giovedì 27 ottobre 2016

L'incontinenza

Quando si sceglie in maniera più che cosciente di ridurre il confronto politico ad uno scontro tra opposte tifoserie; quando si permette ad una o all'altra parte di disporre della propria base elettorale come si disporrebbe di truppe da usare come carne da cannone; quando si sceglie di rinnovare il suddetto confronto sulle nuove piattaforme multimediali al fine di sfruttarne l'indubbia potenza, ma non ci si disturba di comprendere che si sta bombardando un formicaio con l'atomica; ma, soprattutto, quando si permette - o meglio si auspica - l'accesso ai più elevati gradi della vita politica di un Paese a chiunque, purchè sia scelto dalla Gente(tm)...Insomma, quando si decide di fare massa anziché scelta è inevitabile che qualcosa sfugga di mano, e che l'incontinenza verbale di questa massa, incoraggiata dalle possibilità di espressione che oggi la Rete concede a tutti, porti a paradossi che un tempo sarebbero probabilmente rimasti chiusi tra le quattro mura di un piccolo bar di provincia, tra bianchini, bestemmie e briscole.
Oggi invece non c'è evento che tenga, il senza filtri è la regola e si può leggere di tutto associato al tuttaltro, in una fiera del non correlato che farebbe invidia ai più bravi autori comici non sense. Il problema, poi, è il livello di condivisione di tali scempiaggini della logica e dell'etichetta politica (se non addirittura di quella web...), così ci si ritrova con bacheche invase da richieste di chiarimenti sulla sorte di due militari italiani mentre si discute di tagli delle tasse (E allora i Marò?!?), ci si ritrova a dover prendere le parti di un presidente del consiglio di cui non apprezzi le politiche perchè attaccato a caso in una discussione sulla droga nelle discoteche (Ah, chiudono le discoteche per l'ecstasy?! E allora Renzie che vuole fare la riforma?!?!?), o magari, commentando qualche evento sportivo con altri appassionati, ti vedi costretto a puntualizzare le sciocchezze dell'ennesimo tesserato del partito benaltrista (State a pensare al pallone, quando ci sono cose ben più importanti: per esempio, la Boschi che accavalla le cosce mentre le vecchiette muoiono di fame!!!).
E così scorrendo le timeline, schivando luminari che se la prendono coi zingari perchè sono aumentate le sigarette e futuri premi Nobel che seguendo gli ordini del guru di partito messaggiano proclami pseudo politici dietro ashtag di tendenza casuali, arriva prima o poi il vero e proprio sciacallo, il peggiore di tutti. Proprio lui, quello che approfitta dell'enorme attenzione di un particolare evento per rubare un po' di quella luce dai riflettori o peggio per perorare cause che, in certi casi almeno, dovrebbero tacere.


Questo è becero, non politica.


venerdì 21 ottobre 2016

Software aperto, portafogli chiuso (o "Dell'innovazione a titolo gratuito della P.A.")

Da qualche giorno la giunta Raggi a Roma ha emanato la delibera nr.55 dell'anno 2016, concernente l'impegno all'uso di software libero o a codice sorgente aperto nell'Amministrazione Capitolina: si tratta in buona sostanza di un recepimento - declamato in pompa magna - di un decreto legislativo del 2005 che obbliga le pubbliche amministrazioni tutte ad includere sempre, nella scelta degli applicativi di lavoro, software libero o a codice sorgente aperto. Non è la prima nè sarà l'ultima grande istituzione a scegliere questa strada, ma probabilmente fa effetto quando questa è guidata da una parte politica il cui capo fa da anni proselitismo sul FLOSS (Free/Libre and Open Source Software), senza capirci tra l'altro - sua stessa ammissione - moltissimo...
Ma di tutto quanto si può dire ciò che colpisce è l'articolo 2 di tale provvedimento, in cui l'amministrazione delibera:

di coinvolgere, a titolo gratuito e senza alcun onere a carico dell’Amministrazione
Capitolina, le realtà esperte di software libero per agevolare la migrazione verso tale
tipologia di software e svolgere iniziative mirate alla formazione del personale
dipendente;

Tante considerazioni sul perchè viene ritenuto giusto utilizzare FLOSS, belle intenzioni sul futuro per un amministrazione più efficiente e trasparente (perchè, poi, un software libero dovrebbe rendere automaticamente trasparente l'attività di chi lo usa non è dato saperlo...), ottimi propositi di risparmio sulle licenze d'uso...e per tutto questo useremo realtà esperte, che ci aiuteranno a migrare ed a formare il personale! Gratis, ovviamente...

Vorremmo spiegare alla Signora Sindaca e ai suoi ragazzi bellissimi et onestissimi che non siamo ad un Linux Day, che non si tratta di installare Ubuntu su un vecchio portatile di un universitario in vena di imparare qualcosa di nuovo.


Si tratta di formare un oceano di impiegati e addetti, spesso avvizziti e impigriti in uffici più o meno probabili, abituati a fare con un PC sempre la stessa medesima azione, magari leggendo ogni volta dallo schemetto di utilizzo che ha preparato il collega più abile coi computer.


Si tratta in ogni caso di addestrare personale ad un utilizzo diverso dal solito, diverso anche da quello che normalmente il 90% di quel personale fa dei PC a casa


Si tratta di mettere mano a parecchie macchine, di rivedere le reti attualmente in piedi, di riorganizzare tutte le procedure attualmente attive per renderle più fattibili con i nuovi software.


Si tratta di lavoro, insomma. Di un gran lavoro. E il lavoro va pagato. Sempre.

giovedì 20 ottobre 2016

Inesperti commentatori del Tutto

Si diceva la scorsa settimana di come la scarsa familiarità con i nuovi mezzi di condivisione sociale porti inevitabilmente ad averne paura, sfociando in tentativi a volte piuttosto goffi di porre freni e censure totalmente inapplicabili al contesto.
Vorrei oggi riflettere sul caso opposto di quanti, sfruttando le indiscutibili opportunità a disposizione, si affannano a partecipare a discussioni ben più grandi di loro, o quanto meno ben oltre la loro capacità di analisi. Non si può non pensare, a tal proposito, della dichiarazione del compianto Umberto Eco, per il quale «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli».
Magari la situazione non è così drammatica, in quanto anche oggi (per chi ne ha capacità) c'è sempre la possibilità di mettere a tacere le legioni di imbecilli che parlano a vanvera, ma la frase rende piuttosto bene l'idea di quanto la fruibilità partecipativa della Rete Moderna sia abbastanza sfuggita di mano...Non si vuole arrivare a quanto si è criticato giusto una settimana fa, si vuole solo riflettere sulla capacità di autofiltro che gran parte dell'utenza mondiale oggi non possiede.
Mi spiego: mi è stato insegnato (nella vita, non su Internet) a non intromettermi in discussioni che non sapevo sostenere, di non dare opinioni non richieste e di non commentare questioni di cui sapevo poco più che niente. È un'azione di salvaguardia della propria dignità, utile ad evitarci pessime figure, ma anche una questione di buona educazione: perchè far perdere tempo a persone che da quella discussione potrebbero trarne giovamento (e piacere intellettuale, perchè no), costringendole a doverci spiegare perchè la nostra opinione è totalmente inutile e basata sul nulla? Perchè costringere chi è interessato a capire meglio un determinato argomento a schivare post inutili senza peso specifico, causa assenza di adeguata formazione?
Non è una vergogna tralasciare qualche ashtag di tendenza se non se ne sa nulla...nè lo è (anzi!) informarsi per bene prima di esprimere al mondo il proprio pensiero!

mercoledì 12 ottobre 2016

Disorientamenti

Internet, nel suo senso più recente dominato indiscutibilmente dagli spazi sociali, è un posto molto diverso da qualunque altra esperienza di condivisione sia mai stata sperimentata: possiamo accostargli tratti caratteristici di questa o quell'altra forma di interazione pubblica presistente, possiamo sottolineare la somiglianza nei comportamenti degli attori principali, possiamo persino sperare di aver traslato in uno spazio virtuale quanto era più difficilmente possibile negli spazi reali di piazze, giornali, riviste, radio, ecc.; ma in nessun caso l'esperienza ideale assume gli stessi contorni e le stesse sfumature dell'esperienza reale.
Per come è nato e si è sviluppato, il mondo dei Social Network è uno spazio di condivisione totale, privo di qualsivoglia filtro che non sia stato adottato dall'utenza stessa: decide l'utenza cosa guardare, con chi e come interagire, ma non c'è difesa terza alcuna dalle mine vaganti che un simile livello di interazione può comportare. Se non si sanno attivare quei filtri (attivi o meno che siano) che sopra si citavano...
Ecco allora spiegato l'enorme disorientamento che ogni tanto colpisce specie chi si è dovuto adattare all'utilizzo dei Social, chi non li capisce, chi non li vuole capire, tutte categorie che continuano a sperare che vi sia il buon caro vecchio ente terzo a filtrare, moderare, regolare la vita dei cittadini sociali. Qualcuno grida a tentativi di censura, ma non vorrei essere così netto: si tratta solo di maldestri attentati alla normale vita di uno strumento che fa dell'interconnettività e della relativa libertà di espressione la sua caratteristica principale. Non mancano i potenziali censori per interesse personale, sia chiaro, ma non è di loro che sto parlando, bensì di tutta quella schiera di fenomeni che pensa di pubblicizzare i propri pensieri all'interno di una piazza dove chiunque può criticare, commentare, giudicare...lamentandosi che li si critichi, commenti, giudichi!
Ho frequentato gli spazi di condivisione fin dall'era di usenet e dei newsgroup, quando i troll erano ben identificati, e non erano banalmente tutti quelli che vanno a spacciare idee di un certo tipo in gruppi di idea opposta...quando un flame non era un problema, se non lo si voleva creare il problema. Paradossalmente sembra che questo disorientamento sia più legato ad una paura di confronto aperto che ad altro. Ad ogni modo, lasciate spazi che non vi appartengono se pensate di poterli normare con idee applicabili ad altri spazi, per voi più pertinenti...