giovedì 12 dicembre 2013

A cavallo del forcone

Cerchiamo di essere chiari e, soprattutto, lucidi: il post precedente sulla "Rivoluzioncina" dei Forconi non voleva né svilire né tantomeno sottovalutare una protesta che, già in quanto tale, ha diritto di esistenza, ma che in generale mette in luce un'esasperazione generalizzata che non deve essere taciuta.
Ciò che si metteva in dubbio era: a) l'efficacia di una protesta in cui l'unico effetto (a giudicare dagli annunci) sarebbe stato solo il danneggiamento dei concittadini, e non certo del potere, b) la portata e diffusione particolarmente...distribuita di una protesta senza un apparente (vero) coordinamento centrale, c) la totale, assoluta e - da un certo punto di vista - inedita assenza di veri contenuti. In sostanza: gridare "mandiamoli tutti a casa!" bloccando un supermercato a caso e impedendo ai propri concittadini di fare la spesa quotidiana, non mi sembra una grande strategia. Né comunicativa né tantomeno di lotta...

A vedere poi le immagini, a sentire i temi affrontati e le ragioni registrate in presa diretta dal cuore delle manifestazioni, è sorta subito l'immagine della grande marea qualunquistica e populista che, partendo dalle peggiori memorie berlusconiane (che hanno quantomeno avuto la nobiltà di essere trasformate in programmi politici ben definiti, almeno negli strumenti se non negli scopi ultimi) arriva agli Tsunami pentastellati: contro tutto, contro tutti, assolutamente per la rifondazione generale del Paese, per il sovvertimento dell'ordine (considerato marcio) costituito, duri e puri fino alla fine....il tutto pendendo dalle labbra del Leader, con molte idee tutte ben confuse su come arrivare alla fine del gioco.

Già in un altro post avevo paventato la possibilità che qualcuno cercasse di cavalcare l'indistinta, cieca e molto italiana onda di malcontento ponendosi senza far troppo rumore a simbolo del movimento "forconista" (mai termine fu più appropriato, lo ammetto...o se non altro evocativo). Purtroppo ci avevo visto bene, non perché sia diventato un fine analista politico, quanto perché immagino di conoscere abbastanza bene la storia per sapere che tende a ripetersi in forme diverse ma con contenuti piuttosto similari.
E ora non mi preoccupa quanto i "rivoltosi" siano in grado di rendersi conto di chi e come li sta strumentalizzando e usando per i propri personalissimi scopi, quanto piuttosto l'attitudine (come detto) tutta italiana ad affidarsi completamente a questi personaggi carismatici e forti. Speriamo di sbagliarsi, ma a giudicare da quel che si legge in giro c'è da stare male.

Ma soprattutto c'è da stare all'erta.

Buona vita

lunedì 9 dicembre 2013

La rivoluzioncina

Ci sarà un motivo per cui all'estero, e specie nei paesi di matrice anglo-sassone, siamo presi vagamente (ma neanche troppo) per i fondelli dipingendo l'italiano caciarone, scenografico, melodrammatico ma assolutamente innocuo e bonaccione? Ci sarà un motivo per cui in un paese (che tanto avrebbe da guardarsi in casa) come gli USA perfino la mafia è vista come una specie di macchietta, di farsa, nonostante i danni che anche lì ha fatto e continua a fare?
Il motivo è semplice, al netto della stupidità di chi giudica e dell'umana inclinazione a stereotipare i comportamenti di chi è lontano e si conosce poco: siamo così. L'italiano - l'italiano medio si intende, è ovvio! -  è esattamente caciarone, scenografico, melodrammatico, farsesco ma totalmente innocuo! Se poi a queste attitudini ci mettiamo pure una sottile mancanza di senso civico, una spiccata tendenza al populismo demagogico e mescoliamo il tutto con la totale e congenita incapacità di vivere la politica come cittadini prima che come elettori, viene fuori un quadro in cui l'innocuità di cui sopra diventa perniciosità ad altissimo potenziale per...noi stessi!

Vedi adesso la rivoluzioncina morbida da tempo annunciata, per cui oggi tutto cambierà! Blocchi stradali, scioperi, picchetti davanti ai supermercati (!)...qualcuno che spera in un governo delle forze armate (!!)...unione di anime completamente diverse che si uniscono per ridare all'italia...cosa? Ecco...esattamente, cosa vogliono 'sti signori? Qual'è il punto? Cosa c'è dietro? Quale progetto politico? A cosa vogliamo arrivare? Quali i punti di programma? Quale la ricetta per rimettere in sesto il paese e "ridare il potere alle persone"?
Ributtiamo in mezzo la casta, il "tutti a casa devono andare!", le urla che potrebbero essere contestualizzate e materializzarsi in una vera protesta indignata contro gli sperperi e l'austerità che colpisce solo chi già vive con la cinghia tirata, ma che invece diventano solo un cieco urlare contro tutto e tutti...la demagogia populistica, appunto, il "semplicismo" più esasperato per il quale mai vengono approfondite le motivazioni profonde, le cause che hanno portato a determinati effetti e che permetterebbero di estirpare i "mali" alla radice, le proposte di legge con il più ampio consenso possibile ma con la minore probabilità di essere praticabili. E a tutto questo aggiungiamo delle modalità di protesta assolutamente ridicole e contro gli stessi cittadini per i quali la protesta dovrebbe essere fatta (non credo sia necessario chiedere la consulenza ad un premio Nobel per capire che se blocchi la gente all'ingresso dei supermercati non smuovi di una tacca il sistema ma rompi solo le palle a chi deve fare la spesa per campare!).

Ad ogni modo, tutti uniti, tutti compatti, pronti ad impugnare le armi! Ma sbrighiamoci, però, perchè il tutto deve concludersi entro il 12 Giugno 2014 che cominciano i mondiali di calcio: sennò che le abbiamo fatte a fare le rate per il plasma 50 pollici in salotto!

Buona rivoluzione...

giovedì 28 novembre 2013

L'applicazione della legge

Sarebbe stato piuttosto facile, banale e decisamente poco originale scrivere della decadenza di Silvio Berlusconi. E oltremodo sarebbe stato sciocco esultarne, in quanto nulla di eccezionale è accaduto se non la semplice applicazione di una legge dello Stato approvata da 736 eletti del Popolo Italiano tra senatori e deputati, ivi compresi dunque (la matematica non è un'opinione) gli eletti del partito di detta personalità politica. Un fatto normale, dunque, un qualcosa che ha ripristinato il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla giustizia, e che sarebbe giusto anche alla luce di quanto detto in un mio precedente post circa la possibilità di difendersi (se c'è ancora qualcosa da difendere) senza danneggiare il senso dell'Istituzione che si rappresenta.
C'è inoltre qualcosa di amaro in questo "ripristino della normalità", qualcosa che va al di là delle vicende che hanno portato a questa giornata carica di significato (perché, in un modo o nell'altro, tale sarà riconosciuta) e che porteranno a breve ad ulteriori ripercussioni e colpi di scena; qualcosa che non ha a che fare nemmeno con l'assurda e irritante polarizzazione sui media e - peggio - sulla vita istituzionale del Paese che tali vicende hanno avuto, a discapito di questioni ben più urgenti, importanti o almeno interessanti. Sarà pur evidente, infatti, che la politica in questo paese è vissuta ormai (quando va bene) come un triste esercizio di tifoseria, e altrettanto vero è che tale andazzo sia stato più o meno alimentato proprio da partiti patronali e iconografici quali quello del decaduto in oggetto...ma, ci si chiede come sia possibile manifestare perché un senatore riconosciuto colpevole all'ultimo grado di giudizio sia rimosso dalla sua pubblica funzione, soprattutto dopo che a causa di questa decadenza sia stata più volte minacciata la vita del governo del Paese, che in questo momento non ha certo bisogno di scossoni politici.
So già, ad ogni modo, che l'unica chiave di lettura alle mie domande sarà quella del tifo di cui sopra, per cui non mi aspetterò certo di trovare da qualche parte risposte razionali. O forse - e la cosa è anche abbastanza agghiacciante - la risposta ce l'ho già, e voglio evitare di riconoscerla. Tant'è...

mercoledì 20 novembre 2013

L'ultimo decollo di Volare

Questo che leggete potrebbe sembrare un post di poco conto, una piccola (per dimensioni e portata) disquisizione su un argomento molto faceto. Ma non lo è, anzi, probabilmente è uno tra i più seri.
Con il numero 351 di Novembre, all'anno trentunesimo (31...tre...uno) di pubblicazione, l'Editoriale Domus ha deciso di mandare in pensione Volare, la rivista più importante del settore aeronautico italiano. Sicuramente per tiratura e vendite non assimilabile ad una rivista di massa, Volare rappresentava di certo il punto di riferimento per chiunque si avvicinasse, vivesse, lavorasse, amasse il mondo del volo in Italia. Contestata e contestabile sicuramente, non priva di difetti e di scelte sbagliate, era comunque la voce più importante e autorevole dell'ambito in un Paese che relega (o immagina) l'attività aeronautica a lavoro per superuomini e giochino per ricchi bambinoni cresciuti. 
E proprio in questo senso Volare ha rappresentato un riferimento continuo, nel lottare contro certe convinzioni, nel punzecchiare la burocrazia aeronautica istituzionale, nel denunciare le cancrene delle stesse istituzioni e nel far capire che dietro ogni pilota c'è semplicemente un appassionato bambino che non si è voluto limitare a restare dietro la rete dell'aeroporto con gli occhioni sgranati, ma ha fatto della sua passione il proprio lavoro o quantomeno il suo hobby prediletto, con sforzi e sacrifici che spesso sono difficili da comprendere per chi guarda da fuori. È stata, cioè, una voce importante per un settore morente che dà lavoro a un manipolo di appassionati che, in un contesto più "normale", avrebbe già abbandonato la barca da tempo...

Si badi bene, il mio non vuole essere il lamento funebre per la rivista del cuore, ma una vana denuncia dell'ennesima vittoria delle ragioni del profitto: vana non perché inutile, ma perché è evidente (e crudelmente giusto, ahimè) che se qualcosa rende economicamente poco si debba chiudere, di certo l'editore non fa quel mestiere per mera filantropia (su questo ci sarebbe tanto da dire, ma non è questo il posto e il momento...); ma la chiusura di una testata giornalistica è sempre qualcosa di negativo per la società a cui è rivolta, in particolar modo se questa testata giornalistica si interessa di una nicchia di argomenti per la quale ci sarebbe tanto bisogno di scrivere, riflettere e indagare...

Eppure ci spero ancora...spero ancora che, come accaduto in altri contesti per altre riviste, un altro editore con un baricentro più spostato verso il cuore che il portafogli sia disposto a provare di tenere ancora in piedi una voce importante in un contesto come il morente panorama aeronautico italiano.

Buona vita, buona lettura e buon vento a tutti.

martedì 19 novembre 2013

Innocente fino a dimissioni contrarie

Che la classe politica italiana non goda di particolari simpatie tra i suoi rappresentati non credo vi siano grossi dubbi, altrimenti difficile sarebbe spiegare i motivi per cui quasi all'unanimità tale classe è stata equiparata ad una casta.
Non ho intenzione di dilungarmi sui perché e sui come dell'antipolitica dilagante, né di associarmi incondizionatamente ad essa, ma vorrei soffermarmi su un fenomeno che si dice essere molto italiano, ma che, in ogni caso, mi irrita come un impacco di ortica: la cronica allergia alle dimissioni della nostra classe dirigente in odore di reato.

Non è assolutamente in dubbio il diritto di ogni inquisito ad essere ritenuto innocente fino a prova contraria o, meglio ancora, fino a definitiva emissione della sentenza di condanna; lo è, invece, il buon gusto di un rappresentante del popolo che, sospettato di aver commesso un reato (ma anche un qualche "scandalo" contrario alla pubblica e comunemente accettata morale o decenza, perché no), si ostina a voler mantenere la sua pubblica funzione.
Di controindicazioni ve ne sono diverse; per citarne alcune:
  1. l'accusato sarà assorbito dalla vicenda, nella migliore delle ipotesi solo psicologicamente, nella peggiore anche nei fatti, dovendo adoperarsi per difendersi dalle accuse, quindi la sua funzione pubblica risulterà inevitabilmente a regime ridotto e l'istituzione risulterà danneggiata in diversi modi;
  2. avere una carica pubblica sotto accusa per erronei comportamenti privati (o pubblici, non lo escludo) non giova certo al buon nome dell'istituzione da essa rappresentata né del sistema istituzionale del Paese;
  3. affrontare guai giudiziari, scandali e quant'altro dall'alto di una funzione di rappresentanza pubblica non è certo conforme a quello che dovrebbe essere lo standard democratico: un ministro della giustizia sotto processo non può essere considerato certo nella stessa condizione di un privato cittadino...checché ne dicano le leggi fondamentali garanti di tale uguaglianza, infatti, sembra piuttosto ovvia la differenza!
  4. voler difendersi dalle accuse facendo uno spontaneo passo indietro è mille volte più rappresentativo ed elegante dell'aggrapparsi alla poltrona al grido di "lo devo ai miei elettori!".
Purtroppo l'atto del dimettersi è visto come una conferma alle accuse anziché come un leale e istituzionalmente integerrimo atto dovuto, e in nome di questa patetica resistenza si arriva a mettere in piedi atti da operetta che fanno piangere gli italiani e ridere (tantissimo) gli altri coprotagonisti della scena mondiale.
Speriamo, stavolta, che il legislatore non si inventi leggi per salvare se stesso come accaduto in passato, o che, peggio, l'accusato non minacci di farsi esplodere portandosi dietro tutto il palazzo, come accaduto in questi anni.

Buona vita.

martedì 13 agosto 2013

Sindrome da memoria selettiva permanente

Non sono un medico, pur avendo una formazione (grosso modo) scientifica ed essendo appassionato alle tematiche del campo. Tale interesse mi ha permesso di fare una tremenda scoperta che sicuramente non mi farà conferire il Nobel, ma che potrebbe salvare molte vite nel lungo termine, specie qui in Italia dove (almeno secondo le esperienze da me catalogate) l'incidenza di quanto ho verificato è altissima.
Parliamo di una brutta malattia, la Sindrome da Memoria Selettiva Permanente (SMSP), una rara forma di demenza che sopraggiunge in seguito all'esposizione continuativa ai telegiornali ed ai talk show. Il paziente comincia ad accusare i primi segni di cedimento accettando senza condizioni ogni informazione (anche la più assurda o quantomeno dubbia) proveniente da suddette fonti, pur sapendo di avere a disposizione un PC connesso ad una rete in grado di verificare puntualmente ognuna di quelle informazioni. Tale strumentazione informatica inoltre è anche, ma non solo, a causa di questa grave malattia perlopiù utilizzata per chiacchierare con altri beoti malati sui network sociali o per giocare ad Angry Birds; non è chiaro se anche l'esposizione a tali network sia a sua volta responsabile dello sviluppo della sindrome, di certo lo è per quanto riguarda la sua diffusione.
Spessissimo tale sindrome colpisce in maniera molto virulenta anche chi abitualmente si reca in edifici istituzionali per svolgere il proprio mestiere (parlamentari, ministri, sottosegretari, sindaci, assessori, ecc.), tanto da avermi quasi convinto ad identificare una vera e propria malattia professionale in atto. Ma, in fondo, tale categoria di lavoratori non è altro che un campione più o meno rappresentativo della popolazione italica, quindi è normale trovare in essa gli stessi sintomi.
Il principale sintomo della malattia è il ricordarsi di avvenimenti, fatti, vicende o questioni solo ed esclusivamente quando fa comodo o quando il resto dei beoti malati comincia a rendersene conto a sua volta. Il più delle volte, fino a qualche secondo prima, il beota paziente non aveva la benché minima idea dell'argomento (altro sintomo importante) di cui si è improvvisamente messo a disquisire.
Ecco, per esempio, che come ogni anno giungono notizie allarmanti di "Canadair dimezzati", di "flotte antincendio ridotte al lumicino", di "stragi annunciate": sono solo alcuni degli effetti di questa terribile malattia! I pazienti, che in passato non avevano neanche visto in foto un Canadair e che avevano fatto zapping compulsivo davanti alla TV alla notizia della flotta al suolo qualche anno fa, senza capire bene da dove provenissero i suoni, oggi sono tutti dietro al sindachello di turno (probabilmente uno degli "untori" dell'epidemia) che vomita accuse contro questo o quello ("ci hanno lasciati soli"...loro...non si sa chi...è sempre colpa "loro"), tutti ad urlare "meno F35 più Canadair" (il tormentone estivo per eccellenza: si può cambiare la parola Canadair con qualunque altra e lo slogan funziona comunque: "Meno F35 più gnocca", "meno F35 più case", "meno F35 più bomboloni alla crema", "meno F35 più solarium", "meno F35+2-x=y^2-2", e così via...), tutti a tirare fuori dati strambi per dimostrare tesi di cui, fondamentalmente, non importa nemmeno a loro, visto che tanto un'altra brutta malattia italiana vuole che valga in principio per cui "passata la festa (gli incendi)...".
Si faccia attenzione: in questa sede, puramente scientifica, non si vuole discutere della correttezza o meno di certe tesi (più fondi all'antincendio non è mica un'idea sbagliata!), ma della gravità della malattia che porta ad urlare queste idee solo quando serve o quando qualcun altro ci mette in testa che serve. Purtroppo non ho ancora avuto modo di parlare con uno di questi beoti pazienti, perché sarebbe (sempre scientificamente) molto interessante capire, ad esempio: come mai non hai alzato la voce quando, oltre ad avere l'intera flotta per terra, c'erano 300 famiglie sull'orlo della disoccupazione? Come mai non ti scandalizzi quando lo stesso sindachello che ti ha convinto ad urlare contro "loro" non ha fatto nulla per eliminare la troppa vegetazione potenzialmente in odore di essiccazione estiva (e quindi di incendio) nel territorio comunale di competenza? Perché al primo incendio che hai avvistato dalla tua automobile 7500 turbo a petrolio ricotto, mentre eri fermo col motore acceso (ché sennò l'aria condizionata non funziona) su un sentiero di montagna per vedere il tramonto, non hai chiamato il 115 o il 1515 pensando "tanto qualcuno avrà sicuramente chiamato"?

Di domande ce ne sarebbero davvero tante da fare. Ma ve l'ho detto: non sono mica un medico!

Buona vita a tutti (e pensate con la vostra testa verificando bene le stronzate che si leggono in giro, sennò vi ammalate pure voi)...

sabato 2 marzo 2013

L'ordinata caoticità del nulla politico italiano

L'impressione che l'attuale stato politico sia nella fase non ci stiamo capendo nulla spiegata nei precedenti post è stata data a caldo, e così immagino è giusto che sia data la sua stessa natura di "impressione" (che senso avrebbe, infatti, un'impressione a bocce ferme?).
Ma più passano i giorni dal voto di domenica e lunedì scorsi, più diventa chiaro che questo stato di cose non riesce ad uscire da questo stallo piuttosto grave, date le condizioni al contorno: diventa sempre più evidente che il problema non investe solo elettorato, media e analisti, ma è fortemente radicato anche nelle stesse forze politiche. Trascurando, infatti, le posizioni sclerotizzate e molto poco probabilmente evolutibili dell'attuale centrodestra berlusconiano, le posizioni di centrosinistra e dei nuovi arrivati del M5S sono impelagate in una situazione di totale caos la cui risoluzione non sembra al momento a portata di mano (lasciando perdere ogni preventivo sui probabili scenari politici a venire).
Il PD non sa a chi rivolgersi dopo aver tentato un'apertura nei confronti dei grillini. I grillini vorrebbero una coesione "attenta" con il PD, ma il capo non sembra essere dello stesso avviso, sebbene lanci a giorni alterni messaggi tra loro dissonanti (prima possibilista nei confronti di eventuali alleanze, poi purista nel voler affermare l'indipendenza delle posizioni del suo movimento, inizialmente aperto al confronto e alla fiducia ad un governo di larghe intese poi tranchant su ogni ipotesi di "governissimo"). Parliamo, pertanto, di una situazione di caos totale in cui diviene sempre più evidente che nessuno sa che pesci pigliare, ed è anche comprensibile data l'inedicità del contesto.

Peccato che NESSUNO si sia ancora accorto che ne va delle sorti del Paese intero e di chi lo abita.

Aspettiamo fiduci segni di rinsavimento generale.

Per adesso, ancora buona vita (al "si salvi chi può" proprio non voglio arrivare).

martedì 26 febbraio 2013

La Nuova Italia...

Nel post precedente - dal basso della posizione di "cittadino osservatore" che condivido insieme a circa 50 milioni di altri cittadini - ho detto che alla fine di queste elezioni non ci sarebbero state né rivoluzioni epocali né scenari stagnanti vecchia maniera. Non credo di poter essere tacciato di superbia se dico che la previsione si è avverata in pieno...
Dalla campagna elettorale ai sondaggi, dagli exit polls alle proiezioni, fino alle dichiarazioni dei leader in seguito al papocchio che si sta profilando dalle urne, tutto si può racchiudere sotto la voce "non ci stiamo capendo niente", ivi comprese le scelte che gli italiani hanno fatto (giudizio quest'ultimo sicuramente opinabile, in quanto unico realmente soggettivo). Il motivo non è solo il momento delicato in cui queste elezioni cadono, ma anche i frutti stessi di questo momento, come la presenza di un movimento nato sulla Rete, composto da protagonisti inediti per la scena politica, e diventato il primo partito almeno in una delle due camere.

La situazione è abbastanza nuova per l'Italia, che si trova in uno dei momenti peggiori della sua storia ad essere sostanzialmente ingovernabile, se non con un governo di larghe intese che francamente vedo alquanto improbabile nel nostro paese, dove l'appartenenza politica è diventata tifo (la stessa "antipolitica" sbandierata negli ultimi anni è un esempio di tifo ultras). Da un risultato così incredibile per un partito come il M5s non nasce, quindi, un nuovo corso di cambiamento, ma uno stallo bello e buono che è difficile immaginare come sarà risolto: sicuramente è un segnale importante per la "vecchia guardia" della politica italiana, ma non lo tsunami che avrebbe dovuto cambiare il modo di viverla.
Ma non è l'impresa dell'M5s ad avermi stupito, quanto il ritorno di fiamma della coalizione di centrodestra, non in quanto tale, ma come entità politica alla cui guida è risalito in extremis il personaggio politico più controverso degli ultimi vent'anni (anche e soprattutto agli occhi di chi guarda da fuori l'Italia); e non rimango attonito di fronte alla preventivabilissima erosione di voti che i grillini hanno operato ai danni delle forze "classiche", quanto di fronte all'ennesima dimostrazione che il centrosinistra degli ultimi dieci anni ha dato circa l'assoluta, inoppugnabile incapacità di vincere una competizione elettorale in cui partivano favoritissimi.

Ora ci sarà da capire in che modo le forze politiche elette si regoleranno per non danneggiare ulteriormente il Paese e dargli un governo stabile e duraturo. Sarà difficile, come sarà difficile che il mostro che uscirà fuori da un simile parto sarà in grado di dare all'Italia le necessarie riforme, e ancor più di rendere credibile la nostra capacità di scegliere i nostri rappresentanti e di comprendere ciò di cui abbiamo bisogno.
Oppure sono io il miope che non riesce a vedere per quale motivo l'Italia ha di nuovo bisogno di Berlusconi?

In ogni caso, credo che ci leggeremo spesso nei prossimi giorni...Buona vita, oggi più che mai...

venerdì 22 febbraio 2013

Sorti elettorali

La consultazione elettorale che ci apprestiamo a vivere domenica e lunedì prossimi viene sembra essere perlopiù catalogata in due modi distinti e opposti da parte dei cittadini italiani, in modo del tutto conforme alla  scarsa propensione che gli stessi hanno per la "via di mezzo" che antichi concittadini andavano consigliando un paio di millenni fa: in un angolo abbiamo i "rivoluzionari", quei cittadini convinti che, in un modo o nell'altro, saranno elezioni storiche, nell'altro abbiamo i rassegnati, convinti che comunque vada "non cambierà mai nulla!".
Senza voler fare il Bastian Contrarissimo, né voler dare l'impressione di cercare una posizione sopraelevata rispetto alla media, sono piuttosto convinto che non ci sarà né l'uno né l'altro scenario. Non c'è alcuna necessità di entrare nel dettaglio della situazione socio-politico-economica per capire che non potrà essere una consultazione come le altre, ma nulla lascia presupporre che avverrà qualcosa di storico una volta che i risultati saranno chiari.

Evidentemente i partiti e le coalizioni dovranno fare i conti con i sentimenti anti-politici (o quanto meno anti-privilegi/anti-sprechi) che in questi ultimi mesi hanno fatto sempre più presa sull'elettore medio, adeguando i propri atteggiamenti e le proprie attitudini politiche ad un percorso meno strisciante di quanto sia stato fatto in passato, dovranno fare i conti con una (forse) maggiore attenzione mediatica sulla gestione della cosa pubblica e capire in che modo rendere conto del proprio operato (sia che si tratti di governo, maggioranza o opposizione). Sicuramente tutti gli attori politici sanno di essere chiamati ad una legislatura delicata, susseguente ad un periodo di transizione governativa profondamente diversa da qualunque altra esperienza di governo tecnico avuta in passato. Sanno anche benissimo che quel periodo è stato da loro utilizzato e "gestito" (fino a come è stato "terminato") a loro uso e consumo, che nessuno di loro può dire di esserne uscito pulito. E sanno anche che gli elettori non sono così sprovveduti da non averlo notato.
Ci sarà, inoltre, da fare i conti con tutte quelle correnti che continuano atteggiarsi a vento nuovo nella politica italiana, e con la montante voglia di bruciare ogni ponte con il modo considerato "passato" di gestirla.
Eppure questa campagna elettorale non ha avuto NULLA di diverso da qualunque altra campagna elettorale, fatta salva (per certi aspetti, ed esclusi i soliti noti) una maggior sobrietà che certo è stata apprezzabile. Quindi, perché immaginare una rivoluzione politica? Perché essere certi di essere prossimi ad un avvento?
Di fatto, atteggiamenti e intenzioni a parte, non c'è nulla di nuovo neanche nei programmi dei partiti, compresi i cosiddetti "nuovi", che avranno alzato il tiro spingendo sulla necessità di nuove misure legata alla crisi, ma che non dicono cose molto diverse dai partiti classici (anche se molti sostenitori sembrano non notare la cosa).
Hanno quindi ragione i rassegnati? Non cambierà mai nulla? Improbabile, dato il lavoro che dovrà essere fatto per uscire definitivamente dal pantano in cui ci siamo infilati negli ultimi vent'anni (sempre che ne usciremo con l'intervento politico, chiaramente). Impensabile, se vogliamo ancora avere un briciolo di credibilità in un modo che - ricordiamolo - sta cambiando e che dovrà ancora cambiare. Impossibile, se pensiamo che la strada per gli Stati Uniti d'Europa è ormai già ampiamente tracciata e che noi, nel bene o nel male, dovremo farne parte.

Ma cosa dovrà cambiare, nello specifico? Un altro antico cittadino disse che fatta l'Italia sarebbe stato necessario fare gli italiani. Non è cambiato praticamente niente da allora: forse è il caso di mettersi ognuno la mano sulla coscienza e capire come essere cittadini di uno stato moderno, senza cercare sempre la colpa in entità terze per sgravarsi la coscienza.

Cominciamo con il votare, smettendola di credere che la mancata partecipazione possa essere un segnale di qualche tipo: non è così che si segna il cambiamento, non è annullando o lasciando bianca una scheda che si può riuscire a rendere il proprio Paese migliore. Nel meccanismo elettorale un simile gesto equivale ad una delega incondizionata, senza senso in un momento così delicato.

Saremo in grado? Ci rileggiamo lunedì e ne sapremo qualcosa di più.

Buona vita e buon voto.

giovedì 3 gennaio 2013

Indignazione e rabbia

Ho la fortuna e l'onore di provenire da una famiglia modesta che ha però ritenuto indispensabile fare dei sacrifici per garantire il mio futuro attraverso studi di un certo livello e, soprattutto, insegnarmi che non possono esistere i "valori", le "idee" e i "credo" se non si ha la capacità e l'abitudine di pensare con la propria testa. Per tale motivo, e per la forma mentis acquisita negli anni, non riesco a sopportare particolarmente le posizioni ideologiche oltranziste e le prese di posizione ostinate, che rischiano sempre di cadere nel pregiudizio più becero.
Ecco che, dunque, soprattutto nell'era della comunicazione globale affidata integralmente nelle mani del singolo fruitore, trovo talvolta irritante l'accanimento ottuso e cieco su determinati temi, molto (troppo) spesso risultante in frasi "standard" da utilizzare a commento di una notizia che riguarda anche da molto lontano il tema in questione. Un esempio concreto è oggi il tema della "Casta" politica italiana, colpevolizzata di ogni singolo ingranaggio grippato in questo paese, e presa di mira a prescindere (a volte anche quando proprio non c'entra nulla...). Purtroppo spesso a prescindere anche dalla correttezza o, peggio, dalla veridicità della notizia commentata: ho già avuto modo di assistere ad una manciata di episodi "virali" di notizie rivelatesi poi bufale clamorose messe in giro per far numero e rumore. Eppure basterebbe poco per verificare, sulla Rete...ma si sta talmente radicando un simile comportamento che molta gente di senno, attenta a questo genere di "trappole", tende a commettere l'errore contrario: ricerca rapida dei fatti, nessuna informazione apparentemente trovata, denuncia della presunta bufala (ci sono cascato anche io quest'oggi, e ringrazio chi - inizialmente scontrandosi con me - me lo ha fatto notare!).
In termini più globali, buttarla sul "sono tutti uguali"/"è tutto un magna magna"/"all'armi all'armi!", senza neanche darsi pena di verificare e valutare quanto si sta denigrando, fa rischiare di screditare il lavoro di quanti cercano di pesare il reale stato di salute del Paese e il reale peso della "Casta" su tale salute, mediante la ricerca quotidiana di evidenze fattuali da travasare in serie ed articolate pubbliche opinioni. In più si è alla mercé del più bieco populismo da battaglia che al Paese ha solo portato guai.

Ma, mi spiace dirlo, sono gli italiani ad essere così, storicamente non è cambiato molto. Per lungo tempo l'italiano si priva della capacità di indignarsi, una delle più alte e importanti funzioni civiche che si possano avere, si adatta al percorso e fa spallucce di fronte a quei pochi che continuano a dare l'allarme di fronte al pericolo di una crisi (quale che sia, morale, politica, economica...). Quindi, quando la crisi si incancrenisce, quando è praticamente impossibile non notarla e soprattutto quando risulta difficile per il cittadino medio conviverci senza sentirne tutto il peso negativo sulle proprie (ormai fragili) spalle, arriva l'onda di rabbia.
Già, rabbia, perché a quel punto non è più indignazione, ma una reazione istintiva e maldestra, facilmente plasmabile e veicolabile da quanti abbiano interesse a farlo (talvolta con intenzioni - almeno inizialmente - nobili), che ci priva delle capacità normali di giudizio e di "attenzione". A quel punto basta che arrivi qualcuno con lo slogan più efficace a radunare tutto il gregge dei "rabbiosi", a farlo diventare massa e a convincerlo che l'unica cura contro il cancro è lui. E la frittata è fatta: è successo negli anni Venti, è successo all'inizio degli anni Novanta, e temo succederà di nuovo. A breve...

Spero solo che prima o poi, anche grazie ai nuovi media sociali a disposizione, si impari dagli errori del passato e si cominci a mantenere sempre alto il livello di attenzione, ad essere cittadini più responsabili. Che si impari, finalmente, il valore civico e socialmente costruttivo dell'indignazione.

Buona vita.