martedì 30 marzo 2010

Il polso del Paese

Non è certo una novità, almeno da qualche anno a questa parte, ma le elezioni amministrative recentemente conclusesi (o in procinto di esser concluse, al momento) hanno un significato ben più profondo e politico di quanto si voglia far credere e di quanto si possa pensare. Non servono certo nozioni approfondite di scienze politiche per capire che ogni tornata elettorale comunque estesa alla gran parte del territorio nazionale, specie in periodi politici piuttosto "tortuosi" come questo, diventi inevitabilmente un test per saggiare il polso al Paese.
Ancora più ovviamente in un'elezione su scala nazionale ma comunque orientata a nomine locali ognuno tira le somme un po' come vuole, sfruttando il necessario frazionamento dei dati assoluti da cui si parte per trarre conclusioni ben diverse, a seconda della fazione politica cui si appartiene. E così infatti è stato anche in questa elezione...

Ma cosa colpisce davvero di questa elezione? Facciamoci due conti: su scala nazionale il 27% spetta al PdL, il PD prende all'incirca il 26% dei voti, circa un 20% viene suddiviso tra IdV e Lega, un altro 15% circa è riservato all'insieme UdC e Liste civiche dei candidati, il resto è il solito "spicciame" politico. Questi i dati assoluti...ma sono i dati relativi alle schede votate, ovvero ognuna di queste percentuali rappresenta una frazione di chi domenica e lunedì è andato a votare. L'altra percentuale è quella dell'astensionismo, che possiamo ricavarci sapendo che il 64% circa degli aventi diritto al voto è andato ad esprimere una propria opinione: abbiamo quindi il 36% di astenuti.
Con semplici operazioni matematiche ci ricaviamo facilmente che i partiti più votati (PdL e PD, rispettivamente) hanno preso il 17 e il 16% circa delle preferenze degli aventi diritto al voto totali. Ne consegue molto facilmente che il Partito dell'Astensione ha letteralmente devastato i concorrenti.

Saranno in grado i partiti rappresentati di capire il significato di questo dato? E' un dato misto, una "preferenza" legata a mille motivi, non solo alla facile "antipolitica" o alla "disaffezione"! Abbiamo un premier che ha più di una volta dato l'impressione di non essere familiare o quantomeno di non capire cosa realmente sia un comportamento in linea con i principi democratici, di fare un uso quasi "privatistico" del potere che gli è stato concesso e di giustificare tali azioni proprio con il mandato datogli dagli elettori. Abbiamo un'opposizione che non parla più di temi, che sta puntando tutto (o che, anche qui, sta dando l'impressione di farlo) sul discredito al premier, sulla quotidiana enfasi delle sue boutade e del suo malsano comportamento (sempre a sentire l'opposizione), che fa una campagna elettorale basata sullo scandalo delle liste...e volete che sia solo una questione di antipolitica?
D'accordo, di quel 36% di astenuti mettiamoci almeno un 10% di persone che non votano per principio da anni e mettiamoci anche un 5% di calo fisiologico dovuto al fatto che nella testa di molti una tornata elettorale amministrativa è "poco importante" (democraticamente agghiacciante...ma tantìè!)...in ogni caso rimaniamo sempre su numeri da partito di maggioranza.

Riflettiamo...se ne siamo ancora capaci, ovviamente.

domenica 21 marzo 2010

Google e Facebook: due facce della medaglia

E' di qualche giorno fa la notizia secondo cui Facebook, il più noto social network al momento in Rete, avrebbe superato Google per numero di visitatori, notizia riportata con l'enfasi di un sorpasso clamoroso, quasi storico.

Al di là del balletto di cifre in ballo (stiamo parlando infatti dei dati di una sola settimana e di una differenza percentuale di appena 0.04 punti), sono rimasto abbastanza perplesso proprio dal modo in cui la notizia è stata data. Ma andiamo con ordine:

1) I dati in gioco non sono statisticamente significativi: una sola settimana di confronto (per quanto possa essere importante il livello di accesso GIORNALIERO alla rete) per una differenza quasi nulla non è davvero molto per poter parlare di "sorpasso".

2) Sempre parlando a rigor di statistica, sarebbe comunque molto difficile confrontare i due colossi del momento, visto che hanno storie molto diverse e temporalmente "sfasate": da quando cominciare il monitoraggio parallelo, visto che Facebook ha conosciuto l'espansione rapida che tutti sappiamo proprio di recente (espansione che sta continuando, anche se con pendenze meno aggressive, probabilmente), mentre Google da tempo ha raggiunto una sorta di plateau statistico negli accessi? Confrontare due prodotti uno di recente introduzione e uno già saldamente nel mercato non è affatto significativo se non opportunamente "pesato".

3) E questo è secondo me il punto più importante che nessuno dei cronisti ha riportato (da quel che ho letto): stiamo parlando di due "prodotti" TOTALMENTE diversi! Google è ormai una sorta di portale multifunzione, non solo un motore di ricerca, con servizi che stanno di fatto rivoluzionando il modo di approcciare la Rete, o comunque stanno dando una forte spinta innovatrice in tal senso. Facebook è un social network. Punto. Ha certamente il merito di aver innovato il mondo delle reti sociali così come le conoscevamo, di aver apportato anch'esso un deciso cambiamento nelle nostre abitudini di navigatori, ma non ha assolutamente lo stesso peso nella storia della Rete. E di certo non ha lo stesso "funzionamento".
Che senso ha, dunque, confrontare due realtà così diverse, con modalità di accesso totalmente diverse, perlopiù (che è forse la lacuna statisticamente più grave!)? Qualcuno ne ha addirittura tratto conclusioni ancor più assurde della statistica stessa: gli internauti sono più propensi alla socializzazione online che non alla ricerca. Conclusione quanto mai senza senso logico.

Sia chiaro che tutto ciò non vuole essere né uno spot a Google né una denigrazione di Facebook o dei social network in generale. Semplicemente vorrei che non si applicasse alla rete il concetto di "audience" tanto caro alla vecchia TV...insomma, che si mettano tutti l'anima in pace: la Rete non è la Televisione!

sabato 20 marzo 2010

La manifestazione

C'era una volta un antico rito di cui masse di umani si servivano al fine di rappresentare il proprio pensiero su determinati argomenti all'ordine delle cronache perlopiù politiche.
Avveniva così che questi umani si incontrassero riunendosi in grandi gruppi nomadi che, marciando da un punto A ad un punto B di un conglomerato urbano (il più importante e rappresentativo, in genere), urlavano i loro motti di protesta o comunque le loro ragioni. Lo scopo era semplice: cercare di far sentire la propria voce a chi magari non aveva modo di ascoltarla, far capire al potente - o comunque al personaggio/gruppo di personaggi di turno - che loro c'erano, e che non erano d'accordo con ciò che era stato deciso alle loro spalle. Già perché (e qui veniamo al dunque) motivo principale che scatenava la necessità di questo rito era il "torto subito". Non che fosse realmente sempre un vero e proprio torto, ma almeno qualcosa subito dagli individui manifestanti come tale: una legge giudicata sbagliata, una condotta non degna di una carica elettiva, e così via.
Ma ora le cose sono ben cambiate, perché siamo o non siamo nell'era della comunicazione di massa? E allora le manifestazioni sono show in cui fare il maggior audience possibile al fine di incrementare gli indici di gradimento. Puro spettacolo, signori e signore! Farsi vedere per rimanere nella testa e nei cuori del pubblico, farsi amare! Non importa se non ci sono motivi, se tali motivi davvero non sussistano neanche alle leggi del buon senso o se, peggio ancora, si è nel torto fino al collo.

Recentemente un mio amico è stato escluso da un concorso pubblico perché, dopo aver presentato la documentazione iniziale, ha presentato in ritardo un modulo autocertificativo del proprio percorso di studi. Inutile dire che il ritardo era decisamente colpevole, dato che il modulo era una banale autocertificazione e non richiedeva l'intermediazione di enti esterni al mio amico.
Dovrei proporgli di fare una manifestazione per protestare.......

mercoledì 10 marzo 2010

Sempre presenti

Era un po' che non scrivevo, privo com'ero di reali argomenti da condividere.
Oggi, spinto da una settimana "particolare" (quantomeno nel panorama nazionale...) mi sono detto "che diamine: diamoci da fare!". E ho notato quel che non avevo mai visto: sto virando lentamente e inesorabilmente sul politico! Nella maggior parte dei casi i miei interventi hanno riguardato perlopiù le questioni parlamentari e non che interessano il nostro paese.
Non che ci sia nulla di male, assolutamente, ma devo dirlo con onestà piena: mi sono un po' stufato. Sono stanco di dire sempre (sostanzialmente) le stesse cose ad un popolo - non che abbia pretese di parlare realmente al Popolo...i numeri in fondo al blog sono lì a tenermi coi piedi per terra! - che evidentemente non vuole ascoltare.

Adesso ci mancava solo il "pasticciaccio brutto" delle liste elettorali e tutto il bailamme che ne è conseguito. Beh...e di che vogliamo parlare? Che contributo avrei potuto dare io, pur nel mio piccolo? Le mie opinioni...ma certo...facendole perdere nel marasma totale di opinioni, contributi e commenti di cui pullula la rete. E sempre lì torniamo: se non riuscissi ad incidere neanche minimamente su chi (tra i pochi) mi legge...ma che scrivo a fare?! Per denunciare l'assurdità di certe situazioni e delle dichiarazione di questo o di quello? Per dire la mia sull'assoluto inebetimento (passatemela 'sta parolaccia) del popolo italiano di fronte allo stupro continuo del normale corso democratico di un paese moderno? Per dire SEMPLICEMENTE la mia...bah...

Chiudere del tutto il blog, non mi va...è una bella finestra, un diario che spero di aggiornare più frequentemente, sperando magari di avere qualche lettore in più, quantomeno per potermi confrontare visto che in tasca non mi tornerebbe assolutamente nulla!

Beh...per stavolta diciamo che vi risparmio la tiritera su Berlusconi, il PD e tutto il circo danzante...