lunedì 13 marzo 2017

Il ritiro della maglia

La mia passione per il rock, in molte delle sue varie forme, viene da abbastanza lontano (per quanto, quantitativamente, non sia più vecchia di una ventina d'anni), ma ha dei genitori molto ben definiti.
Se da una parte, e per varie ragioni, ho sviluppato nel tempo un particolare senso estetico che mi ha fatto percepire come soggettivamente "belle" determinate ritmiche, determinate melodie e determinate scelte strumentali, dall'altra c'è stato il fascino della ribellione, del contrasto al potere intesi (sia il contrasto sia il potere...) nel senso più lato possibile, che per uno di temperamento tutt'altro che ribelle significa affascinamento verso una protesta più formale che sostanziale, molto più irrefrenabile sotto certi punti di vista e totalmente dilagante - basta vedere ciò che il rock ha rappresentato tolta la parentesi degli Anni 60/70. Ci sono poi stati gli interessi musicali ulteriori dei miei genitori, che in mezzo al mare di cantautori italiani dei loro anni, mettevano in mezzo la passione per gente del calibro di Rolling Stones, Beatles, Creedence Clearwater Revival, e che così mi trasmettevano il piacere di una musica meno banale.
Ma, come in tutte le cose, c'è un punto di inizio ben identificabile, l'acciarino dalla cui scintilla è partito l'incendio, un evidente sorgente di tutto ciò che è venuto fuori, e che nel mio caso ha un solo nome: Guns 'n Roses.

Una certa esperienza, un minimo di conoscenza, o comunque ciò che normalmente viene definita "maturità musicale" da quelli più bravi di me, mi impedisce di guardare ai fatti come un qualunque fan sedicenne pronto a difendere a spada tratta i propri beniamini. Ma è soprattutto il senso del ridicolo che mi porta a notare quanto segue: perchè? Per quale motivo scegliere di lordare un nome in un modo o nell'altro entrato nella storia del rock mettendo in piedi una reunion che in piedi non ci sta da nessun punto di vista? Perchè decidere di prendere in giro i fan più attaccati alla maglia, facendo credere che di botto tutte le liti, le diatribe, le divergenze si sono risolte con un comunicato stampa e una serie di concerti?
Parliamoci chiaramente, i motivi per cui una band si scioglie non sono tantissimi in fondo, e possono essere riassunti sostanzialmente a due macro-casistiche: divergenze tra i membri, di qualunque tipo esse siano, o esaurimento del progetto artistico, per qualunque motivo sia mai potuto capitare. Il primo è probabilmente il caso più tipico, anche se in un certo senso tende sempre ad essere figlio del secondo: il progetto centrale, il fine se vogliamo, della band arriva ad un punto di stallo, e per la prima volta (non è detto sia la prima, ma quanto meno l'incrinatura è lì che comincia) nessuno dei membri è d'accordo su come e/o perchè e/o fino a quando continuare. Il secondo caso, invece, si manifesta all'esaurimento del fine artistico della band: quel messaggio, quell'idea di musica (o non necessariamente solo di musica), quel percorso si sono esauriti, non c'è più oro nel fiume, è stato detto tutto quanto c'era da dire, o comunque la band non sarebbe in grado di dirlo meglio di quanto già non fatto. In entrambi i casi la conclusione è sempre la stessa: continuare non ha più senso. Pertanto perchè, addirittura, ricominciare?

Chiaro, dunque, che non è questo un post sui Guns, ma sulla molto recente tendenza a tirare fuori dalla tomba progetti che da vent'anni non hanno più nulla da dire o a mantenere in vita un carrozzone sicuramente storico ma che, forse, sarebbe il caso di concludere e di lasciare agli annali della Storia della Musica e a qualche concerto-evento straordinario, anche per non inflazionare e svalutare di conseguenza.
Non sto tifando per l'oblio di Rolling Stones, Metallica, Iron Maiden e compagnia (è il caso di dirlo!) cantante...sto tifando per l'esatto contrario, per la loro consegna agli annali, per il ritiro della maglia quando ancora ha un senso, quando ancora tutto non è stato rovinato da una serie di tristi revival senza più l'anima antica che aveva portato tra i Giganti quei nomi.
Attenzione che non è una critica alle ragioni commerciali che, perlopiù, sono alla base di certe scelte, perchè anche il fattore commerciale ha la sua dignità, come in ogni Industria. Voglio anzi andare contro l'idea stessa che rimescolare insieme pezzi arrugginiti, che il tentare sintesi che non riuscirono nemmeno vent'anni prima, sperare nel genio dei singoli (o del gruppo, perchè no?) per ringalluzzire una produzione terminata almeno un'era musicale fa, sia effettivamente una buona trovata commerciale, che ripaghi degli sforzi prodotti per la ristrutturazione.

La domanda è sempre la stessa: meglio continuare a combattere fin quando anche l'ultimo briciolo di forza ci assiste, nonostante tutto suggerisca di tenersi a distanza dalla mischia, o consegnarsi ai bardi della storia e (ancor più) del mito, e abbandonarsi al Valhalla in secula seculorum?

Buona vita e buona musica!