martedì 28 dicembre 2010

Il giocattolo rotto

Quando a fine ottobre cominciò il calvario che intrapresi insieme a tutti i colleghi di SoREM e SAN, non avrei mai pensato che a più due mesi di distanza sarei dovuto tornare sull'argomento in queste pagine. Perchè, in effetti, nessuno di noi pensava che il tutto riuscisse ad essere (colposamente o dolosamente) complicato fino a tal punto, visto anche come si erano messe le cose fin dall'inizio.
Ma andiamo con ordine, per quanto seguendo le grandi linee, così da rendere più chiaro il tutto:
  • le società SoREM e SAN, affidatarie dei servizi di gestione e manutenzione della flotta Canadair della Protezione Civile Nazionale, entrano in un periodo di crisi finanziaria che dura praticamente dall'inizio dell'anno e si acuisce negli ultimi mesi della stagione estiva, arrivando al pagamento ritardato degli stipendi;
  • i preannunciati nuovi ritardi nella mensilità di settembre portano i lavoratori a protestare con uno sciopero, durante il quale chiedono e ottengono di essere ricevuti dal Dipartimento della Protezione Civile: si apre così un importante tavolo di discussione;
  • in seguito all'arresto di Spadaccini, e con l'aggravarsi della crisi economica delle due società, che porta addirittura ad interrompere le coperture assicurative del personale di volo, Protezione Civile decide di interrompere il rapporto con SoREM. Siamo ai primi di novembre, i lavoratori hanno continuato a lavorare per oltre un mese e mezzo SENZA PERCEPIRE UN SINGOLO EURO; Protezione Civile riconosce la nostra professionalità e si impegna a risolvere la situazione, stipendi compresi, entro la fine della settimana: è l'inizio di tante promesse avventate.
  • primo tentativo di rendere pubblico il servizio: Protezione Civile dichiara di aver pronto un decreto legge da presentare in consiglio dei ministri, che avrebbe portato tutto il personale alle dipendenze del Dipartimento per un anno, in attesa della gara d'appalto europea di affidamento. Tutto è dato come per fatto: il decreto non viene neanche presentato al consiglio dei ministri perchè rigettato a causa di ancora vaghe questioni tecniche...
  • siamo a metà novembre e un secondo tentativo viene fatto per far approvare quel famoso decreto. Stavolta i lavoratori interrompono il silenzio a cui si erano votati anche per richiesta dello stesso Dipartimento, e con una serie di manifestazioni e lettere alle principali testate giornalistiche cercano di far sentire la propria voce...tutto inutile, anche il secondo decreto, nel silenzio più assoluto, decade per (altre) vaghe questioni tecniche...
  • alla fine di novembre Protezione Civile indice un bando di gara per l'affidamento del servizio: tra tempi tecnici e tutto il resto si giunge fino ad oggi con una sola società, la INAER, a presentare un'offerta. Che viene rigettata per motivazioni legate al ribasso del prezzo...il Dipartimento inviterà nuovamente a presentare le offerte, sperando di risolvere tutto per metà Gennaio.
Il risultato di tutto questo è che trecento famiglie che hanno già passato un Natale molto magro, passeranno un Capodanno ancor più magro; che per questi lavoratori il 2011 comincerà con una pesante incertezza; che anche quel briciolo di credibilità che il Dipartimento, nel suo spirito collaborativo e aperto ai lavoratori, si era creato sembra sempre più essere destinato a svanire nel nulla.
Non so dire cosa impedisca davvero di risolvere la questione, se sia l'eccesso di zelo mostrato da ProCiv nel voler risolvere ogni singola questione tecnico-legale, se sia la sua superficialità nell'aver affrontato la questione (visto che ancora non sembra capire che a Giugno non ci sarà nessun servizio, non nei termini garantiti fino all'estate scorsa), se sia invece una volontà politica e/o lobbistica ad ostacolare un nodo all'apparenza così semplice da sbrogliare.
So però che quale che sia il gioco, sul piatto c'è la serenità e la sussistenza di troppe persone. Lavoratori, come al solito.

Buona vita.

lunedì 20 dicembre 2010

Esseri animali

Intelligenti, geneticamente ed intellettualmente evoluti, socialmente organizzati...Tanti sono gli aspetti attribuibili all'essere umano. Ciò che il più delle volte ci si dimentica, però, è che trattasi sempre di essere animale.
Di animale abbiamo ancora sicuramente gli istinti, per quanto sopiti o ben nascosti sotto le sovrastrutture della razionalità, della moralità o del comportamento sociale che ci siamo costruiti. Così, come tra gli animali esistono dei ruoli più o meno ben definiti tra gli esseri di genere maschile e quelli di genere femminile, anche tra gli esseri umani ci sono delle convinzioni ormai quasi relegate alla sfera dell'inconscio che di tanto in tanto vengono fuori.
Prendiamo quel che accade al momento di un parto: l'era moderna, con le sovrastrutture di cui sopra, ci ha convinto che l'uomo può e deve stare in sala parto con la mamma, ad assistere e supportare le sofferenze di quest'ultima anche solo con la semplice presenza. Eppure molti uomini (magari segretamente) sono restii ad assistere, per motivi che poi vengono debolmente o poco comprensibilmente spiegati.
Lo dico perché ero uno di loro...Le mie motivazioni: paura di non conoscere le mie reazioni e, soprattutto, una paura fottuta che qualcosa cambiasse nell'intimità con mia moglie. Chiaramente il vero motivo è tutto insito nella nostra natura animale: il maschio procaccia il cibo, accudisce il branco o la tribù o, nel nostro caso, la famiglia...il maschio è geneticamente progettato per combattere...il maschio è pronto a soffrire le ferite di una battaglia pur di difendere i propri cari...ma la sofferenza relativa ad un parto, le urla della donna per mettere al mondo il frutto della sua "maschia attività" proprio no!

Forse me ne rendo conto solo ora , ma è proprio così. Da parte mia non ho avuto molta scelta, perché due condizioni si sono verificate: da una parte il volere di mia moglie, che avrebbe appoggiato la mia scelta ma avrebbe partorito da sola se non fossi andato io, dall'altra la mia genetica testardaggine a voler battere la volontà contraria.
Ed ho vinto la mia battaglia...ma devo dire che è stato facilissimo, perché è successo tutto così in fretta che mi sono ritrovato in sala parto come se fossi stato teletrasportato. So che per mia moglie non è stato così semplice, per quanto bravissima sia stata, ma per me è andato tutto di fretta. In fretta e al tempo stesso con una lentezza da replay...

...poi il mondo è sparito improvvisamente.

Avevo in braccio mia figlia.

E' valso un miliardo di volte il prezzo del biglietto.

Buonanotte Lucrezia.

lunedì 6 dicembre 2010

La teoria dei bivi

Che sia stato combinato un mezzo pasticcio con il servizio antincendio dei Canadair, suppongo sia abbastanza comprensibile leggendo un paio degli ultimi post di questo blog. Quel che, purtroppo, non risulta mai troppo chiaro sono gli effetti dei comportamenti o delle scelte sbagliate sugli eventi futuri. Spiego subito perchè "la teoria del bivi"...Secondo la teoria del caos, il battito d'ali di una farfalla in un punto qualunque del mondo è in grado di creare un uragano dalla parte opposta. Non sono un fan di tale teoria, non nel mondo complesso che viviamo tutti i giorni, ma non sono neanche un fan della teoria dell'ordine rigoroso secondo cui (continuando con la metafora della teoria fisica) ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Sono - quasi di conseguenza - sicuro che ad ogni azione corrisponde necessariamente una serie di reazioni, che le nostre scelte influenzano in modo più o meno irreversibile tutto ciò che avverrà dopo. E' come se il corso delle nostre azioni viaggiasse attraverso una serie di bivi in cui le strade inforcate di volta in volta influenzano necessariamente il percorso delle nostre vite.

Ecco allora che l'aver gestito in determinati modi la faccenda Canadair, l'aver dato per scontato questo piuttosto che quello, l'aver agito senza considerare la possibilità di veder bocciati i propri progetti...insomma, l'aver affrontato l'intera vertenza con una preoccupante e quantomeno apparente superficialità (quasi mi verrebbe da dire "faciloneria"...), era già chiaro avrebbe comportato notevoli disagi immediati al servizio ed ai lavoratori che lo prestano. Ciò che non si è compreso (in assenza di un'oculata strategia di pianificazione) sono gli effetti reali futuri di queste scelte.
Già ora, ad un mese e mezzo dall'inizio della vertenza, lo Stato ha dovuto perdere un importante credito (anche a livello diplomatico) verso Israele, non avendo potuto inviare i Canadair della flotta più grande del mondo in soccorso per l'incendio del Monte Carmelo. E questo è solo l'antipasto di ciò che potrebbe accadere in Estate: si è arrivati con colpevole ritardo a risolvere la situazione a Dicembre, i velivoli non hanno ancora neanche cominciato le manutenzioni, e difficilmente riusciranno ad essere garantiti nel giusto numero durante la stagione del fuoco.

Noi lo avevamo detto. Pessimo a dirsi, ma così è. I giornali hanno perlopiù taciuto la faccenda, molto probabilmente per lo scarso interesse giornalistico accreditatogli. Se non fosse che i giornali ricevono finanziamenti dallo stato, cioè dalle tasse che tutti paghiamo, sarei solo deluso. Invece sono schifato.

Tant'è, le cose non cambiano. Spero solo che quest'estate, al primo rogo estensivo, qualcuno non se ne esca a parlare di carenze nel servizio antincendio, perchè le email inviate alle testate le abbiamo conservate e dimostrano la totale mancanza di credito di cui centinaia di lavoratori hanno goduto.

Buona vita.