giovedì 3 gennaio 2013

Indignazione e rabbia

Ho la fortuna e l'onore di provenire da una famiglia modesta che ha però ritenuto indispensabile fare dei sacrifici per garantire il mio futuro attraverso studi di un certo livello e, soprattutto, insegnarmi che non possono esistere i "valori", le "idee" e i "credo" se non si ha la capacità e l'abitudine di pensare con la propria testa. Per tale motivo, e per la forma mentis acquisita negli anni, non riesco a sopportare particolarmente le posizioni ideologiche oltranziste e le prese di posizione ostinate, che rischiano sempre di cadere nel pregiudizio più becero.
Ecco che, dunque, soprattutto nell'era della comunicazione globale affidata integralmente nelle mani del singolo fruitore, trovo talvolta irritante l'accanimento ottuso e cieco su determinati temi, molto (troppo) spesso risultante in frasi "standard" da utilizzare a commento di una notizia che riguarda anche da molto lontano il tema in questione. Un esempio concreto è oggi il tema della "Casta" politica italiana, colpevolizzata di ogni singolo ingranaggio grippato in questo paese, e presa di mira a prescindere (a volte anche quando proprio non c'entra nulla...). Purtroppo spesso a prescindere anche dalla correttezza o, peggio, dalla veridicità della notizia commentata: ho già avuto modo di assistere ad una manciata di episodi "virali" di notizie rivelatesi poi bufale clamorose messe in giro per far numero e rumore. Eppure basterebbe poco per verificare, sulla Rete...ma si sta talmente radicando un simile comportamento che molta gente di senno, attenta a questo genere di "trappole", tende a commettere l'errore contrario: ricerca rapida dei fatti, nessuna informazione apparentemente trovata, denuncia della presunta bufala (ci sono cascato anche io quest'oggi, e ringrazio chi - inizialmente scontrandosi con me - me lo ha fatto notare!).
In termini più globali, buttarla sul "sono tutti uguali"/"è tutto un magna magna"/"all'armi all'armi!", senza neanche darsi pena di verificare e valutare quanto si sta denigrando, fa rischiare di screditare il lavoro di quanti cercano di pesare il reale stato di salute del Paese e il reale peso della "Casta" su tale salute, mediante la ricerca quotidiana di evidenze fattuali da travasare in serie ed articolate pubbliche opinioni. In più si è alla mercé del più bieco populismo da battaglia che al Paese ha solo portato guai.

Ma, mi spiace dirlo, sono gli italiani ad essere così, storicamente non è cambiato molto. Per lungo tempo l'italiano si priva della capacità di indignarsi, una delle più alte e importanti funzioni civiche che si possano avere, si adatta al percorso e fa spallucce di fronte a quei pochi che continuano a dare l'allarme di fronte al pericolo di una crisi (quale che sia, morale, politica, economica...). Quindi, quando la crisi si incancrenisce, quando è praticamente impossibile non notarla e soprattutto quando risulta difficile per il cittadino medio conviverci senza sentirne tutto il peso negativo sulle proprie (ormai fragili) spalle, arriva l'onda di rabbia.
Già, rabbia, perché a quel punto non è più indignazione, ma una reazione istintiva e maldestra, facilmente plasmabile e veicolabile da quanti abbiano interesse a farlo (talvolta con intenzioni - almeno inizialmente - nobili), che ci priva delle capacità normali di giudizio e di "attenzione". A quel punto basta che arrivi qualcuno con lo slogan più efficace a radunare tutto il gregge dei "rabbiosi", a farlo diventare massa e a convincerlo che l'unica cura contro il cancro è lui. E la frittata è fatta: è successo negli anni Venti, è successo all'inizio degli anni Novanta, e temo succederà di nuovo. A breve...

Spero solo che prima o poi, anche grazie ai nuovi media sociali a disposizione, si impari dagli errori del passato e si cominci a mantenere sempre alto il livello di attenzione, ad essere cittadini più responsabili. Che si impari, finalmente, il valore civico e socialmente costruttivo dell'indignazione.

Buona vita.