martedì 27 settembre 2016

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Difficilmente scrivo di sport giocato, men che meno di calcio e di "fedi calcistiche". Ma l'occasione è inevitabile, non fosse altro per quanto mi fa sentire orgoglioso di aver vissuto la Storia di una squadra e di uno sport.
Sarà stata con tutta probabilità la stagione 1992/'93. Quella della Fiorentina in Serie B dopo più di cinquant'anni. Un'altra, ennesima, stagione di Rometta che galleggiava tra le pendici dell'Olimpo e il baratro, senza mai un acuto, senza soddisfazioni. Eppure, nella mente del bambino che ero, gli stadi erano pieni e la Curva...beh, era lo spettacolo che realmente volevo andare a vedere, coi suoi colori infuocati, e a sentire, con quei tamburi, quei cori.
C'era quel bambino, quindi, e i suoi primi idoli calcistici. C'erano i capelli lunghi del Principe e la sua maglia sudata custodita come un cimelio. C'erano le manone di Cervone. C'era l'allenatore jugoslavo, le sue frasi da guru, i suoi metodi da sergente istruttore. C'era una passione passata da padre in figlio, data quasi per scontata per quest'ultimo, che si alimentava da sola a vedere quello stadio nuovo di pacca con quei colori, quei cori, quei tamburi...
Poi c'era lui. Un ragazzino di sedici anni, appena cinque anni più di me, quindi solo per questo visto come una specie di desiderio incarnato di ogni ragazzino della mia stessa età che tirava calci, come me, nell'oratorio di quartiere, esultando sotto immaginarie curve ad ogni gol messo a segno. Lui giocava da professionista nella sua squadra del cuore, era nato a poca distanza da casa mia e aveva la stessa età dei ragazzi più grandi con cui giocavo in quei campetti. Non era l'invidia ma la grandissima ammirazione a farmelo seguire.
Come dopo ogni partita in casa, mio padre rientrò con il nuovo numero di quella piccola ma per me (all'epoca) preziosa rivista che parlava del match e della mia squadra. E in quel numero c'era lui: romano, romanista, poco più grande di me, calciatore professionista e già intervistato! Mi ricordo esattamente una sola domanda ed una sola risposta:


Qual'è il tuo sogno?
Segnare un gol all'Olimpico, davanti ai tifosi della Roma come me...


Una risposta semplice, banale, ovvia. Per questo mi colpì: era ciò che avrei voluto fare anche io, ciò che ancor di più mi avvicinava a quel ragazzino, mi faceva sentire parte di quella squadra, seppur come vociante tifosello da tribuna (figuriamoci se avessi mai potuto avere il permesso di andare in Curva!).


Arrivò poi il 4 Settembre 1994. Primo giorno di vacanza, in un luogo che nemmeno ricordo più della Sardegna. Prima giornata di campionato di Serie A. La Roma affronta all'Olimpico il Foggia. Io affrontavo la calura in piscina, mentre mio padre ci osservava da bordo vasca con le cuffie alle orecchie, le voci dei cronisti Rai a raccontare le partite.
Passò solo mezz'ora prima che si sentì quell'urlo: GOL! Ha segnato Totti!
Il suo primo gol all'Olimpico. Il sogno era realizzato. Il mio diventò quello di vedere la fascia di capitano sul braccio di quel mio inconscio amico.


Avrei preferito vederti sollevare coppe su coppe, ma mi è bastato aver avuto l'onore di averti come Capitano.


Tanti auguri Francè...

giovedì 22 settembre 2016

Il grande gioco dei Giochi

Non sono un sostenitore della candidatura romana automatica ai Giochi Olimpici del 2024, non nel senso di un'entusiastica, acritica e incondizionata adesione al progetto. Non lo sono stato quando se ne è cominciato a parlare, ed il fatto che una parte politica da me molto distante ne abbia fatto in qualche modo un suo cavallo di battaglia non cambia di una virgola la mia opinione.
L'ambiente romano, specie quello imprenditoriale, è molto particolare, e lo abbiamo visto in modo piuttosto palese con la ferita aperta da Mafia Capitale; particolari sono le arrembanti corse agli appalti e la gestione generale della cosa pubblica da parte del sistema partitico, probabilmente per troppo tempo congestionato e influenzato dagli arrembanti di cui sopra. Ma per quanto i dubbi in tal senso non fossero pochi, il così recente scoperchiamento del vaso di Pandora sembrava (paradossalmente?) garantire una certa regolarità dei progetti futuri, o quantomeno faceva diventare la candidatura un'occasione da cogliere per dimostrare l'inizio di un vero Nuovo Corso, nonché per sistemare la situazione degli impianti sportivi romani, per lo più abbandonati o ridotti in condizioni non consone ai palcoscenici più prestigiosi.

Ciò che più mi infastidiva era, invece, il reiterarsi di una tendenza del Vecchio Corso, quella di trattare i romani quale carne da macello elettorale, buona solo a portar voti ad una o all'altra causa, presa in giro puntualmente - ma c'è da dire che la grandissima maggioranza dei romani si fa prendere in giro in modo molto facile, al di là di ogni (più o meno ragionevole) sembianza - e vilipendiata della propria sovranità di cittadini di una Capitale: perché nessuno aveva pensato di capire anche cosa ne pensassero i romani della questione? Perché si dava nuovamente per scontato che tutti capissero adeguatamente vantaggi e svantaggi di una candidatura alle Olimpiadi, sapendone cogliere gli aspetti più critici? Queste erano le domande essenziali che mi avevano spinto a non vedere molto bene la giostra creatasi dietro, e a mantenere una certa distanza dalle festose e soddisfatte pacche sulle spalle di quanti avevano deciso per la candidatura.

Poi sono arrivate la campagna elettorale prima e le elezioni poi, e ancora una volta un tema di importanza vitale per una città ridotta in fin di vita da tanti fattori (cittadini compresi) è divenuto materiale di scambio, campione di misura del consenso elettorale anziché tema da comprendere, sviscerare ed affrontare, per quanto con poco tempo a disposizione.
La scelta fatta dall'attuale sindaco di Roma non mi piace per lo stesso motivo per cui non mi piaceva chi aveva deciso senza se e senza ma di presentare la candidatura: i cittadini sono stati totalmente aggirati, dando per scontato che il consenso elettorale del partito vincitore fosse del tutto coincidente con le opinioni in merito. Sbagliato, scorretto e sciocco: non si può legare la mediocre (finora) prestazione politico-amministrativa della nuova giunta al destino della fu candidatura, ma viene il sospetto che, ancora una volta, si sia cavalcata elettoralmente la pancia dei cittadini per prendere una decisione. Sospetto che diventa ancora più forte se si pensa alla storia del partito in questione, che di un certo gentismo da battaglia (che reputo ancor peggio del populismo, nella sua sottile sfumatura) ha fatto vessillo.

Roma non avrà la sua candidatura ai giochi del 2024, dunque. Speriamo almeno di avere ben prima di tale data un governo della città degno.




Buona vita

martedì 13 settembre 2016

Le colpe degli altri


Succede che una ragazza si distrae in modo che La Massa ritiene poco consono ad una Ragazza Per Bene, e che immagini registrate di tali distrazioni finiscano (più o meno misteriosamente) nel ribollente gorgo delle condivisioni posto esattamente al centro della galassia che chiamiamo web 2.0.
Commenti, risate, giochi goliardici di gusto soggettivo, battutine...quel video diventa un fenomeno virale, è ovunque anche solo nelle citazioni, chi non capisce cosa significhi quel «Bravoh!», con l'acca messa ad indicare la pronuncia aspirata dell'ultima vocale, viene sempre invitato ad aggiornarsi, a guardare il video, a farsi un'idea di quanto divertente e in qualche modo patetica sia quella scenetta rubata alla sua privatezza.
Quel che accade dopo è che la protagonista del video si sente violata in quella stessa medesima privatezza, che la pressione che si sente addosso la porti a cercare di sparire. Cambiando città. Cambiando nome. Decidendo che, probabilmente, togliersi di mezzo definitivamente sia l'unica soluzione per lavare l'onta. E lo fa appendendo il suo collo ad un foulard...


Improvvisamente La Massa si scopre indignata: come è potuto accadere, si domanda, che una ragazza che non stava facendo niente di male sia stata così brutalmente messa alla gogna? Come si è arrivati a costringere una persona a togliersi la vita per la vergogna? Come, ma soprattutto Chi?
Nel suo brulicante processo cogitativo La Massa (giudice, giuria e giustiziere) decide che la colpa è evidentemente nel mezzo e nelle possibilità che esso concede a chiunque lo voglia utilizzare: è il Web che va condannato, in toto, perché solo nel Web è possibile condividere certe cose e riderci sopra, solo il Web ha la capacità di amplificare fatti privati apparentemente poco significativi in indesiderate notorietà, solo nei suoi meandri si può annidare il virus del chiacchiericcio pruriginoso, del pettegolezzo, arrivando a raggiungere bacini di ascolto mai visti finora. La sentenza è emessa. La Massa ha parlato.


Varrebbe la pena ricordare quante giovani donne sono state costrette a sposare uomini che hanno poi detestato per un capriccio giovanile, che fosse loro o di quegli stessi uomini; quante hanno visto la loro vita distrutta dalle chiacchiere delle comari; quanti hanno finito la loro vita nel peggiore dei modi, costretti a gesti eclatanti contro se stessi o contro altri dalle enormi energie sprigionate da quegli occhi che osservavano dietro le tapparelle, da quei gomiti che si colpivano complici al loro passaggio, da quelle risatine. E tutto questo prima ancora che si avesse la benché minima idea di cosa dovesse essere un computer...figuriamoci il Web.
Varrebbe la pena ricordare quanta ipocrisia ha permeato e permea la La Massa Benpensante Italiana, quanto cattolicissimo fariseismo ha condito la nostra storia popolare più intima, quanto appassionato e molto malamente celato impegno viene messo nel leggere, ascoltare e condividere il gossip più cafone e insulso.


Vale la pena ricordare tutto ciò a quanti si sono autoeletti a difensori della dignità umana, pubblici ministeri senza nomina impegnatissimi a chiedere a gran voce che a questo Web si metta una qualche sorta di filtro, un freno: imparino ad usarlo, il Web, imparino a viverlo, a cambiarlo da dentro. La censura è solo un'altra mano di vernice bianca al sepolcro.


Buona vita.