venerdì 27 settembre 2019

Luci dal futuro



Milioni di persone, perlopiù giovani e giovanissimi, stanno scendendo in piazza in queste ore, astenendosi dallo studio e dalla frequentazione di scuole e università per protestare.
Tante altre persone - soffermandoci solo al nostro paese - rimarranno invece sulla poltrona a sbavare contro questi ragazzi, solo perchè hanno osato alzare la testa, come sempre avviene ogni volta che un giovane si azzarda ad occupare una scuola o ad indire un'autogestione. Quale che sia il motivo. Quale che siano le conseguenze che, certamente, sa di dover affrontare.
Solo che stavolta questi ragazzi stanno manifestando per qualcosa che dovrebbe stare a cuore a tutti, perchè non è un problema solo loro (che poi solo loro non è...), non si parla più di ore obbligatorie da alternare allo studio o di soldi pubblici versati ai privati, mentre la Cosa Pubblica cade a pezzi...Parliamo del futuro del pianeta, o forse meglio ancora della specie umana, di cui (nonostante qualcuno alimenti inavvertitamente qualche dubbio, almeno per la tanto sbandierata caratteristica dell'intelligenza senziente) dovremmo interessarci tutti. Non dico con attivismo militante, ma almeno di striscio. Almeno abbastanza da evitare di fare la figura degli scimmioni in assetto antisommossa contro una gioventù tanto vituperata e, invece, finalmente "armata".

Stanno manifestando perchè le generazioni precedenti stanno sperperando tutti i beni di famiglia, lasciandogli in eredità un mondo morente e puzzolente. Stanno manifestando perchè nonostante almeno quarantanni di lotte ambientaliste, nonostante gli avvertimenti della gran parte della comunità scientifica, nonostante le evidenze più lampanti, stiamo continuando a distruggere ecosistemi con la stessa noncuranza con cui ogni giorno ci infiliamo le scarpe. Stanno manifestando perchè non è più tollerabile veder distruggere la propria casa in nome di necessità fittizie indotte dalle divinità moderne Profitto e Mercato. Stanno manifestando perchè è giusto. Perchè sì.

Ci sarà comunque chi gli vomiterà addosso la rabbia del proprio fallimento, chi preferirà deridere il loro aspetto fisico per sminuirli, chi vorrà sottolineare ogni singola apparente ipocrisia solo per rendersi ancora più ridicoli. Qualcuno addirittura si intrufolerà tra i manifestanti e creerà scompiglio in qualunque forma pur di sminuire l'enorme significato simbolico di questo bellissimo venerdì degli anni Duemila.

Ma questi ragazzi si sono svegliati da un sonno in cui per troppo tempo sono stati indotti, hanno rinunciato alle droghe sociali con cui pensavano di renderli schiavi e ora hanno rotto le catene definitivamente, hanno bruciato i ponti con la gran parte delle generazioni precedenti (mia compresa: abbiamo il solo merito di averli tirati sù noi, 'sti figli...e non è detto che sia merito nostro ciò che ora pensano e fanno). Non hanno tempo - e non lo devono avere - di pensare ai deliri aterosclerotici di qualche giornalista consunto dal proprio lordume ideologico, o di qualche presunto potente convinto di avere tutte le verità che servono a portata di manipolazione.

Forza, ragazzi, lottate anche per loro.

#FridayForFuture

martedì 17 settembre 2019

La sostanza della forma

Foto Repubblica.it
Non è una novità, almeno (almeno...) a partire dalla mia generazione, da quei "figli dei figli dei figli della guerra" talmente incomprensibili da etichettarli con una men che generica X: ci hanno ripetuto fino allo stremo che non è la forma l'importante, che l'abito non fa mai il monaco, che importa solo la sostanza; per poi inquadrarci in ordinamenti simil militareschi, ingabbiando le nostre primissime esperienze sociali e produttive (quelle scolastiche) in torbide regole di tradizione antica e nerissima.
Perchè è importante anche un certo "decoro", perchè "c'è luogo e luogo", perchè, perchè, perchè...Perchè è importante, per i ragazzi, capire che ci sono delle regole e vanno rispettate, ci dice oggi la preside che ha impedito l'ingresso a scuola di un tredicenne con sulla testa dei capelli da tredicenne.
Ecco, il rispetto delle regole. Sacrosanto al punto giusto, il che rende anche un certo valore pedagogico al gesto della direttrice scolastica. Se non fosse per tutte le motivazioni addotte, a questa improvvisa necessità di regolare così rigidamente (fino ad entrare nella sfera personale, perchè di questo si tratta) la vita di un ragazzino "per insegnargli qualcosa": non ho ben compreso, in effetti, come il contesto sociale dei dintorni della scuola possa diventare pretesto per impuntarsi sulla capigliatura di un alunno continua a sfuggirmi.
Proprio perchè parliamo di un quartiere complesso, con problematiche ancor più complesse, irrisolte e di difficile soluzione, in che modo l'indottrinamento al rispetto delle regole mediante l'imposizione di codici proibizionistici diventano fondamentali? Quale valore aggiunto possono dare alla formazione della personalità di un adolescente immerso in quel contesto? Cosa aggiunge al lavoro, sicuramente importante, che la preside e tutto il resto del corpo docente, stanno sicuramente facendo tra mille difficoltà?
La stessa direttrice parla, tra l'altro, di un ragazzo brillante, interessato e di talento: a che scopo imbrigliarlo e costringerlo ad abbassare la testa? Perchè l'unico insegnamento che, da ex adolescente, avrei capito è che a chi detiene l'autorità va detto sì incondizionatamente, pena l'esclusione.

Ho come la sensazione che sia il clamore mediatico (che, nel mio piccolo, sto alimentando, me ne rendo conto) ad aver fatto irrigidire la signora preside. Certo, se vuole insegnare ai suoi ragazzi a stare lontano dalla strada e dalle influenze peggiori, non vedo come lo si possa ottenere costringendoli a tagli di capelli predefiniti e sottoposti ad autorizzazione.

Sicuramente la docente sarà ben più attrezzata della stragrande maggioranza di noi nel comprendere ed applicare le migliori strategie pedagogiche, come certo saprà molto meglio di noi quale situazione deve affrontare tutte le mattine.
Ma qui non si tratta solo di pedagogia applicata e esperienza diretta, ma di applicare ciò che le sue colleghe, i nostri genitori e la morale democratica in toto ci ha insegnato negli anni: la forma non è sostanza, che è l'unica cosa che conta, e il rispetto delle regole (imprescindibile) passa dalla comprensione delle stesse non dalle imposizioni acritiche.

E certo non da quale taglio di capelli si porta in testa.

lunedì 16 settembre 2019

Ritorni e attese

Ho preso talmente sul serio l'ultimo post su questa specie di raccoglitore posticcio di scarabocchi (ventisettemaggioduemiladiciannove!), che, circondato da nugoli di commenti politicanti da condividere in modo - come sempre - molesto, ho finito per mettermi seduto sulla riva del fiume, ad attendere cadaveri di cui però non mi è chiarissima l'identità.

Perchè ci vuole pazienza, e la chiedo anche ai pochi pazzi che si ostinano a leggere queste righe.

Molto è cambiato nel frattempo, qualche mia osservazione si è trasformata (a leggerla bene) in profezia, e tutti sembrano essere convinti di un cambio di verso della Nazione, di un rinnovato vento di poppa che spingerà l'Italia intiera ad un futuro roseo e pacioccoso.

Non è così. Lo vedrete. Lo vedremo. E allacciatevi bene le cinture perchè il salto sarà ripidissimo.

Detto ciò, si ritorna a scribacchiare, con qualche vecchia novità da rodare meglio e qualche nuova abitudine a cui assuefarsi. Intanto cominciamo a pubblicare con un ritmo più preciso, il martedì e il venerdì, con supplemento festivo (sabato o domenica, flottanti) a compendiare. E vediamo di rispettare le attese.

Qualcosa c'è da rivedere anche a livello social.

Sicuro, per ancora un bel po' si parlerà poco di cronaca politica.

A prestissimo.