martedì 17 ottobre 2017

Il bigottismo inconsapevole

Un'attrice italiana si unisce al coro di tante altre colleghe da varie nazioni, e accusa un produttore di
molestie sessuali reiterate nel tempo dopo vent'anni.
Colleghi cittadini italiani, anche tra i più insospettabili quanto a intelligenza civica, l'accusano di opportunismo, criticando il tempo speso in silenzio in questi anni e malpensando in relazione alle presunte doti artistiche della stessa. Qualche bestia si spinge più in là, ma non sono questi subumani ad interessarci: è la gran massa delle persone comuni che (non solo sui Social, finiamola con queste boiate da "getto degli impresentabili" che in quel contesto ci finiamo tutti, non ci sono degli alieni...), che non sembra concepire l'idea di una sudditanza psicologica a tal punto pesante e coercitiva da ridurre al silenzio...
Perché la nostra cultura di fondo, basata su un cattolicesimo d'accatto che nulla ha a che vedere con il messaggio evangelico (a ben leggere...), alla fine ha il suo effetto anche a distanza, anche per irraggiamento: come è possibile che una donna si sia prestata a certi "servizi" senza averne, in fondo, la volontà? Come è possibile che non abbia semplicemente detto no? Come si può considerare stupro un atto così particolare, in cui non ci sono quattro energumeni a tenerti per braccia e gambe mentre a turno fanno i loro comodi? Solo quello è stupro, no?
La cosa peggiore è che i commenti più negativi, o almeno i più dubbiosi, sono di donne, che dovrebbero essere le prime a far scudo...


Qui non si tratta di società patriarcale, è bigottismo di ritorno, legato ad un'idea del mondo talmente lineare da non concedere vie alternative a ciò che ti è sempre stato detto. Un modo di pensare per cui un uomo non può essere molestato sessualmente; un pompino non è mai stupro, forse nemmeno con un coltello puntato in gola, perché "puoi sempre mordere"; se una donna viene aggredita mentre torna a casa di notte "se l'è cercata", e così pure se decide di abbigliarsi in determinati modi; un flirt dà automatica autorizzazione a mettere in pratica qualunque tipo di pensiero sessuale, e chi denuncia, certo, "poteva pensarci prima"...


Facciamo abbastanza schifo, va detto...ma mi consola leggere tanti più o meno giovani maschi, come il sottoscritto, che la pensano come me: saranno padri anche loro, padri di figlie, magari.


Passerà la nottata.

sabato 14 ottobre 2017

Scuola e lavoro

Lo scorso 11 Ottobre un fiume di studenti (non ho voglia di partecipare alla guerra dei numeri, che lascia il tempo che trova in questo contesto) ha manifestato contro l'ultima di una lunga serie di riforme del sistema scolastico, puntando particolarmente il dito contro l'adozione del sistema di alternanza scuola-lavoro voluto per introdurre "un metodo didattico e di apprendimento sintonizzato con le esigenze del mondo esterno che chiama in causa anche gli adulti, nel loro ruolo di tutor interni (docenti) e tutor esterni (referenti della realtà ospitante) [...] per sviluppare in sinergia esperienze coerenti alle attitudini e alle passioni di ogni ragazza e di ogni ragazzo" (fonte. MIUR).


L'idea è quella, secondo il ministero, di proporre percorsi lavorativi ai ragazzi delle superiori, anticipando l'ingresso nel mondo del lavoro, quantomeno dal punto di vista metodologico: si alterna la teoria imparata a scuola con la pratica dell'attività lavorativa di tutti i giorni.
Obiettivo sensato quanto opinabile, ma che comunque - va ammesso - contiene di per sé tutte le caratteristiche di un percorso innovativo, di una rinfrescata al sistema di istruzione media superiore italiano (che da troppo tempo continua a campare di una rendita da tempo esaurita...), affiancando alla preparazione didattica una prima infarinatura "pratica".
Se non fosse che siamo in un paese totalmente disabituato a programmare in modo sensato, vedi lauree triennali, per rimanere in tema di istruzione...Così una buona idea diventa una assoluta, indiscutibile, mostruosa cagata, e a pagare sono le persone che in futuro dovrebbero rappresentare il nocciolo produttivo e direttivo del Paese: gli studenti.


L'alternanza scuola-lavoro potrebbe essere un buon investimento, a patto che si pongano le necessarie condizioni per non farlo diventare (come invece è accaduto) un doposcuola obbligatorio con cui fornire bassa manovalanza alle aziende e preparare gli studenti al precariato.


1) Coerenza con il percorso di studi
Quale "sinergia di esperienze coerenti alle attitudini di ogni ragazza e ragazzo" può sviluppare un'attività lavorativa presso una libreria generica per un ragazzo dello Scientifico? In che modo il monitoraggio dello stato di salute delle acque pubbliche può essere un "metodo didattico e di apprendimento" utile per una ragazza del linguistico?
Le esperienze sopra descritte mi sono realmente state indicate da ragazzi che le hanno vissute, e non hanno alcuna valenza didattica né tantomeno lavorativa. Qualcuno fa notare come la cosa sia perfettamente in linea con la "vita reale" dopo il diploma, in cui molto difficilmente si riesce ad ottenere un impiego perfettamente in linea con i propri sogni o con il percorso didattico/accademico effettuato: si tratta di un'osservazione particolarmente insulsa, perché parliamo di un percorso di apprendimento che nulla ha a che vedere con il "praticantato" o la "gavetta" (sempre dal MIUR: "L’alternanza è parte integrante della metodologia didattica e del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, mentre il tirocinio è un semplice strumento formativo [...] si distingue anche dall’apprendistato in quanto si configura come progetto formativo e non come rapporto di lavoro [...] e che pertanto ha l'obbligo assoluto di essere in linea con ciò che si è sviluppato in linea teorica nel corso di studi")
Le convenzioni con le aziende dovrebbero, pertanto, essere approvate dalle strutture ministeriali periferiche, valutando i piani formativi e la loro attinenza ai percorsi scolastici specifici: cosa si intende fare in tal senso? In che modo la stipula di convenzioni con catene di fast food rientra in qualsivoglia Piano Triennale dell'Offerta Formativa?


2) Reversibilità dei "costi" personali
Uno dei punti più controversi riguarda la retribuzione delle ore lavorate: lo slogan più presente in piazza ieri l'altro era proprio "il lavoro si paga". Fermo restando che di lavoro non deve trattarsi (vedi punto precedente), in che modo si intende ripagare il tempo passato in alternanza?
È totalmente deleterio erodere ore di didattica a favore dell'alternanza. Ma anche l'utilizzo del tempo personale degli studenti è francamente intollerabile, a fronte del mancato rimborso di qualsivoglia tipo di costo: ritengo personalmente obbligatorio introdurre un rimborso delle spese legate quantomeno al trasporto ed ai pasti degli studenti, ma non potendo conoscere tutte le convenzioni in essere, risulta quantomeno necessario un monitoraggio diretto da parte ministeriale delle attività previste e della ripartizione delle ore dedicate. In molte attività, infatti, gli studenti sono stati di fatto inseriti in turnazioni senza avere le adeguate coperture dei costi intrapresi per potervi partecipare, e ciò non può accadere. Le forme di rimborso possono essere elargite in modi diversi, quali la somministrazione di buoni pasto o di borse di studio ad hoc cofinanziate dalle aziende partecipanti, le quali (vale la pena ricordarlo) hanno anche dei vantaggi finanziari dalla stipula delle convenzioni.


3) Volontarietà di adesione
La partecipazione all'alternanza è attualmente un obbligo per gli studenti del triennio conclusivo: perché? Perché, a fronte del sistema ormai collaudato dei Crediti Formativi, non si è pensato ad utilizzare gli stessi quale "premio" per studenti volontariamente partecipanti e si è puntato ad una costrizione spesso deludente?
In tal senso avrei ritenuto molto più formativo (sotto molti punti di vista) e socialmente utile l'obbligo del Servizio Civile, che avrebbe superato ognuno dei punti che stiamo elencando qui. Ma in assenza di questo, sarebbe stato molto più consono dare una scelta agli studenti, che specialmente negli istituti liceali "storici" (Classico e Scientifico) troverebbero molta difficoltà a definire vie di formazione pratica al lavoro, considerato lo scopo ultimo di tali istituti (il passaggio ai percorsi accademici).


Ritengo questi tre punti fondamentali, ma ce ne sarebbero molti altri di cui discutere: è certo, in ogni caso, che rendere l'esperienza davvero formativa, volontaria e non onerosa sia il punto di partenza per far sì che il lavoro degli studenti non venga sfruttato a mero fine produttivo, che, anzi, si diano agli stessi tutti gli strumenti per sapersi formare una coscienza civile da futuro lavoratore, e schivare così precarietà e sfruttamento.


Dobbiamo formare dei cittadini, prima ancora che dei lavoratori. Dobbiamo far sì che gli errori del passato non siano più ripetibili: così si gioca solo a costruire la larga base dove fondare i futuri profitti di pochi.

giovedì 12 ottobre 2017

I cani so' cani

Pare che ogni volta che rientro dalle lunghe pause a cui sottopongo questo blog debba
necessariamente parlare della politica italiana, anche perché la stessa sembra sempre rinvigorirsi proprio in autunno, specie negli ultimi anni.


Succede che in una mattina di Ottobre un gruppetto di manifestanti di varia estrazione (leggi "mischione di scioperati con in testa autonomie fantomatiche, libertà decisionali su temi delicati, quale la vaccinazione, e pseudo rivoluzionari al seguito di un anziano ex militare che vorrebbe l'aiuto del pubblico a casa per fare un golpe da macchietta") si piazza davanti Montecitorio a protestare contro. Contro, punto. Sacrosanto diritto di manifestare, ma con contenuti francamente non immediati (ma magari è un mio limite).
Uno degli esponenti più in vista del maggior partito di opposizione decide di scendere e incontrare La Ggente®, di spiegare cosa si sta facendo in quell'aula rappresentativa, cercando un appoggio, una sponda, un'investitura estemporanea e sul campo per assurgere al gradino successivo a quello di leader di forza politica: quello di capopopolo.
Ma La Ggente® lo prende a fischi e pernacchie, lo insulta, lo percula, gli intima di togliersi dalle scatole, perché non è aria...


Succede, sì. Perché quando dai tuoi mezzi di comunicazione spari a zero sulla qualunque, quando non presupponi margine di manovra e pensi che aizzare rivolte e smucinare tra la rabbia (più o meno legittima) del popolino sia la miglior mossa per acquisire consenso politico, il rischio è quello di farsi male nel lungo periodo, di ritrovarsi contro quei cani che - per controllare la folla in rivolta - Winchester aveva tenuto a stecchetto...


Ed è tutto esilarante.


D'altronde i cani so' cani, diceva il buon commissario...