martedì 19 marzo 2019

Il vaso di Greta

Giuro che avrei voluto non scrivere nulla in merito.
Non per ignorare il problema e la campagna di sensibilizzazione conseguente, nè per "snobare" le manifestazioni di questi giorni, ma perchè - evidentemente solo nella mia testa - immaginavo che si trattasse di un tema talmente consolidato, delicato e condiviso da non necessitare di due parole in croce scritte su un poco pretenzioso blog come questo...
Evidentemente mi sbagliavo, a giudicare dalla campagna di vero e proprio odio riversata, in particolar modo, sulla protagonista delle più recenti manifestazioni contro il Global Warming ed il cambiamento climatico generato dall'uomo, Greta Thunberg.
Odio, già...
Perchè in nessun altro modo possono essere classificate dichiarazioni (incredibilmente pubbliche) fatte su una ragazzina di sedici anni da gentaglia tenacemente relegata ai margini della notorietà o della supposta elite intellettuale, così come da gente comune, certamente influenzata dalle cattiverie dei primi: si va dal più classico body shaming - in alcuni casi specifici dall'effetto davvero esilarante, considerate le percentuali di plastica corporea delle fonti... - alle ormai abituali bufale a discredito, fino a veri e propri giudizi di cassazione sulla "inutilità delle manifestazioni", una volta smontata la tesi della "manifestante prezzolata dai poteri forti" (che stanno bene un po' su tutto).

Tralascio il vomito e la merda eruttata da certi inutili sfinteri, e cerco di concentrarmi sulla domanda che ho sentito rimbalzare di bocca in bocca: cosa avrebbe risolto, Greta, con questa campagna? Adesso la Terra è più al sicuro?
Rispondo senza pensarci nemmeno: certamente.
Perchè se siamo qui a parlarne, vuol dire che qualcosa davvero era necessario fare per risvegliare le coscienze.
Perchè non avete ascoltato scienziati e organismi internazionali per anni, avete denigrato protocolli e patti, avete sorriso e alzato gli occhi al cielo a sentire l'ennesima iniziativa istituzionale, ma questa ragazzina vi ha proprio urtato, vi ha graffiato qualcosa e vi ha fatto risvegliare, reagire sudati e scomposti come scimpanzè occupati, fino al giorno prima, a rimirare il limitato orizzonte del proprio lercio ombelico.

Già, il Vaso di Greta, rotto per liberare finalmente un'ondata di...qualcosa! Qualcosa che vi turba, perchè voi a sedici anni a malapena riuscivate a capire come funzionava il sesso adulto, o ve ne stavate rinchiusi nelle comode regole che qualcun altro aveva costruito per voi, per sentirvi più adulti, più maturi, senza rendervi conto che eravate energia sprecata, vento di tempesta spentosi troppo presto e troppo al largo per sortire qualche utile effetto, instradati in quel binario morto che vi rendeva già così simili ai vostri genitori.
O magari, al contrario, vi sentivate grandi rivoluzionari a contestare tutto e tutti, volando troppo alti sulle ali di una rabbia che era solo delusione per non sentirvi davvero incisivi, mentre coltivavate la vostra illusione pensando che bastassero le canne che vi facevate per rendervi dei ribelli.

In questo senso, Greta ha più che vinto, e avrà sempre il mio personalissimo appoggio.
Come per ogni giovane che lotta per qualcosa in cui crede.
Come per ogni persona che lotta per un mondo davvero migliore.

Siamo ancora in tempo: salviamo il pianeta.
Imbecilli.

domenica 3 marzo 2019

Il cavolo puzzone

Oggi ho voluto fare l'ingenuo e chiedermi quante domande un ingenuo può davvero evitare di farsi nell'osservare la realtà dei fatti.
Per esempio, mi è venuto in mente, supponiamo che io sia un produttore agroalimentare. Non uno con una piccola azienda agricola che vende perlopiù al vero "chilometro zero", con magari qualche variazione per la partecipazione ad una cooperativa che esporta su scala nazionale. Uno più grosso, anche molto più grosso. Un'impresa agroalimentare, un fornitore di rilievo e riferimento per i giganti del settore, con interessi di esportazione ad ampio raggio.
Ho quindi un bouquet di coltivazioni non indifferente, avendo a mia disposizione parecchia terra. Tutto sta a decidere quale coltivazione spingere di più e quale meno, perchè la grandezza dell'azienda è sufficiente a non poter più prescindere dalle richieste del mercato.
Diciamo che, tra le varie cose, produco un po' di cavolo puzzone, una roba che sostanzialmente si vende bene giusto sul mercato locale per le ricette regionali (perchè nemmeno io ho riunciato del tutto al "chilometro zero", solo che io posso permettermi di distribuire direttamente ai supermercati), e che quindi relego ad un centesimo ristretto della mia intera produzione: ha una produzione non banale, in effetti, ha bisogno di parecchia acqua e cure, che hanno un costo, ovviamente. Ma la poca gente, per quanto poca, paga, e ciò è sufficiente a ripagarmi lo sforzo.
In questo contesto è difficile che io possa reagire in tempo ad un'improvvisa variazione del mercato, diciamo perchè dal famoso talent show per cuochi provetti che trasmettono in televisione hanno cominciato a bombardare su quanto sia buono il cavolo puzzone e come si accompagna bene con la carne di uccello del fantabosco alla vinaigrette di tavernello e aceto di susine balsamiche...
Ecco, in queste vesti, mi chiedo: per quanto ingenui si possa essere, per quanto si possa essere convinti che i meccanismi di mercato siano così complessi da non poter essere ridotti ad una sola azione-reazione della domanda e dell'offerta, come si può non chiedersi come sia possibile che nemmeno poche settimane dopo il primo bombardamento mediatico sul cavolo puzzone ci ri ritrovi persino le cassette di legno degli indiani pieni di suddetto cavolaceo? Davvero, penso, ci si può arrendere all'idea illustrataci per cui la domanda, solleticata dalle fantasie culinarie di una trasmissione TV, si è improvvisamente rivolta alla ricerca di un prodotto che fino a ieri ignoravano, e che in poco tempo sia possibile soddisfarla a prezzi alti ma abbordabili, nonostante fino a ieri si vendevano solo nei mercati rionali della zona di produzione a peso d'oro? Nessuno ha l'impulso di domandarsi come sia possibile che un prodotto dal prezzo alto causa rarità, come sempre raccontato, smetta di essere raro in così poco tempo da essere venduto nei supermercati di tutta la nazione?
Me lo chiedo perchè a me, produttore, converrebbe semmai il contrario, allineandomi magari per forza ai Big che rifornisco: riempirmi i magazzini di cavolo puzzone e spingere poi per spacciarlo in ogni ricetta, così da trovarmi pronto quando tutti lo chiederanno, vendendoglielo al prezzo che io ho potere di decidere da zero.
Se poi devo sfruttare la terra che ho a disposizione per intensivare la coltura del cavolo puzzone, arruolare sempre più gente a basso costo per raccoglierlo, consumare più acqua e più prodotti per crescerlo in fretta e curarlo è solo un dettaglio, un danno collaterale.

Buona spesa