domenica 9 dicembre 2012

Lezioni di italianità

Non che ne avessi potuto trarre vantaggio negandolo, ma il governo tecnico - o quantomeno la sua "idea" nel momento in cui fu proposto - non mi piaceva. Per ragioni, certo, che esulavano dalle reali capacità che un governo tecnico (qualunque) avrebbe potuto tirar fuori, ma altrettanto valide, almeno agli occhi di una persona di senno che non applichi principi da tifoseria calcistica alla politica.
Anzitutto il governo tecnico rischiava di essere lo scarico di responsabilità definitivo della classe politica
"sconfitta" dalla crisi: ci atteggiamo da salvatori della patria, da padri responsabili della cosa pubblica e ci facciamo da parte dando la possibilità ad un governo di savi tecnici di sistemare le cose, e nello stesso tempo, ovviamente, di prendersi tutte le colpe dei sacrifici richiesti agli italiani per riparare le falle enormi lasciate da noi e da chi ci ha preceduto.
In secondo luogo, in senso opposto, avrebbe rappresentato per altri lo scudo dietro il quale nascondersi in attesa di capirci qualcosa della situazione: non siamo stati in grado di opporci adeguatamente alle mosse avventate del governo politico precedente, diamo allora possibilità di lavorare al governo tecnico aspettandoli al varco, così che se va bene saremo quelli che li hanno sempre appoggiati, se va male potremmo ricordare a tutti che è per colpa di quelli dall'altra parte se abbiamo dovuto ricorrere ai tecnici!
In entrambi i casi, in sostanza, il governo tecnico mi sembrava sbagliato per lo stesso motivo: avrebbe rappresentato un alibi enorme per la classe politica sconfitta o, peggio, una possibilità di sganciarsi dalle cause della crisi, visto che gli occhi sarebbero stati tutti ai provvedimenti dei tecnici.
Senza scomodare la terza via dei "duri e puri" e degli "orgogliosi della politica", che avrebbero osteggiato un governo tecnico anche facendone parte (vedi la Lega), c'era anche da pensare male di un gruppo di economisti e banchieri a trovare soluzioni ai danni creati da...altrettanti economisti e banchieri! Un sospetto un po' puerile e qualunquista, devo ammettere, ma comunque non del tutto dirimibile...

Nonostante tutto quanto sopra premesso, ho man mano accolto con favore la presenza dei tecnici (senza entrare nel merito delle singole decisioni prese, ma solo come "conto complessivo"), un po' per la finalmente raggiunta sobrietà di cui si sentiva la necessità, un po' perché, a tutti gli effetti, tutta la classe politica eletta aveva e ha continuato a dimostrare un'imbarazzante inadeguatezza (a tal proposito, continuo a non capire i fautori della terza via di cui sopra che continuano a dichiarare incostituzionale il governo tecnico in quanto non eletto, quando la nostra Costituzione prevede l'elezione di un Parlamento, e non di un Governo che, al contrario, nulla osta esser scelto fuori del perimetro parlamentare, qualora il Parlamento approvi...).
In un certo senso ciò che mi sembrava giusto approvare era l'idea generale di un esecutivo commissariato da "periti in materia" e non da giocatori politici incapaci di attivarsi in modo consistente proprio per la natura stessa dell'attività "politica" (almeno per come interpretata recentemente in questo paese).

Notizia di oggi è che il governo Monti è da considerarsi dimissionario. Niente di assurdo o vergognoso, visto che la natura di un governo tecnico è di per sé stessa transitoria. Ma vedere che questo "transitorio" viene allungato o accorciato a seconda delle necessità politiche degli schieramenti in campo più che vergognoso è vomitevole.
Perché questo specifico governo tecnico non nasce in seguito ad una crisi parlamentare in cui non vi era più uno schieramento a garantire una maggioranza compatta, non era, cioè, un governo tecnico di unità nazionale, di traghettamento verso la fine della legislatura come è spesso accaduto in passato, ma era un governo di emergenza, un governo chiamato a mettere le pezze laddove la politica non era riuscita ad arrivare, checché se ne dica. Un governo che aveva commissariato il governo, per dirla come sopra.

Adesso dietro front, si torna al punto di partenza: come accade in tante realtà italiane commissariate, si torna all'origine, a chi in un modo o nell'altro ha contribuito ad arrivare al commissariamento. E' un po' come iniettarsi il virus dopo averlo debellato con la cura. Spero solo che il resto degli italiani se ne renda conto e non cada tra le braccia di improvvisati populisti d'assalto: ne abbiamo avuti un po' troppi in questi anni.

Spero, ma non ci conto più. Per una volta devo ammettere di aver un po' paura.

Buona vita.

lunedì 10 settembre 2012

Prevenire e curare

Se il mondo aeronautico è, nell'industria dei trasporti, quello statisticamente più solido dal punto di vista della sicurezza, non lo si deve a strane alchimie o a letture fantasiose delle medesime statistiche, ma ad una cultura molto particolare che altrove non è così sentita.
Sarà probabilmente per la "criticità" del concetto stesso di volo (visto che l'uomo non nasce certo per stare per aria), o più semplicemente perché l'aereo è il mezzo di trasporto più giovane e quindi ha potuto imparare dagli errori degli altri mezzi di trasporto, ma in aeronautica si pone un'estrema importanza all'aspetto "evolutivo" della sicurezza - nel senso del suo adattamento alle situazioni contingenti ed agli elementi "nuovi" rispetto ai canoni che possono prodursi da particolari eventi - così come agli aspetti preventivi e proattivi. Una tale filosofia (che ho delineato solo per aspetti principali, per così dire) sta venendo man mano implementata in tutti gli altri settori industriali del trasporto, ma solo in ambito aeronautico risulta una così netta importanza agli aspetti sopra esposti. Per poter tradurre in pratica questa teoria è però necessario che tutti gli attori coinvolti siano consapevoli di far parte di un gioco molto più grande di loro, di essere tessere in un mosaico vasto e delicato, responsabilizzandosi adeguatamente al fine di fornire quel flusso informativo indispensabile per prevenire che episodi negativi di un volo possano ripetersi in futuro, magari con conseguenze peggiori.
Il quadro delle misure necessarie per ottenere i migliori risultati (così come sopra descritto) è molto ampio, ma un ruolo importantissimo rivestono le inchieste tecniche che riguardano gli incidenti e gli inconvenienti accaduti: esistono appositi enti (in Italia ANSV, Agenzia Nazionale Sicurezza Volo) che operano sulla base di una specifica convenzione (Convenzione di Chicago), il cui scopo è non già quello di definire responsabilità e "colpe", ma quello di capire dove, come e perché si sono generate le cause che all'incidente/inconveniente hanno portato, in modo poi da fornire uno o più dettagli necessari a non far più ripetere eventi similari (raccomandazioni di sicurezza). In seguito tali raccomandazioni saranno recepite dalle Autorità Aeronautiche e tradotte in normative, prescrizioni o qualunque altro strumento atto a garantire la fattiva messa in sicurezza rispetto a tali cause.

Prendendo spunto dal recente evento di Roma, in cui un piccolo bimotore si è schiantato per cause da accertare su un deposito di auto, vorrei porre l'attenzione su quanto avviene ancora troppo spesso in seguito a questi incidenti, in special modo quando mettono a repentaglio la pubblica sicurezza (come nel caso specifico, dato che c'erano persone al lavoro nel deposito), ovvero la manomissione dei reperti da parte di personale non specializzato, che potrebbe compromettere il lavoro degli specialisti designati a redigere la relazione tecnica di inchiesta. Intendiamoci, il termine "manomissione" non deve essere letto come atto ostile e di sabotaggio nei confronti dell'attività di sicurezza volo, perché a tutti gli effetti si tratta di attività di verifica e di indagine assolutamente legittime. Solo che troppo spesso queste attività diventano troppo "invasive" e mettono a repentaglio un lavoro importantissimo per garantire la sicurezza dei voli successivi: troppo spesso si sono viste ruspe in azione a spostare i relitti, agenti di pubblica sicurezza troppo solerti nello spostare pezzi di velivolo per rilevare tracce e prove di vario tipo o, peggio, qualche ispettore di sicurezza volo messo in attesa di poter visionare il luogo dell'incidente per "indagini in corso".
Sicuramente l'aspetto di pubblica sicurezza e l'inchiesta giudiziaria sono importantissime e (temporalmente) prioritarie, visto che si devono trovare responsabilità ed emettere sentenze (specie nel caso di danni a terzi, o peggio...), ma si dovrebbe comprendere come quantomeno la collaborazione con gli enti tecnici di sicurezza del volo sia imprescindibile, data l'importanza critica di questo tema e visto che anche solo la posizione di un determinato pezzo del velivolo può suggerire elementi importantissimi ai fini dell'inchiesta tecnica. Oltretutto comprendere le cause può aiutare a comprendere le responsabilità (se ve ne sono), quindi il vantaggio è sicuramente reciproco...

Avere un'inchiesta esaustiva e specifica è un vantaggio per tutti, non solo per gli addetti ai lavori.

Poi un giorno mi piacerebbe vedere sentenze almeno in sintonia con le cause trovate dalle agenzie di sicurezza volo...ma questa è un'altra storia...

venerdì 7 settembre 2012

La dico io! La dico io!

Vorrei capire cosa spinge ogni politico, con incarichi istituzionali più o meno grandi, a dire la propria su ogni singolo dannato argomento gli capiti sotto tiro.
Mi rendo conto che sentire una cosa del genere da un blogger possa apparire paradossale, ma chi scrive su un blog non ha la pretesa di raggiungere un pubblico vasto (almeno nel mio caso) e certo non parla da uno scranno alto come l'istituzione. In sostanza, un conto è dire: "Ho letto su un blog uno che asseriva che...", un altro è "Ho sentito Tizio Caio, sindaco di Caccolonia, dire che...". Mi sembra chiaro il confronto...

Vado al sodo parlando dell'evento che ha scatenato questo post: un velivolo partito dall'aeroporto di Brescia Montichiari e diretto all'aeroporto di Roma Urbe si schianta (per cause tutte da accertare) in un deposito di auto non lontano dall'aeroporto di Ciampino.
Il sindaco del suddetto paese accorre sul posto: gesto onorevole per compiangere due vite perdute (a bordo del velivolo)? No, per dire la sua sull'evento in questione, visti i commenti rilasciati alle agenzie di stampa. Commenti che, francamente, non stanno in cielo né in terra, e che strumentalizzano in modo un pochino pessimo la tragedia per sollevare una questione che di fatto non c'è: la sicurezza dei voli sui cieli del suo comune, altra leva per lamentarsi dell'aeroporto tanto odiato dal territorio (non voglio entrare nel merito, non è questo il punto del post).
Al di là delle questioni tecniche sulla vicenda - di cui comunque sarebbe inutile parlare con un sindaco di paese (per ovvie e sacrosante ragioni, ci mancherebbe) -, vorrei capire qual'è il senso di terrorizzare psicologicamente i propri concittadini con frasi il cui succo è "stavolta è andata bene, ma cosa sarebbe successo se...?". Sarebbe successa una strage, è ovvio. Come sarebbe successo un bel macello anche con un treno deragliato dalla vicina ferrovia, con un tir carico di carburanti che si schianta su una rotonda piena di bambini che giocano, con un automobilista ubriaco che cammina sui marciapiedi a 150 km/h, con una mansueta signora che impazzisce per il caldo e si mette a dimenare un coltello da cucina in un supermercato affolato...ma l'aereo ha il suo fascino, evidentemente, il commento è uscito spontaneo...

Ribaltiamo il concetto: quanti altri incidenti di questo tipo hanno fatto temere per l'incolumità dei propri concittadini? Non mi sembra che a Ciampino cadano aeroplani come mosche, ecco...e il volume di traffico è notevole.

Insomma, ma perchè impelagarsi in discorsi che non si è in grado di sostenere, solo per dare voce al disagio relativo alla troppa vicinanza con un aeroporto commerciale in pieno regime?

Perché non cogliere l'occasione, una volta tanto, per riflettere? Magari in silenzio...

Buona vita

mercoledì 5 settembre 2012

Diritto di copia

Immaginiamo per un attimo di avere lo straordinario potere della cronomanzia, che ci permetta di andare a spasso per i sentieri del tempo come se fosse una passeggiata al parco. Immaginiamo di ritrovarci, durante una delle nostre passeggiate, in uno dei posti più interessanti dell'era in cui ci siamo imbattutti. Una terra verde che troneggia in mezzo ad una regione tutto sommato arida e desertica, grazie ai due fiumi che la incorniciano. Siamo in un'epoca remota, Roma non è neanche un'idea, il cristianesimo arriverà solo tra 5000 anni (cinquemila): questa è la culla della civiltà antica, c'è poco da discutere.
In questa terra, in un villaggio piccolo della cui ubicazione non sappiamo niente in quello che chiamiamo "presente", un fabbro ha un'idea geniale: perché non sfruttare meglio la potenza del cavallo e del bue per fargli trainare un carro? E perché non sfruttare una forma nuova, imitando i tronchi utilizzati sotto i blocchi di pietra per costruire i grandi palazzi delle città stato? Il parto ha inizio, un'invenzione che rivoluzionerà per sempre le modalità di trasporto dell'uomo, con tutto quel che comporterà (nel bene e nel male): la ruota.

Facciamo ora la parte del diavolo in questa nostra passeggiata, avviciniamoci al fabbro e suggeriamo di recarsi presto dall'autorità locale per presentare la propria invenzione. Convinciamolo del fatto che dovrà essere protetta a tutti i costi, che l'autorità dovrà necessariamente provvedere a far pagare un diritto di copia a chiunque si azzardi ad utilizzare un apparecchio simile sul proprio carro senza esplicito consenso. Il ragazzotto è un po' disturbato dall'idea, non fa parte del concetto di comunità che ha sempre conosciuto, ma lo convinciamo.

E se tornassimo nel presente, ora che la ruota ha il suo bel copyright, cosa vedremmo? Niente evoluzione, nessuna miglioria, le nostre auto sopra quattro cerchi di legno di frassino massiccio che si andrebbero spaccando dopo pochi km. Sempre che ci siano le auto, dato che gli ingranaggi dei motori derivano direttamente dal concetto di ruota...e via con il codazzo di invenzioni probabilmente mancate a causa delle royalties che non si sarebbero riuscite a pagare. Un quadro disastroso, indubbiamente...

Qui non si sta mettendo in discussione il diritto di un autore a vendere la propria idea e/o a difenderne la propria paternità, non si sta certo discutendo se sia o meno lecito impedire alla concorrenza di appropriarsi di progetti nati nei propri laboratori e di arricchirsi con essi. Ma si sta discutendo di innovazione, di progresso tecnologico, di concorrenza stessa! In presenza di un concetto di protezione dei diritti d'autore, che ingessa la possibilità di migliorare un'idea, che impedisce l'utilizzo di una pur minima apparente similarità tra progetti, tale da bloccarne anche l'evoluzione, è inevitabile l'uccisione del concetto stesso di concorrenza.
Ma non è neanche il copyright che voglio mettere in discussione in questa sede (magari ne riparleremo in un altro post, perché credo ne valga la pena). Ciò che deve essere impedito (altro che messo in discussione!) è che un brevetto sia davvero la morte della concorrenza, che in nome di quel brevetto non sia possibile neanche trarre spunto da una data idea per creare magari qualcosa di commercialmente più abbordabile e, perchè no, tecnicamente migliore.

Ho provato a spiegarlo ad un mio amico dirigente di Ikea, mentre vaneggiava di voler denunciare Apple per aver copiato il design del loro vassoio Trǿnsmæ per l'iPad. Ma non mi ha voluto dar retta...

lunedì 3 settembre 2012

Quarto podere

Succede in un caldissimo pomeriggio di Agosto. Un'estate calda. Tanto. Troppo. Talmente calda da essere amica fraterna di quanti ancora ostiniamo a chiamare "piromani": parliamoci chiaro, il piromane è una persona malata, un maniaco (da cui il suffisso) che ha bisogno di cure, perchè la sua attrazione per il fuoco assume contorni pericolosi per sé stesso e per gli altri; quelli che ogni estate entrano in azione per dare fuoco a un patrimonio boschivo invidiabile sono perlopiù criminali con scopi ben precisi.
In questa estate caldissima gli interventi dei nostri Canadair sono innumerevoli, i velivoli macinano ore e ore di volo, le manutenzioni si accavallano e si intervallano a ritmi micidiali per il personale di terra, che pure porta a casa un risultato sensazionale e consente di lottare senza quartiere contro i fuochi. Ed ecco che l'occhio dei media si volta e si accorge di noi: arrivano le telecamere, le interviste, gli speciali sui quotidiani...che qualcuno si sia reso conto che 'sti bestioni non volano da soli? Che improvvisamente si sia compreso quanto lavorio c'è dietro un singolo velivolo che si alza a buttar acqua sui boschi? Finalmente!...

Finalmente, un corno! Le persone che oggi vogliono intervistare e fotografare sono le stesse che due anni fa chiedevano visibilità perchè rischiavano di perdere il posto di lavoro, sono le stesse che avevano messo in guardia sul rischio di messa a terra della flotta, scrivendo a pressoché tutte le redazioni d'Italia. Gli stessi ignorati e considerati sempre e solo quando qualche incendio lambisce un aeroporto VIP o un campeggio dove ci è scappato il morto.
Dov'erano le telecamere allora? A parlare delle donne di qualche presidente del consiglio arzillo o degli scandali calcistici (ce ne sarà stato sicuramente uno). Non una parola sulla situazione gravissima che si è sviluppata in quei giorni.

Ma oggi sì, oggi si accendono i riflettori. Fortunatamente per gli ottimi risultati ottenuti e non per qualche notizia grave. Perchè allora mi immagino i servizi, gli articoli, le accuse...Ma questo è il quarto podere, perchè tranne qualche fulgido esempio di giornalismo, questo è un comportamento da gente strappata all'agricoltura. Con tutto il rispetto per chi fa del lavoro della terra il suo sostentamento.

Buona vita

venerdì 29 giugno 2012

Popolo di pallonari...

Qualcuno di voi si sarà accorto che è in corso il Campionato Europeo di Calcio, probabilmente lo ha scoperto casualmente data la proverbiale cauta pacatezza con cui il popolo italiano accoglie gli eventi calcistici...
Non voglio lanciarmi in una disamina articolata su quanto la Nazionale di calcio sta facendo, perché non sono certo la persona più adatta (dati tanti fattori, quali la frequentazione di altre realtà sportive e la poca esperienza in questo genere di analisi, se non come tifoso), perché non voglio far parte della schiera degli allenatori da divano e, soprattutto, perché non è questo il motivo del post che state leggendo.
In realtà vorrei concentrarmi proprio su quella pacatezza calcistica di cui sopra, attributo che, quando è in atto l'infausto allineamento dei pianeti politico, sociale e sportivo (come in questi giorni), esplode in isolate ma rumorose detonazioni localizzate che fanno voltare tutti. Le reazioni possono essere diverse, ma in genere o ci si limita a scuotere la testa o a sorridere amareggiati.
Nel particolare vorrei far notare come due delle testate giornalistiche che più al mondo ci invidiano hanno reagito all'avvenimento sportivo che ha visto la Nazionale Italiana scontrarsi e vincere contro quella Tedesca nella semifinale del campionato Europeo di cui sopra:

Il Giornale titola in prima pagina "CIAO CIAO CULONA"
Libero risponde "VAFFANMERKEL"

Due esempi cristallini dell'appagante stile giornalistico nostrano e della capacità di titolare con una velatissima ironia facendo un parallelo tra le vicende calcistiche e quelle politiche.

Probabilmente il mio pensiero, non avvezzo a siffatti giochi intellettuali, non è sufficiente a capire, ma mi chiedevo: qual'è il nesso tra una partita di pallone e la situazione politico-economica del continente? Qual'è il motivo per cui la signora Merkel meritava di essere apostrofata dopo che i nostri undici ragazzi in pantaloncini hanno saputo correre meglio dietro una sfera di cuoio rispetto ai loro undici ragazzi in pantaloncini? Ma soprattutto - ed è questa la domanda delle domande - per quale motivo un popolo tutto sommato intelligente, creativo, vivace come quello italiano merita di diventare lo zimbello di mezza Europa a causa di titoli come questi, in cui dimostriamo che per noi un gioco conta più di ogni altra cosa?

So che non riceverò mai risposta ai miei quesiti, ma in ogni caso vorrei complimentarmi con i signori giornalisti de "Il Giornale" e di "Libero" per averci concesso l'ennesima lezione di giornalismo ironico ma tenacemente serio.
Grazie, davvero!

sabato 4 febbraio 2012

L'insopportabile leggerezza dell'essere sindaco di Roma

A Roma la neve è cosa rara, ma di tanto in tanto viene a farci visita allietando sempre i più piccoli e inducendo i più grandi a bestemmiare in coro per i disagi che puntualmente si creano. Chiaro e forse anche comprensibile, non essendo abituati a certi fenomeni atmosferici.
Certo, meno comprensibile e particolarmente irritante è l'impreparazione con cui le autorità locali accolgono sempre simili eventi. Per carità, la meteorologia non è una scienza esatta, lo sappiamo e lo sanno anche i meteorologi: creare e far "girare" complessi modelli matematici che in qualche modo devono aiutare a prevedere il tempo che farà non è sicuramente facile, ma nessuno ha mai detto che le previsioni che abbiamo letto il giorno prima siano sicure come il sorgere del sole.
Eppure la meteorologia ha fatto passi da gigante, complice anche lo sviluppo dei mezzi tecnologici a disposizione e il miglioramento dei modelli matematici di cui sopra, e le previsioni sono diventate sempre più accurate, mantenendo però quell'incertezza inevitabile. Talmente tanti passi da gigante che è una settimana che l'intera popolazione italiana sa di essere prossima ad una stretta gelata che avrebbe portato neve anche a bassa quota, con tanto di allerte meteo da parte dei vari enti coinvolti in tal senso. A Roma, addirittura, il signor Sindaco decide già da giovedì, con una decisione (più unica che rara) di chiudere le scuole per venerdì e sabato, in previsione di una nevicata storica sulla capitale d'Italia e su uno dei centri di attrazione turistica più importanti al mondo. Proprio tornando a casa dal lavoro ho sentito il sindaco annunciare alla radio la misura, parlando anche di spalaneve e 150 tonnellate di sale pronte ad essere sparse per evitare il ghiaccio. Insomma, tutti sapevano e tutti aspettavamo quasi con trepidazione l'arrivo della neve.

Poi ti svegli, ti trovi davanti un mare bianco e vedi che gli spazzaneve non sono passati di sicuro, né tantomeno il sale è stato sparso, perché nelle zone più coperte il ghiaccio è evidente ad occhio nudo. Accendi la tv...trovi il primo TG...e senti il sindaco blaterare in modo sconclusionato e ridicolo su una presunta mancanza di avvisi meteorologici sull'evento della notte. Ma non sapevamo tutti che la neve sarebbe arrivata, e anche abbondante? Ma non era stato proprio il sindaco ad aver chiuso le scuole? Ma non stava nevicando in centro dalla mattina del giorno prima? Ma non si stava discutendo anche sui forum dei meteorologi amatori che il peggio doveva ancora arrivare? Ma...? Ma...?

Intendiamoci, essere impreparati ad un evento così particolare può anche starci (ci sta poco, ma ci sta in una città abituata ad un clima mite). Arrampicarsi sugli specchi e sparare a caso, negando addirittura l'evidenza, non è invece degno del sindaco di quella che un tempo fu la capitale del mondo conosciuto.
Se non fosse che pago le tasse e quindi gli stipendi di questo signore mi verrebbe solo da ridere...