martedì 26 aprile 2011

I nuovi "operai"

C'era una volta una classe, come si amava chiamarla allora, un nucleo pulsante e produttivo di ogni Paese fatto di gente troppo spesso sfruttata, costretta a orari di lavoro massacranti, sottopagata e umiliata da una classe dirigente troppo attenta al prodotto e molto poco a chi produceva. Quella classe c'è ancora, non illudiamoci: ha lottato, combattuto in diversi modi, ed ha ottenuto notevoli miglioramenti, sebbene ancora ci sia molto da migliorare...queste persone erano e sono dette Operai.
Purtroppo, come avviene per ogni genere di questione nel nostro Bel Paese, ci siamo talmente fossilizzati su quelle lotte che da una parte si pensa che non ci sia più niente da dire sulla condizione degli Operai, ignorando la problematica della sicurezza sul lavoro, i diritti ancora oggi calpestati dei lavoratori e i salari mai sincronizzati con il reale costo della vita; dall'altra c'è invece chi è convinto che solo il lavoro duro, fisico, meccanico sia notevole di interesse, chi suppone che solo stando in fabbrica sudando nella tuta sia un lavoratore Vero...nel frattempo il mondo del lavoro si è evoluto, è cambiato, sono cambiate le tipologie di contratto, sono cambiati i rapporti di potere tra datori e lavoratori, ma nessuno se n'è accorto, fermo ad una idea di lavoro e di lavoratore cinquant'anni indietro.
Ecco allora emergere i nuovi operai, ragazzi (perchè perlopiù di giovani si tratta) che hanno sacrificato parte della loro vita sui libri, che magari hanno anche lavorato per mantenersi gli studi, o che hanno sudato talmente tanto per ripagare gli sforzi paterni e materni da meritare vere medaglie. Gente che passa da un contratto a progetto all'altro, o da un tempo determinato all'altro, se più fortunati; gente che deve convivere costantemente con la mannaia della "scadenza di contratto", e che in nome di essa deve mandar giù intere famiglie di rospi grossi come case; che fino all'ultimo giorno di contratto non sanno se riceveranno ancora uno stipendio; che non può far altro che lavorare a testa china senza mai avere la possibilità di alzare la voce per i suoi diritti; che deve fare i conti con la scellerata politica che ha trasformato l'università italiana da ottima istituzione a esamificio di massa, con il risultato di buttare sul mercato del lavoro orde di laureati (la legge della domanda e dell'offerta la conosciamo tutti...); gente con una preparazione avanzata, specializzata, persone qualificate che devono vivere nell'intorno dei 1000 euro mensili sentendosi anche fortunati; ragazzi dalla mente fresca, magari pieni di idee (magari no, non tutti sono così proattivi...), flessibili e pronti a innovare, costretti ad alienarsi nei meandri di uffici che non vogliono cambiare, continuamente superati da incapaci raccomandati, da preistorici ancora sul pezzo per merito delle amicizie coltivate, da idioti talmente devoti alla causa aziendale da riuscire a rimanere a galla solo per la loro capacità di fare esattamente ciò che gli viene detto...

Ebbene, questa classe di lavoratori oggi vive ancora nel silenzio più assoluto e peggio nell'indifferenza: quasi devono sentirsi in colpa per poter esprimere il proprio disagio dietro quei computer, perché loro "non sanno cos'è il lavoro duro!", quasi devono chiedere permesso per spiegare che in quegli uffici sta succedendo qualcosa di analogo a quello che un tempo accadeva in fabbrica. E teniamo conto del fatto che ormai si tratta della larga maggioranza dei lavoratori...eppure quasi non ci accorgiamo di loro.
Sia ben chiaro, non voglio mettere sullo stesso piano un contratto in scadenza con un capo che non spende un euro per la sicurezza dei propri operai, ma forse dovremmo riflettere sul fatto che arrivare a trent'anni e scoprire che non solo non si è nella situazione che ci si era immaginati dieci anni prima, ma che addirittura non si è liberi di progettare il futuro più prossimo (figuriamoci quello "remoto"...) perché costretti a fare i conti con un enorme punto interrogativo non sia un sinonimo calzante di "giustizia sociale". Qualcuno ha definito queste persone "schiavi moderni", io non riesco ad essere così definitivo: la schiavitù è qualcosa di molto diverso...ma certo, quando sei costretto dall'imminente scadenza del contratto a fare straordinari non pagati, il paragone viene anche a me.......

Buona vita.