lunedì 26 gennaio 2009

Una ferita che nessuno vede

Recenti fatti di cronaca ci fanno pensare a che livello di barbarie può arrivare la civilizzata e intelligente razza umana. Ringraziando il cielo non tutta l'umanità è così, ma pensare che esiste gente in grado di stuprare una donna, soprattutto nei modi che abbiamo tutti ascoltato e/o letto, fa davvero pensare che c'è qualcosa nella natura umana che non va.

Ma non è di questo che voglio parlare, in effetti, e non mi dilungherò nemmeno sui concetti che altri hanno già esposto sulla violenza alle donne, sulla necessità di sicurezza, sulle reazioni della giustizia e così via. Soprattutto perché di carne al fuoco ce n'è già in abbondanza.
Volevo invece spostare i riflettori sul fatto per me più grave e più doloroso: una coppietta che si apparta in automobile in un luogo isolato che, per una sorta di atroce contrappasso, anziché diventare il loro paradiso di privatezza muta in un inferno in Terra. Un gruppo di balordi si avvicina alla macchina, spacca il finestrino, tira fuori il ragazzo, lo malmena e lo chiude nel bagagliaio; quindi prendono possesso dell'auto, si spostano più in là e abusano della ragazza. Tutti.
Si può immaginare lo stato della giovane, a cui va tutta la mia solidarietà e il mio affetto...ma la cosa che mi tormenta, da uomo e da affettuoso (spero) fidanzato è ciò che prova lui in questo momento.
Questa mia osservazione non vuole sminuire affatto l'atrocità e la brutalità della violenza subita dalla ragazza, ci mancherebbe altro: è lei la vittima principale, quella che ha subito il peggior torto. Ma il ragazzo subirà (speriamo non per sempre) i postumi di un fatto di cui si sentirà probabilmente colpevole, che lo farà sentire "fallito" per non esser riuscito a proteggere la ragazza che ama. A poco servirà spiegargli che, con la quasi totale certezza, neanche se fosse stato armato di cannone sarebbe riuscito a tener testa a cinque bestie come quelle, a rassicurarlo sulla sua totale inabilità di fronte ad una simile barbarie: lui si sentirà responsabile, e soprattutto sentirà dentro un dolore che difficilmente si rimarginerà.

Perciò il mio abbraccio riguarda anche questo giovane, un abbraccio amichevole, da uomo a uomo. Tieni duro e rimani vicino alla tua ragazza: ora sì che ne avrà bisogno.

Buon mondo a tutti

giovedì 22 gennaio 2009

Cuore contro vil denaro

Riflettevo, ieri mattina, sulla notizia che circolava a gran voce per le radio e i giornali sportivi circa l'ingaggio del calciatore dell'AC Milan Kakà...per chi non avesse seguito la vicenda, una squadra straniera (il Manchester City), rimpinguate le casse sociali con i petroldollari di un generico emiro mediorientale, fa una sontuosa offerta alla squadra meneghina: parliamo di 150 milioni di euro (130 al Milan, 20 al calciatore, più lo "stipendio" di 15 milioni di euro...).

La mia riflessione non riguardava tanto i discorsi poco sensati (a mio vedere) circa l'opportunità di tali cifre, circa la "moralità" di certi stipendi, perché si tratta tutto sommato di soldi che in parte vengono trovati nelle tasche di chi paga il biglietto per andare a vedere suddetto signore tirare calci ad una palla...la mia riflessione, invece, riguardava i giudizi seguiti alla decisione del giocatore, che ha declinato l'offerta adducendo "ragioni del cuore".
Leggendo però ieri tra le pagine di Repubblica trovo il solito trafiletto del sempre ottimo Michele Serra....perfetto, esattamente ciò che avrei voluto dire io!!!

Eccovi quindi qui l'Amaca di M. Serra, che trovate a pag. 28 di Repubblica del 21/01/09. Buona lettura:

Si capisce che la scelta di Kakà (restare al Milan per attaccamento alla maglia) faccia piacere a chiunque diffidi della dittatura del denaro. Un po' di misura nei commenti, però, aiuterebbe a renderli meno retorici e soprattutto più rispettosi della realtà: Kakà è già molto ricco, non ha dovuto scegliere tra il lavoro in miniera e il tesoro di Alì Babà, ha semplicemente preferito essere un po' meno miliardario, ma in pace con la sua coscienza, piuttosto che un po' più miliardario, ma con qualche senso di colpa nei confronti della gente milanista che gli vuole bene. La patina deamicissiana che alcuni servizi di telegiornale hanno voluto stendere su questa trama, pur sempre ambientata tra cataste di quattrini, è dunque del tutto abusiva. Non destano particolare simpatie le tirate demagogiche contro gli stipendi delle star (le star guadagnano molto perché il popolo si fruga nelle tasche per pagare il biglietto), ma francamente disturbano, e molto, i toni sdolcinati e strappalacrime spesi per una vicenda d' alto bordo, che trasuda lusso e privilegio, e ci è stata ammannita come lo straziante sacrificio del buon ragazzo che rinuncia a tutto pur di rimanere nel suo vecchio quartiere con i vecchi amici. Kakà, come tutti i calciatori di prima scelta, ha pane e companatico garantiti per almeno tre o quattro generazioni. E con la pancia piena, si sa che i bei gesti diventano più facili. - MICHELE SERRA