mercoledì 14 marzo 2018

Dieci anni di Tixioland

Proprio oggi, due lustri fa, avveniva il trasloco dalla buon'anima di Livespaces di uno spazio personale che mai avrei pensato di tenere in vita per così tanto tempo: oggi è il compleanno di Tixioland, ricorrenza che significa molto più di quanto voglia dare a vedere...


Quando cominciai a pensare che le mie opinioni potessero interessare qualcuno l'era dei blog era appena esplosa in Italia, e di strumenti a disposizione non ce n'erano poi granché, per un aspirante tuttologo opinionista come il me dell'epoca: da quasi ex studente di ingegneria in cerca di un posto nel mondo, ero straconvinto che i miei deliri potessero essere interessanti e dare una mano almeno a disquisire di qualcosa, a smuovere le acque. Inevitabilmente lo scontro con la realtà è arrivato prestissimo.


Poi la voglia di migliorare, di evitare la scrittura di un diario, di dare opinioni, di condividere sfruttando gli spazi social, e quindi di rendere davvero utili gli strumenti di quel web 2.0, senza più pretendere importanza alcuna, aspettando solo che davvero qualcuno cominciasse a leggere. Il 2010 e gli eventi personali (ma di importanza pubblica, ahinoi) hanno portato il blog alla "ribaltina", con un aumento di pubblico inaspettato.


Se oggi leggete queste righe siete tra i pochi sfortunati a sopportare ancora opinioni non richieste.


Richieste che continuerò ad ascoltare nella mia testa, però.


A rileggerci!

lunedì 5 marzo 2018

Il voto telematico

In una situazione più che mai incerta, ma comunque sufficientemente delineata, possiamo trarre delle conclusioni a caldo sul risultato di questa tornata elettorale, conclusioni che non hanno la pretesa di essere un'analisi politica completa o qualitativa, ma solo l'osservazione di ciò che l'espressione delle urne potrebbe voler dirci in funzione (o come risultato) dell'utilizzo del media telematico.


Inquadriamo anzitutto il contesto, fatto di una campagna elettorale priva di picchi e di reali contenuti, dell'assenza sostanziale di uno scontro tra forze varie, risultanti dall'enorme forza centrifuga degli ultimi anni dell'unica vera novità, un corpo anti-establishment che puntava (e punta) a scuotere l'albero dalle radici per rinnovarne il prodotto: la spinta dell'iniziale antipolitica, rafforzata di volta in volta da posizioni più nette e molto sensibili alle variazioni umorali di un elettorato medio spaesato, ha avuto l'effetto di un magnete abbastanza potente da catalizzare e i voti dei delusi di provenienza più maggioritaria e dell'elettorato più "radicale", spaventato magari dallo stesso eccesso di radicalizzazione delle proprie case di provenienza. Senza contare, ovviamente, il consenso già notevole portatosi da casa.
Tutto ciò è avvenuto perlopiù online, considerabile quasi una casa di origine di un partito di fatto controllato da una società di "strategie digitali": è sui social che il M5S ha fatto la voce da padrone, facendo corsa quasi da solo pur al netto di boutade e corbellerie di varia natura da parte di esponenti ed elettori dichiarati. Lasciamo perdere, quindi (e come detto sopra), la qualità, ma andiamo per quantità: la massa critica di tweet, inserzioni, bot war e amenità peculiari di questo genere di media è stata grandemente superata dai pentastellati, e su un elettorato civicamente ineducato come quello italiano tutto ciò ha lasciato un evidente segno.


Dall'altra parte abbiamo avuto l'utilizzo del media con scopi antichi, ovvero il tentativo delle forze di destra più populiste e/o estreme di far ossidare sul proprio elettorato e su quello più vicino le paure più tipicamente affini a questo settore politico: sicurezza, austerità eurocentrica, immigrazione e sostegno populista sono stati i temi più ricorrenti nell'azione di Rete del blocco di centrodestra, con la Lega a fare la parte del leone. Basti pensare che lo slogan "prima gli Italiani" non è affatto nuovo, ma buttarlo in pasto agli elettori social, specie in calce ad ogni singolo evento (vero o falso) esemplificativo è stato un gioco piuttosto facile. Come passare dal 5 al 20% nell'arco di 5 anni...


Il contrappunto a tutto ciò è stato il nulla più assoluto: avanzi di partito con metodi in tal senso superati (penso a LeU), che ha puntato tutto sulla presenza web dei suoi top player in grado di sostenerne il peso, ignorando quanto le parti avverse avevano già fatto per consumarne la carica con le tematiche di cui sopra (penso a Boldrini, considerando di avere pure un formidabile comunicatore social come Civati in casa...); buone novità sulla carta che hanno preferito puntare al pareggio, affidandosi solo alla capillarità della preesistente rete di contatti e condivisioni, non certo telematica (penso a PaP), facendo di tutto per presentarsi come l'ennesima vera scelta di sinistra da fare e riuscendo ad essere giudicati come "voto buttato" dai più moderati; forze radicali eclissate dall'ombra maggioritaria del principale alleato, disintegratesi dietro programmi "troppo europei" per l'elettore mediocre e molto tatcheriani per l'elettore più sveglio (penso a +Europa)...
Infine la meravigliosa macchina da autogol del Partito Democratico, riuscito a dissanguare un patrimonio di voti senza precedenti nel giro di pochissimi anni, che ha scelto consapevolmente di basare il vuoto assoluto della propria campagna elettorale non su quanto sarebbe stato in grado di programmare per i prossimi cinque anni, ma sulle cose fatte in questi ultimi cinque. Cose ottenute con alleanze molto scomode per il proprio elettorato, spesso prive di qualsivoglia fascino se non osteggiate da moltissimi, quasi sempre spuntate da una vera carica di centrosinistra per la sola necessità di dire "l'abbiamo fatto...ci abbiamo provato...". Tanto per dircela chiara: scegliere di basare praticamente tutta la campagna social su un video in cui un elettore deluso viene convinto dalla famiglia a rivotare PD per la Buona Scuola e il Jobs Act, con tanto di cammeo finale di uno dei protagonisti più osteggiati in quella fetta di elettorato (Renzi, pace all'anima politica sua...), non è esattamente un colpo di genio.


A questo punto si spera solo che, posata la polvere, possa rinascere qualcosa di decente a sinistra, rottamata l'esperienza renziana, e anche a destra, celebrato (si spera definitivamente) il requiem berlusconiano.


L'unica cosa buona che si possa sperare accada nei prossimi anni, non tanto per la mancanza di fiducia nei confronti di 5 Stelle e Lega che non ho mai negato (specie nel primo caso), quanto per l'ingarbugliatissima situazione politica che si sta delineando nel Parlamento.


Staremo a vedere. Ma fate presto.

sabato 3 marzo 2018

Cattivi maldestri

Nelle cronache di questi scombinati giorni pre-elettorali è finita la storia di un'insegnante, ritratta dall'Occhio dei media a protestare, birra in mano, contro i rinascenti fascismi, inveendo al contempo contro le forze dell'ordine ivi appostate per gli onnipresenti motivi di "ordine pubblico".
Le reazioni non si sono fatte attendere - stante anche il periodo particolare che stiamo vivendo - da una parte e dall'altra, tanto da ventilare ipotesi di licenziamento per la signora, considerata, dai più "scandalizzati", non idonea all'insegnamento.
Viviamo in un Paese in cui si è permesso a figure istituzionali di vaneggiare su cannoneggiamenti di zattere piene di gente inerme in fuga dalla propria miseria, di insultare altre cariche istituzionali in base al diverso colore della pelle, in cui si è ridotto rapidamente al rango di boutade ogni sproloquio razzista, criptofascista o antiistituzionale da parte di personaggi in vista o peggio ancora rappresentanti eletti, in cui ci si è velocemente sbarazzati di abitudini sconcertanti in seno alle forze armate o di polizia, riferendosi a sconclusionate rievocazioni o passioni storiche, difficilmente passando da misure disciplinari in ambito lavorativo. E sorvoliamo su privati cittadini, ugualmente incaricati dell'educazione dei nostri figli o della salvaguardia della salute pubblica, che pubblicamente, con nome e cognome in evidenza, rivendicavano la loro vicinanza ad ideologie Costituzionalmente vietate in uno Stato che ha fatto del rifiuto a fascismi, razzismi, classismi e relative disumane emarginazioni il suo fondamento di base. Così come possiamo evitare di ricordare l'assenza sostanziale di provvedimenti fattuali e radicali per coloro che, avendo avuto dalla Repubblica il compito di proteggerne i cittadini, hanno agito come milizie di regime con atti contrari non solo alla Legge (ci sono condanne a dimostrarlo, non le opinioni o le tendenze legate ad una manciata di Like) ma alle più fondamentali carte dei diritti dell'Umanità...
Eppure sembra proprio che non sia possibile tollerare che un'insegnante sia in testa ad un corteo, nel contesto specifico di ogni corteo dello stesso genere, prendendosela con uomini dello Stato in divisa che in quel momento stavano impedendo al corteo stesso di proseguire fuori dalle rigide regole imposte da altri uomini di Stato.

Personalmente non amo i "senza se e senza ma", perchè c'è sempre un "se" e dovrebbe sempre esistere un "ma" nelle persone con un minimo numero di sinapsi attivabili...non per fare del relativismo, ma proprio per dar maggiore forza ai messaggi che certe manifestazioni dovrebbero portare. Perchè ci sono contesti e ruoli da rispettare, ci sono situazioni da comprendere e, soprattutto, conseguenze che una persona adulta, istruita e addirittura abilitata all'insegnamento dovrebbe imparare ad anticipare: perchè non partecipare, mi chiedo, senza necessariamente sfociare nell'identificazione in un personaggio scomodo per il ruolo pubblico che si ha? Perchè non dare un appoggio concreto, scendendo tranquillamente tra i manifestanti, senza farsi trovare faccia a faccia con la voracità del becerume mediatico, offrendo il bersaglio facile ad un'opinione pubblica radicalizzata nel nulla pneumatico? Perchè, in buona sostanza, dare un motivo in più per scacciare la fiducia nei Movimenti, addirittura facendosi additare come cattiva maestra?

Trovo assolutamente imprescindibile una certa cautela nei modi di esprimere le proprie idee e posizioni da parte di determinate figure, che non va confusa con l'ipocrisia di chi deve nascondere dietro simboli neutri e rassicuranti, e dichiarazioni evidentemente maldigerite di democratica partecipazione la propria natura fascistoide: non parlo, cioè, di confondersi con l'arredo per tarlare la mobilia, ma di essere partecipanti attivi, consapevoli però delle conseguenze che le proprie azioni possono avere.

Certo, se si pensa che abbiamo avuto sindaci, ministri e parlamentari con passati da picchiatori o peggio potrebbe anche far sorridere. Ma il gioco non è per nulla divertente, quando la silenziosa maggioranza benpensante non aspetta altro che un passo falso per vanificare tutto il lavoro fatto.

In bocca al lupo insegnante.

giovedì 1 marzo 2018

La settimana corta

Ci apprestiamo a vivere l'ultima settimana della morente XVII Legislatura, quella che molti statisti da social, affetti da condivisione impulsiva di bufale e puttanate un tanto al chilo, hanno definito nel tempo golpe, dittatura e regime, dimenticando evidentemente di essere andati a votare il 24 Febbraio del 2013. O peggio, ignorando i meccanismi costituzionali di formazione di un governo e successive azioni.

L'ultima settimana, dicevo. Ed era ora, decisamente...non tanto per la Legislatura di per sé, con tutti i difetti e le magagne che ha avuto, con tutti i danni che ha prodotto, i vulnus, le incertezze. Ma una campagna elettorale così pessima e vuota di contenuti non la si vedeva da svariato tempo, o forse non si è davvero mai vista.

Merito di chi? Sarebbe facilissimo prendersela con le forze in campo, incapaci di illustrare, quantomeno in modo organico, programmatico e dettagliato, le ricette necessarie a sanare le malattie del Paese; inadatti a generare una legge elettorale degna, che avrebbe permesso una minor incertezza e una più netta incisione delle eventuali maggioranze in pectore.
Sarebbe comodo prendersela con l'onda del marketing politico, che viene classificata con diversi nomi (populismo, qualunquismo, gentismo...), e che utilizzando scopi meramente elettorali finisce per sfociare nella lucidatura delle argenterie - o peggio nello sporcare quelle altrui...- al solo fine di sembrare il meno peggio e raccattare qualche voto in più.


In mezzo a tutto questo ci sono gli elettori, deprivati di uno spessore culturale adatto ad un Paese moderno, forzosamente silenziati quando pensanti, coattamente elevati al rango di pensatori quando necessari per risuonare gli slogan più opportuni alla caccia al voto. Siamo alla tifoseria più becera, agli schieramenti l'un contro l'altro armati, senza vie di mezzo, senza compromessi.
Sarà che di compromessi se ne sono visti fin troppi in questa Legislatura, con forze progressiste disposte a perdere un po' della propria anima pur di continuare l'azione di governo, e con forze moderate disposte ad accettare alleanze radicali (quando non estremiste), necessarie per entrare in quel gioco di seduzione del becerume più cariato prodotto da ciò che rimane delle azioni politiche sociali degli anni passati. Forse anche queste azioni di contatto, di vicinanza con la società, di immersione nelle problematiche locali e di trascinamento del locale nel globale, sono decisamente mancate da parte delle forze politiche più grandi, e questo vuoto ha lasciato sedimenti non proprio vantaggiosi per le sorti del Paese: non spiego io, ma la Storia, che lasciare l'azione "di strada" ai fascisti, in contesti rabbiosi o improvvisamente impoveriti, genera sempre più fascismo, anche quando questo è vestito di nuovo. Il trascinamento successivo degli strati di società meno problematici è solo una conseguenza naturale.


Lo scenario, lo scrivo ora in tempi non sospetti, è già sostanzialmente descritto: la forza politica attualmente più populista, evidentemente non adatta al ruolo governativo, nella quale è insita la funzione mediatrice alla quale più volte tale forza si è detta indisponibile, avrà la maggioranza relativa dei voli. Tenterà comunque di mettere in piedi un'approssimazione di governo, e probabilmente avrà anche l'incarico, forte dell'appoggio "esterno" di altre forze più affini, per poi crollare di fronte ai primi temi più scottanti per entrambi gli elettorati.
Diamo il benvenuto, quindi, all'ennesimo governo tecnico, che preparerà i presupposti per una nuova tornata elettorale, da cui usciranno vincitori i partiti più estremisti, causa esasperazione generale (e sempre più becera) di un popolo confuso.


Sempre la Storia lo insegna: il fallimento dell'incapace, benché visto come "nuovo" e "puro", apre le porte all'Uomo Forte.


Votate bene.