nonno si è tristi, ma quando se ne va un amico si è spiazzati e vorresti mandare indietro la cassetta per recuperare tutto il tempo che ti accorgi di aver perso.

Lasciati salutare, che lo so già che il tuo ricordo non sbiadirà, perchè quel che sono oggi e quel che saprò fare non è che un'espressione dello stesso. Lassame parlà in romanesco, che se semo sempre parlati così noiantri, che mica avemo mai fatto male a nisuno, no?

E come ti ripago di tutto questo? Che poi alla fine lo so che ti va bene così, come viene viene.

Ma poi, come ti dovrei salutare? Come ti dovrei chiamare? Dovrei diventare formale? Dovrei salutare Nonno? No...proprio no, e se ne sarai deluso non me ne frega nulla. Io gli amici li chiamo per nome, ed è colpa tua perchè me l'hai insegnato tu...quindi...

...quindi ciao Toto, se vedemo.

Ah, Totarè...grazie.