giovedì 25 aprile 2019

Divisioni

Ogni anno qualche nuova polemica si affaccia sulla festa della Liberazione, una data che dovrebbe essere senza ombra alcuna di dubbio alla base costituente del nostro attuale vivere civile, oltre che evidentemente a fondamento dello Stato Democratico, vero concepimento del germe repubblicano e libero, in un Paese che aveva disconosciuto le libertà di tutti nel nome delle mire e delle ambizioni di pochi.
Per tanti continua ad essere una data "divisiva", un muretto posto tra un noi e un loro: lo è. Divide la veglia di pochi dalla malattia politica di altri, divide il sano spirito partecipativo dall'odio esclusivo. Divide i liberi cittadini della Repubblica Italiana dai fascismi.

Ben venga la voglia di pochi verso la libertà di tanti altri. Ben venga la divisione tra questi e chi ancora pensa sia meglio rinnegare quella voglia, che ancora oggi permette loro non solo di vomitare posizioni fuori contesto, ma anche di poterle rappresentare in libere elezioni.

Buona festa della Liberazione e viva i Partigiani!

martedì 23 aprile 2019

La pesca

Amo la montagna, adoro il mare, ma più di tutto, pensavo, ho amato e ammiro la pesca. Il contatto primigenio con l'elemento materno del mare sarebbe già una buona ragione, ma c'è di più: la sfida con le altre forze, il rispetto, l'inganno celato, la lotta finale, il rituffare la bestia vinta e il maledire quella che si è sconfitta, nello stesso modo in cui malediresti l'amico fraterno che ti batte in una mano di briscola.
C'è l'educazione alla pazienza, al rispetto per l'altro, chiunque esso sia, prima ancora che della Natura come elemento che ci accoglie e sopporta.

Riflettevo, dunque, che dovremmo imparare tutti a pescare...

domenica 21 aprile 2019

Resurrezione

Non volendo avere presunzione di saper sciorinare analisi più grandi di me, mi è sempre parsa evidente la complanarità della Pasqua cristiana (così come di quella ebraica) con la rinascita popolare, sociale e dunque politica. Che il simbolismo della resurrezione del Cristo sia mutuato da quello della rinascita della natura non lo invento certo io (Ostara, l'equinozio di primavera, la prima luna piena, ecc.), ma è il simbolo della rinascita umana dalla sofferenza e dalla sopraffazione ad essermi divenuto nel tempo interessante.
Una rinascita ciclica, una misteriosa e invincibile forza che spinge l'umanità a risorgere dalle proprie ceneri, anche quando esse siano state generate dagli stessi risorgenti.

Per cui vivo ogni Pasqua con un sintomo di rinascita, ed quest'anno più che mai con quel 25 Aprile così vicino: ad ogni inverno corrisponde una primavera. Risorgeremo, prima o poi.

Buona Pasqua

sabato 20 aprile 2019

Ignoranti

Torno dal solito periodo di buio per rifarmi ad alcuni episodi recenti e ad un banale compito per casa affidato ad una bambina ottenne al centro dei quali è stato posto il peso che l'ignoranza, in quanto mancanza di cultura e conoscenza, assume in seno al futuro possibile del Paese.
Parliamo di situazioni circostanziate in cui le manchevolezze culturali di certa parte della popolazione sono additate ormai come un nemico da estirpare, come cancrena inconciliabile con le necessità moderne (politiche e sociali) che uno Stato dovrebbe avere. Non mi stupisce questo ruolo avverso ad un reale progresso civico, perchè lo è sempre stato, ma sono le sfumature a fare la differenza.
Da una parte, in un passato nemmeno troppo remoto, trattavasi di una voglia e di una necessità di riscatto, di "redenzione intellettuale", in un certo senso, che ha mosso almeno alcuni movimenti politici, nella speranza di svegliare coscienze e di costruire per il più ampio numero di persone quello scudo culturale atto ad interpretare le complessità del mondo e non farsi schiacciare, quindi, dai suoi diversi pesi.
Dall'altra, nel senso più recente, per come è percolato dai canali social, della sentitissima smania di estirpare il più debole da ogni processo democratico, di relegarlo ad una posizione subalterna e spettatoriale in quanto incapace di intendere e, dunque, pericoloso nel suo più alto ruolo decisionale di cittadino, togliendogli voce e possibilità di usarla.
Questa è quindi la differenza, sostanziale, tra chi ha ipotizzato la necessità di colmare vuoti e chi sostiene l'urgenza di tapparli per sempre.

Senza voler presumere assenza di profondità in ogni simile pensiero (si spera che sia ovvio a chiunque che, il più delle volte, l'ignoranza rischia di non essere mai una scelta), ci si chiede come si possa sperare di pensare ad un futuro migliore per tutti escludendo anzichè includendo, soprattutto se lo si fa sulla base di qualità acquisibili e migliorabili con l'aiuto di un'intera comunità, magari. L'avversione che deve manifestarsi (ed inizialmente così era anche nel marasma primario della Rete) dovrebbe essere contro la militanza, contro quel coltivare l'ignoranza come valore primario di bontà civica, di "semplicità che tutto vince", contro l'odio verso l'intellettualità in quanto espressione di un pensiero ragionato: se si fa bandiera dei propri vuoti e se alla base di questi pennoni eretti al nulla si pretende, in più, di poter non solo dissentire ma anche di interpretare, disporre e legiferare, usando al contrario uno strumento necessario (semplicità di pensiero contro i "professoroni", per dirla negli orridi termini di politica moderna), se si ha, cioè, l'arroganza dell'incuria culturale, si fanno indicibili danni. Ed è questo da combattere, non l'ignoranza in sè...

A cosa serve, dunque, dall'alto scranno dei propri privilegi culturali, giudicare il vernacolo di un ragazzino quindicenne che ha comunque avuto dignità di combattente ben più ampie delle nostre? Che senso ha farsi ricchi del proprio bagaglio intellettuale e considerarlo il solo accettabile in una società futura? Che senso ha andare a caccia del congiuntivo sbagliato e dell'assenza del più primitivo nozionismo se poi si immagina una società in cui non si vuole migliorare ma obliare certuni in favore di altri?

Che senso ha, chiedo infine alla cara maestra, invitare dei bambini di otto anni a visualizzare con disprezzo le scarse conoscenze di un concorrente da quiz televisivo, anzichè insegnare loro il vero valore della conoscenza e le modalità con cui è più giusto elargirla al più ampio pubblico possibile?

Forse è proprio questa la vera ignoranza.