lunedì 26 novembre 2018

La soluzione

Forse più per necessità che per altro, sono uno dei (tanti) cittadini romani abituati ad utilizzare i mezzi pubblici per i miei spostamenti all'interno della città, sfruttando anche la fortuna aver vissuto per gran parte della mia vita in una zona relativamente ben servita. Non sono tra i cantori dei disastri quotidiani del trasporto pubblico, non sempre all'altezza e non del tutto capillare come dovrebbe, certo, ma spesso dipinto in vesti demoniache per rilievi che, in una capitale con 3 milioni di abitanti e numeri impressionanti di pendolari lavoratori provenienti dall'enorme hinterland, sono purtroppo quasi del tutto inevitabili (e no, non valgono le considerazioni esterofile da chi all'estero c'è stato solo per le vacanze...). Questo non significa che i problemi più volte denunciati siano tutte favolette, anzi: soprattutto avendo abitato per un periodo abbastanza lungo in una zona più marginale e periferica, ho subito il dramma di dover rinunciare alla rete di trasporto praticamente inesistente (un'unica linea che serve cinque quartieri congestionati dal traffico nell'ora di punta), e di dover fare almeno tre trasbordi per arrivare a meno di 15 km da casa...Ultimamente, tra l'altro, ho scelto di muovermi con i mezzi anche per lavoro, riscoprendo il piacere di un viaggio relativamente più rilassato con tempi di percorrenza del tutto accettabili se non migliori di quelli in automobile, ma senza lo stress da traffico e da parcheggio.


Però...


Però c'è chi vive in un mondo tutto suo, convinto però di avere tutte le soluzioni in tasca nello stesso modo in cui il tifoso avventore del Bar Sport è convinto di saper mettere in campo una squadra professionista di qualsivoglia sport meglio di un allenatore con esperienza, un tratto abbastanza comune, tra l'altro, a tutti i suoi compari politici arrivati alla ribalta negli ultimi anni. Ma non troverete mai in queste pagine una critica aprioristica sulla poca dimestichezza ed esperienza, perché non è quella il problema, ma l'arroganza con cui, questi personaggi, sono convinti di poter far tutto per il bene di tutti sulla base del loro punto di vista, senza rendersi conto che stiamo parlando di  realtà altamente complesse.


Ma andiamo in ordine sparso...


A Roma c'è troppo traffico? Bene, facciamo pagare gli accessi alla zona centrale!
Giustissimo, lo si fa in tante città nel mondo, è un modo come un altro per disincentivare l'uso dell'auto e permettere un centro storico più a prova di pedone...già, peccato che a Roma si voglia forzare la mano su un'area che è non solo il doppio di quella di Londra (per esempio), ma che riguarda un numero di cittadini (contando i soli residenti) quasi dieci volte superiore! Certo, sarà previsto un certo numero di accessi annuo gratuito, ma comunque si dovrà pagare da un certo punto in poi...e non tutti hanno la stessa fortuna di potersi spostare solo coi mezzi pubblici.


E perché non andare in bici? La bici fa bene!
Vero, la bici fa benissimo, almeno se hai un percorso protetto dal resto del traffico, ma va beh, ci si fa l'abitudine. Il fenomeno di turno (oggi alla guida della città, perlopiù) si affretta anche a dirti che lui riesce tranquillamente a spostarsi tra più uffici nel corso della mattina senza alcun problema: certo, magari non deve timbrare un cartellino, non deve sottostare a turnazioni che magari ti fanno attaccare la mattina presto o a notte fonda, ha la comodità di potersi cambiare arrivando un po' più stropicciato dalle pedalate, ha quegli uffici in un'area relativamente centrale e ristretta e non deve arrivare fuori città costretto a percorrere, magari, qualche tratto di consolare in mezzo alle macchine con il limite a 110 km/h...ma vabbè! Se lui può, perché noi no?


Ma comunque i motorini saranno esentati da ecopass e ZTL: usate quelli, no?
Come dire di no? Come non averci pensato prima, in effetti? L'impiegato medio, magari monoreddito, con un auto familiare inevitabile con bambini piccoli, anche solo ad utilizzarla per le gitarelle di fine settimana e le vacanze, potrebbe vendere l'auto e farsi un bel motorino! Eh, caspita...poi la macchina la noleggia se deve andare in vacanza, no? Sì, beh, costa un po'...ma ci sono tante convenzioni...beh, non proprio, ma vabbè! Almeno non paghi la ZTL, dannato pidocchioso! Magari quella casa che ti sei dovuto sudare o che hai avuto la fortuna di ereditare in una zona centrale, la potevi vendere e andartene affanculo in periferia, no?


Ma no, non basta...sai che c'è...noi 'sto centro lo vogliamo vuoto: solo turisti e negozi, di quelli belli coi colossei di plastica in serie e le magliette coi centurioni! Quindi pagatevi pure le strisce blu, bastardi pulciari. Anzi, sai quando ve le facciamo pagare le strisce blu? Nei giorni feriali, dalle 10 alle 18! Certo, anche per i più meritevoli che la macchina la lasciano a casa in quei giorni saranno problemi...ma, oh, i fenomeni in questione hanno detto che nelle vie limitrofe si continuerà a non pagare: se voi siete al lavoro durante quelle fasce mica è colpa loro! Al massimo la spostate prima...e poi, che ve la siete comprati a fare la macchina se poi non la usate?


Ciò che preoccupa, tornando seri e a bomba, non è nemmeno l'incompetenza più o meno manifesta, né la poca esperienza, quanto l'arroganza con cui, molto spesso, certi personaggi tendono ad approcciarsi con chi osa manifestare anche la minima perplessità di fronte alle loro ricette raffazzonate, nonché la nutrita claque di tifosi per i quali va bene tutto e che arrivano anche (loro!) a denunciare la polemicità degli avversari...


E davvero vi stupite dell'allergia alla stampa?

giovedì 15 novembre 2018

Lamenti diffusi

Credo di aver piuttosto esaurientemente spiegato le mie posizioni sulle tendenze medie generali del popolo italiano in termini di scelte politiche - intese ad ampio spettro come decisioni di cittadinanza più o meno attiva, non solo come pretto mezzo elettorale -, di educazioni civica e sociale e di volontà, prima ancora che di capacità, di saper leggere la situazione del proprio contesto (storico, civile, economico, sociale, politico, ecc.). Per quanto funzionale ad una certa ironia, in discussione non sono i programmi TV o le riviste preferite dalla media, non è la capacità di saper parlare correttamente nella lingua madre a preoccuparmi nello specifico, né tantomeno la vaga allergia a tutto ciò che di davvero culturale possa aver sembianza, ma sono le cause di tutto questo a preoccuparmi, perché le stesse posso produrre mostri ben più gravi di un congiuntivo sbagliato.
Sono le stesse cause - ataviche e molto ben radicate nel carattere italico a mio modo di vedere - a generare ultimamente, in controtendenza rispetto al peso sempre più marcato dato alla specificità delle proprie esigenze anche a discapito della collettività, un certo appiattimento verso quelle posizioni comuni che siano di natura più maggioritaria possibile, un po' come quei ragazzini che per sentirsi anticonformisti scelgono di vestire una divisa da ribelle che altre centinaia di migliaia di ragazzini come loro indossano, con scelte, pensieri e azione assolutamente comuni e condivise da una massa: in fondo fa ben più comodo affidarsi alla bambagia uterina di un pensiero diffuso, piuttosto che arrischiarsi a mettere la testa fuori sotto il diluvio, meglio lasciarsi che guidi la corrente, anziché tentare di capire risalendola. È in fondo lo stesso riflesso che, da sempre, fa alternativamente optare per le posizioni politiche più forti nei periodi maggiormente critici, un modo come un altro per delegare la responsabilità civiche e relegarle al solo esercizio di diritti democratici.
In più, tutto questo diventa facile pretesto per quel preficante piagnisteo che si accende al solo varcare un esercizio pubblico, o comunque gestito da enti o istituzioni direttamente coinvolte con la gestione della cosa pubblica, per quanto sicuramente non privi di difettacci incancreniti dal tempo e dalla mala gestione: non c'è mai spazio per la riflessione oggettiva, per la valutazione sincera delle storture pretenziose dell'utenza media (vedi anche Servizio alla Clientela, in parte), c'è solo da provare a gridare più forte, insieme agli altri ovviamente, e cercare di prendere per stanchezza la controparte.

In questo gioco diventa quasi scontato che qualcuno provi ad approfittarne gettando il tutto in mani private, che certamente vorranno una contropartita redditizia per venire incontro al cliente. E ciò che è più grottesco è che al cliente starà bene, nella stessa misura in cui si è disposti a pagare quei pochi spiccioli al mese in più per avere un servizio senza cui avremmo potuto vivere tranquillamente o che avremmo potuto avere gratis, soffrendo un pizzico di paturnia in più nel godercelo.

Quasi verrebbe da parafrasare il Moretti, urlando quanto ci meriteremmo i perfetti ospedali da ER coperti dalle assicurazioni sanitarie americane...o magari la perfetta capillarità del trasporto pubblico londinese agli stessi prezzi di Londra...oppure la brillante organizzazione dei servizi scandinavi comprensivi della stessa tassazione e della stessa capacità di risolvere gli intoppi estemporanei...

venerdì 9 novembre 2018

Vendesi trasporto pubblico?

Domenica 11 novembre i cittadini romani saranno chiamati a votare per esprimere il proprio parere (in modo consultivo) sulla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico della Capitale.
Nello specifico due quesiti chiederanno a tutti se: 1) è il caso di affidare il trasporto, oggi in mano alla disastrata ATAC (totalmente partecipata dal Comune), al vincitore di un bando di concorso indetto ad hoc, 2) se sia opportuno integrare l'offerta di trasporto pubblico con altre iniziative di trasporto collettivo. In buona sostanza, secondo quanto previsto dal testo del quesito referendario, il Comune svolgerebbe la funzione (oltre che di controllo e di salvaguardia dell'interesse pubblico, in qualità di stazione appaltante) di pianificazione del trasporto mentre chi si aggiudicherà il servizio fornirà la parte più materiale, il trasporto stesso, sulla base di quanto indicato e pianificato dal Comune.

Tralasciando per un attimo ogni considerazione, va intanto considerato come il cittadino medio leggerà i quesiti, ovvero in una specie di petizione pro o contro ATAC, nemico evanescentemente generico di ogni invettiva scaturita da ritardi e disservizi nel quotidiano muoversi per la città...il che, fermi restando quorum e natura consultiva dei quesiti, significherà quasi di certo una vittoria plebiscitaria del Sì.
Addentrandoci meglio nel merito, mi risulta particolarmente difficile comprendere le ragioni per le quali chi, oggi, ha sostanzialmente permesso che una controllata comunale finisse nelle condizioni in cui è finita, chi ha permesso una gestione finanziaria disastrosa, chi ha - secondo la logica comune di cui sopra - lasciato che quei disservizi e quei ritardi potessero divenire normalità, possa in futuro essere in grado di controllare in modo adeguato il comportamento di un privato appaltatore...
Tanto per capirci meglio, il punto non è mettere il servizio in mano a qualcuno che sappia fare meglio (e bisogna vedere a che prezzo, per il cittadino...), ma farlo funzionare meglio. Banale? Ovvio? Lapalissiano? Può darsi, ma è esattamente il problema di fondo.

Spero solo che dietro l'altare del Dio dell'Efficienza, a cui tanti vogliono votarsi quando si parla di girare con i mezzi pubblici per una città troppo grande e troppo indolente per funzionare bene (magari lamentandosi senza però avere un biglietto timbrato in tasca), non si nasconda la solita manfrina del "privato è meglio".
Certo, il fatto stesso che la signora sindaca sia dichiaratamente per il No potrebbe essere una chiave di volta per spostare consensi, o una chiave di lettura per leggere i suoi, di consensi.

Da parte mia spero solo di non sapere per strada i tanti lavoratori, innocenti oggetto di insulti quotidiani per colpe di altri. Come sempre accade, d'altronde.

Buon voto