martedì 23 maggio 2017

Non è una Rete per vecchi

Negli ultimi tempi - sebbene mi riesca difficile intravedere una vera e netta soluzione di continuità rispetto al passato - la Rete è divenuta una delle principali protagoniste della cronaca quotidiana, per motivi che spaziano dal rispetto della privatezza alle forme di "bullismo telematico", dalla troppo facile fruizioni di contenuti delicati e non per gli occhi di tutti alla diffusione di false notizie con scopi più o meno dolosi. La conclusione sta sempre più tendendo ad essere la stessa: Internet, così come è diventata, è una sorta di discarica di contenuti che, senza un adeguato controllo ed una vigilanza attenta, rischiano di ledere ancor di più il tessuto sociale reale, di generare mostri nella vita vissuta che non si possono combattere se non con estrema difficoltà.
La soluzione censoria è sempre la più amata, vecchio rimedio a tanti fastidi causati al potere (o ai suoi strumenti di influenza) dai mezzi di comunicazione che sicuramente, nelle menti di chi dovrebbe capire e agire in tal senso, ben si applica anche ad un medium che fa della condivisione e della partecipazione nella creazione di contenuti il suo atto fondante.

Ma tralasciando le tesi dietrologiche, e prendendo effettiva coscienza di ciò che la Rete rappresenta oggi sotto molti punti di vista, senza quindi far finta che non esista una Deriva generale che in qualche modo mette in difficoltà la bontà di un progetto storico dal valore inestimabile, mi viene da chiedere se la ricerca delle origini di tale Deriva non sia un esercizio utile anche al suo tamponamento.

1 - I Social non sono Internet, Internet non è solo Social
L'obiettivo della Rete è stato fin dall'inizio quello di rendere il mondo un posto più piccolo, di rendere più facilmente fruibili a chiunque le informazioni necessarie, in tempi talmente rapidi da far considerare marcescenti (ben oltre l'obsolescenza, dunque) gli altri mezzi di comunicazione, tanto che sono ormai questi ad affannannarsi per avere uno spazio sulla Rete e guadagnarne in visibilità (e click...ma questa è un'altra storia!).
Con scopi di questo tipo, il modello condivisionale su cui si basano i Social non poteva che attecchire e diventare di fatto egemone...ma non è solo di Social e di condivisioni che è fatta la Rete!
Internet è stata in grado di riscrivere la storia della diffusione della conoscenza, con progetti partecipativi che, nel mondo reale, hanno pochissimi eguali in termini metodologici, e praticamente nessun eguale in termini di portata; ha permesso di reinventare la fruizione e la diffusione dei contenuti; ha permesso di superare il concetto di "diritto d'autore" elevandolo ad un gradino successivo di accesso e condivisione dell'altrui proprietà intellettuale; ha consentito di rompere la giostra del talent scouting e (in un certo senso) del gavettismo militante, fornendo al giudizio del pubblico l'onere di decidere o meno del successo...e continuando una lunghissima lista si arriva ovviamente alla possibilità di affacciarsi su Agorà più o meno aperte in cui discutere, condividere e connettersi con tutto il mondo, di cui i Social rappresentano solo la forma finale:
per le ragioni esposte in apertura del punto, sono divenuti man mano il veicolo principe di tanta dell'offerta di Internet, ma non rappresentano Internet, e probabilmente uno dei problemi principali della Deriva è questa confusione di ruoli, questa sostituzione tra il tutto e la sua parte che confonde nello stesso istante anche utenze di tipo completamente differente. Purtroppo oggi i Social rappresentano un punto di primo accesso alla Rete, un hub da cui è necessario passare (anche come fornitori di contenuti) per non relegarsi alla trasparenza. Solo che, come avvenuto con la TV e con buona parte della carta stampata, la Massa ha garantito l'abbassamento della qualità media di ciò che viene condiviso e di ciò che si vuole condividere, ed il risultato finale è che un cartello grafico creato da ignoti, che denuncia un complotto governativo per irrorare il cielo con sostanze dagli scopi vari ed eventuali, è più condiviso di un paper divulgativo in cui si spiega in modo scientificamente inoppugnabile che quelle scie sono condensa...

2 - Internet Di Tutti non è per tutti
Il modello politico, inteso in senso ampio, con cui la Rete si è presentata al mondo, che ne ha guidato lo sviluppo adattandosi e adattando i vari strumenti, ha mostrato la corda nel momento stesso in cui la fruizione dei servizi offerti ha conosciuto la diffusione massiva (figlia di quei nuovi hub di accesso che sono i Social, sopra descritti).
Tutto ciò che Internet è stata in grado di mettere in atto si è basato su una forma di anarchia democratica in cui, stanti poche regole di "buon vicinato", è l'autogestione e l'automoderazione ad avere il ruolo più importante, generati dalla stessa disponibilità di contenuti che permette di cercare, indagare, verificare e, infine, selezionare, autolivellando i picchi spuri di sovrapproduzione fin dalla loro ideazione o nel momento in cui diventano fruibili. Un modello che non può prescindere, quindi, dalla formazione di base di chi produce, di chi utilizza e di chi condivide: un ambiente creato da chi lo vive e ad essi dedicato non può non presupporre una coscienza ambientale forte, pena il disgregamento di ogni rapporto fiduciario (pure necessario in un simile contesto), la corrosione delle strutture portanti del sistema stesso e, infine, l'incancrenirsi delle posizioni più "reazionarie" a fare da pezza.
Se, infatti, la prima Rete era formata da un nucleo di persone "preparate" in tal senso, capaci di generare ordine laddove non sarebbe dovuto esserci, di governarsi senza (quasi mai) eleggere rappresentanti, e di inventare e preparare l'Internet futura che oggi viviamo; se attorno a tale nucleo orbitavano masse pronte a recepire quelle prime regole, a rivederle, a stravolgerle per crearne altre, a dare continuità selettiva a quanto fatto dai primi; se, insomma, il Popolo del Web della prima ora era formato da una "elite" culturalmente capacissima di trasformare il Retismo Filosofico in Retismo Politico, alimentando i sogni di una Nuova Società (virtuale, ma non solo...) basata su quei principi, oggi, molto semplicemente, la Vecchia Società tende banalmente e superficialmente a sconfinare nel virtuale, senza essere in grado di sostenere un sogno di simile portata.
In poche parole: la Gente non è pronta a quel che Internet ha e/o avrebbe da offrire...
La soluzione, dunque, quale sarebbe? Non è proponibile una selezione dell'utenza, né una formazione adeguata sembra essere fattibile prima dell'ingresso, se non attraverso i canonici canali d'istruzione che faticano ancora oggi ad adeguarsi ai nuovi metodi di comunicazione. Eppure la chiave è lì, inevitabilmente nelle persone: se è vero che una maggior portata trascina con sé detriti e rami secchi, è altrettanto vero che continuano ad esistere fruitori e contributori di livello, a cui spetta il compito di continuare a spalare carbone nelle caldaie per far sì che il treno non si fermi. Non sto parlando di un governo dei più abili, ma anzi di una Resistenza, una lotta all'ignoranza, alla superficialità ed all'ineducazione volontaria, fatta di tanti piccoli gesti che, insieme, potrebbero rafforzare e rinnovare quel modello politico descritto. E di esempi ne esistono già tanti, fortunatamente!

3 - Vecchi media, nuovi metodi
Oltre a rendere palese l'effetto abbassamento della media, abbastanza tipico in tutti i fenomeni ad essa collegati, la Massa ha di fatto costretto ad una rivisitazione della capillarità e della diffusione dei vecchi mezzi di comunicazione, che hanno dovuto adattarsi alla nuova Società Allargata convivendo con la necessità di essere in essa presenti.
Pur tra chi ha operato una netta divisione tra ciò che viene proposto online e ciò che viene proposto sul supporto classico, relegando a questo il compito di approfondire, praticamente nessuno è stato in grado di ripensare il metodo stesso di elargizione delle notizie, trasferendo solo su pixel quel che in passato era inchiostrato: anche accettando che la carta (o lo schermo televisivo) sia lo spazio ideale di approfondimento - non fosse altro che per un banale calcolo merceologico, per il quale se le breaking news le affido al mezzo più veloce non ha senso cercare di venderle su quello più lento -, e ignorando l'affidamento della successiva discussione alla lentezza delle lettere al giornale, l'errore di fondo è tuttora quello di applicare vecchi filtri che non si adattano alle nuove consistenze della società liquida, e che anzi ne peggiorano i sintomi più cronici.
Oltre a perpetuare, infatti, la corsa all'anteprima, che ben poco interesse suscita in un mezzo vasto, rapido ed estremamente "vivo", risulta particolarmente incrostata la tendenza ad assecondare - cercando di guidarle, come sempre - le tendenze dei lettori, senza riuscire a capire che la viralità, che tanto sembra essere importante in ogni contenuto "preso da Internet" da una testata giornalistica, non solo è inesistente o estremamente blanda il più delle volte, ma non è neanche un fattore per giudicare il "successo" o meno di certe condivisioni.
I media in buona sostanza, incaponendosi a recitare una parte che non è adatta a loro, stanno perdendo l'occasione aurea di elevarsi dal sottobosco contro-contro-informativo (proliferato tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi del Duemila), di scrollarsi di dosso l'alone di vecchiume e di vicinanza al regime di turno, ritagliandosi un ruolo nuovo e moderno di metacontenitore giornalistico, addirittura facilitando il passaggio di inezie, stupidaggini e nequizie che un tempo non sarebbero nemmeno emerse dai vari dump bin che la scarsa utenza della prima Rete aveva eretto a difesa degli tsunami di bestialità oggi sulla bocca di tutti.

4 - Nuovi metodi, vecchie abitudini mediatiche
Una conseguenza direttamente legata alla sostanziale incapacità di cambiamento dei media tradizionali online, è l'uguale incapacità del pubblico a staccarsi dalla vecchia abitudine per cui bastava un "l'hanno detto al tiggì" per certificare ogni boiata letta in giro.
La fiducia quasi incondizionata che la Massa ripone in questa o quella testata si è trasferita online, e, pur sembrando paradossale in un'epoca di populismi che mal vedono l'informazione stile ancient regime, ha trovato continuità nei nuovi gangli comunicativi.
Il risultato è non solo la crescente deimmunizzazione da bufale, false notizie, e satira spacciata per verità, ma anche la demonizzazione e la perdita di credibilità (questa sì paradossale!) degli strumenti più innovativi di condivisione e diffusione della conoscenza (vedi Wikipedia...), che dovrebbero invece essere presi ad esempio di come la collaborazione dell'utenza nella stesura e nella verifica delle informazioni può generare mirabili progetti.

5 - Non-Stato sovrano e Azioni di Stato
Per i motivi espressi sopra, c'è una cassa di risonanza particolarmente potente riguardo tutto ciò che con Internet è collegato, anche laddove in passato i numeri avrebbero suggerito la classificazione nella categoria "fenomeni marginali" (basta qualche migliaio di condivisioni, a volte).
Ciò basta, in un contesto politico come quello attuale, a far saltare dalle sedie gli amministratori ed i rappresentanti ed a far piovere proposte più o meno sensate di gestione dei flussi di informazione dalla Rete.
Parliamo di fatto di un'ingerenza di uno Stato nella sovranità di un Non-Stato, con le sue regole non scritte e la sua ideologia "politica" fondante. Ingerenza a volte necessaria o quantomeno comprensibile, quando si vanno a configurare fattispecie di reato già esistenti o auspicabili, ma completamente inutile di fronte a forme espressive totalmente nuove e non arginabili con strumenti non aggiornati.
Sia chiaro che non si vuole fare apologia dell'infallibilità della Rete, né si vuole suggerire di distogliere l'attenzione da quanto dentro vi accade, ma non si può pensare di controllare l'incontrollabile, non si può applicare la logica dei "paletti" legislativi per guidare uno strumento universale che resta totalmente slegato dalle sovranità nazionali. Analogamente, andrebbero riviste le priorità e prodotte soluzioni che non siano una benda sulla ferita, ma la medicina per evitare che di ferite se ne generino sempre meno.
Fermo restando che, nella mia personalissima ottica, e fatto salvo quanto sopra premesso, intervenire a colpi di decreto non è solo indice di quanto gli Stati (o i loro Governi) siano analfabeti in termini di nuovi mezzi di comunicazione, ma anche un tentativo di svuotare il mare con un cucchiaino che, se diventa almeno efficace a giustificare l'esistenza di realtà istituzionali dall'utilità altrimenti poco chiara in alcuni contesti, assume forme grottesche e per certi versi pericolose quando rivolte alla Rete.

6 - Il virus della Propaganda
Se i vecchi mezzi di comunicazione faticano, se la vecchia burocrazia diventa impotente e gli utenti più "vecchi" mostrano enormi difficoltà a comprendere i principi che dovrebbero usare per navigare adeguatamente, un virus ideologico di vecchio stampo sembra essere ben capace di infettare anche la Rete, e non solo in un Paese mentalmente vecchio come il nostro.
Politicamente parlando, anche per quanto affermato nei punti precedenti, Internet è sistemicamente immune ai Cavalli di Troia ideologici, per vari motivi che poggiano tutti sostanzialmente sulla vastità delle fonti informative disponibili: da un punto di vista ideale, se l'acculturamento e la crescita intellettuale sono valide medicine alle politiche della paura ed ai totalitarismi, altrettanto vero è che l'immersione di piccole nicchie propagandiste in un immenso universo di informazioni e visioni alternative è ben utile a neutralizzarne gli effetti più deleteri.
Ma anche questa neutralizzazione passa dalle mani degli utenti, e se gli stessi offrono la sponda agli interventi partigiani di questa o quella visione del mondo, senza limitarsi a descrivere la propria posizione, ma anzi contrapponendosi duramente e facendo leva sulle possibilità di diffusione per bersagliare il nemico/avversario, non solo viene meno la diluizione di cui sopra, ma anzi si forniscono armi ad un nemico ostico da combattere.
Le faide fangose tra parti politiche ed ideologiche tendono così ad avvilupparsi autonomamente, trascinando gran parte della discussione sana a livelli ben più bassi di quanto si auspicherebbe in un contesto della portata di Internet, e questo contribuisce ad alimentare tutta la serie di fastidiosi e pericolosi nei che negli ultimi anni l'hanno invasa.

Alla luce di questi aspetti, e di tanti altri che, pur omessi, potrebbero assumere nel breve periodo un'importanza vitale nel capire il fenomeno, si deve continuare a combattere sia in rete che offline per far sì che non si limiti tutto alle conclusioni da bar per cui la sentenza è "Internet è una merda": si può attivamente fare moltissimo nel mostrare le possibilità che la Rete offre sotto molteplici punti di vista, si può aiutare a instillare l'abitudine alla verifica delle fonti sfruttando gli strumenti che la Rete ci fornisce, si può insegnare la buona vecchia netiquette, almeno per quelle funzioni utili a isolare e selezionare. Bisogna impegnarsi come il primo giorno per mostrare che i mostri a cui oggi i vecchi media puntano il dito sono nati altrove, e che le potenzialità stesse della Rete possono aiutare ad ucciderli per sempre.

Navigate responsabilmente.

giovedì 18 maggio 2017

Il Maschio Alfa

Io non sono un Maschio Alfa. Non è questione di carisma, di autorità, di sentirsi a proprio agio nell'atteggiarsi a uomo che non deve chiedere mai; non è nemmeno questione di indole, di socievolezza o di capacità di catalizzare le attenzioni dell'altro sesso (o dello stesso sesso, perchè no). In ultima analisi, non è nemmeno un problema di sicurezza di sè o di flussi ormonali non del tutto coerenti con quella che dovrebbe essere la natura delle cose.


Non sono un Maschio Alfa per un motivo molto semplice: non sono una cazzo di bestia! Sono un Essere Umano, la più alta forma evolutiva che ad oggi siamo stati in grado di classificare. Una classificazione, una modellizzazione semplificata ma esaustiva, quindi, creata appositamente da altri Esseri Umani come me che studiando, osservando, verificando hanno avuto modo, nel corso dei secoli, di spiegare la Natura, di fornirci le risposte ai come ed ai perchè. Di elevarsi dalla bestialità, di cui abbiamo tra l'altro saputo spiegarne le complessità, di cui abbiamo contribuito a squarciare il velo di banale superficialità con cui fino a poco più di un secolo fa eravamo convinti di "sapere".


Voglio prescindere dal rigore etologico, voglio andare oltre le spiegazioni antropologiche e sociologiche, con cui potremmo in ogni caso verificare come tantissimi degli atteggiamenti sociali che oggi abbiamo sviluppato mantengono comunque un legame ancestrale con la nostra origine animale.
Voglio arrivare al cuore del problema, perchè rendersi conto che un termine come Maschio Alfa diventa telematicamente virale in senso ironico, e che questa stessa ironia venga praticamente rimossa allo step successivo, quello di chi ci crede veramente è molto triste. Perchè in un mondo che ancora oggi lotta per garantire pari diritti alle donne, per avere il rispetto degli orientamenti e delle identità sessuali (e quindi personali) di ognuno, in un mondo in cui la violenza di genere è diventato un problema, non si possono giustificare accostamenti al mondo degli animali per spiegare atteggiamenti predominanti e, in alcuni casi, violentemente soverchianti (posto che la violenza non è detto che sia fisica).


La "lotta", il "combattimento", la "capacità di comando", sono tutte parole che ringraziando l'Evoluzione hanno assunto un senso molto più ampio di quanto lo siano per le bestie di cui sopra, e si può "lottare", "combattere" ed essere in grado di "comandare" rimanendo ciò che siamo: Esseri Umani.


Restiamo Umani: diamo un osso ai Maschi Alfa. E se fanno i bravi li portiamo anche a pisciare al parco...


Buona vita.

martedì 25 aprile 2017

Liberi

Non è mai stata una data banale, non lo è oggi ancora di più. Simbolicamente potente, politicamente inscindibile da qualunque discorso seriamente radicato nella gestione del Paese, eticamente indiscutibile, se consideriamo il 2 Giugno il compleanno della Repubblica, abbiamo il dovere di considerare il 25 Aprile 1945 il giorno in cui la stessa è stata concepita, l'atto finale e definitivo di un amore per la Patria che ha consumato chi l'ha vissuto, ha annullato per loro ogni umano istinto di conservazione, per donarsi ad un'ideale ben più grande di ognuno di loro, che li ha resi ben più grandi di ognuno di noi che, di quello sforzo, ne stiamo godendo i frutti.
Eppure, non nel tempo ma oggi, hic et nunc, esistono ancora resistenze alla Resistenza, esiste chi mette in dubbio il valore di chi morì e combattè per ripristinare il senso dello Stato, dell'Umanità e della Libertà. Per la Democrazia. Come, analogamente, c'è chi vuole cancellare con un colpo di spugna le differenze fratricide che hanno generato e sono state generate da quegli scontri: mettere sullo stesso piano chi lottò per due idee radicalmente diverse di Italia non può avere senso, se non mettendo una distanza storica tra noi e loro tale da rendere tutto più freddo e analitico. Ed oggi così non è. Non ancora...
Certo che importa quanto oggi quei Valori vengano calpestati anche da chi viene dal Popolo investito dell'onore di servire la Repubblica, certo che importano i continui attentati politici a quel sistema ideale di cui la Costituzione è, nello stesso tempo, sintesi e custode. Ma il fatto stesso di avere gli strumenti per contrastare tutto ciò da Cittadini, il fatto di poter oggi scegliere chi per noi sceglierà, il fatto, in sostanza, di avere oggi garantito il Governo del Popolo, per quanto imperfetto, è il gioiello più prezioso che quegli Uomini e quelle Donne ci hanno donato, e non dovrebbe essere mai messo in discussione.

E proprio nel solco di quei giorni dobbiamo continuare a vigilare, a rendere viva la memoria di quei piccoli e grandi eroi che contribuirono a rendere al popolo l'Italia Libera, perchè sempre più oggi le spinte e le derive metastatiche che stanno man mano avvelenando le democrazie occidentali, pur con nomi diversi, pur presentandosi con vestiti più accettabili, rimangono comunque pericoli enormi per quei Valori.

Bisogna insegnare ai più giovani a riconoscere i segni, ad essere coscienti dei modi che il diavolo ha avuto di tentare e di instaurarsi nelle menti dei cittadini, ottenendo riconoscimento prima, consenso poi e potere infine. Bisogna ribadire a tutti che l'opposizione politica non è annullamento ma confronto, non è rifiuto ma obiezione, non è insulto ma discussione.

Bisogna ribadire che ogni volta è proprio chi si è affannato a presentarsi come diverso dagli altri, chi si è finto salvatore suo malgrado, dichiarando di avere ricette per tutto, e chi ha chiesto fiducia...sulla fiducia! Proprio questo genere di persona si è poi trasformato nell'Orco da cui siamo stati liberati...

Vigilate. Combattete. Resistete.

Viva l'Italia. Viva la Repubblica. Viva la Resistenza.

E buon 25 Aprile a tutti. Senza distinzioni.


venerdì 14 aprile 2017

A pesca con le bufale

Ormai si tratta di un argomento di attualità talmente importante che non solo è arrivato a riempire le pagine dei giornali, ma si è anche visto coniare un nuovo termine "filosofico" (la post-verità) per descriverlo. Parliamo di bufale, fake news, fandonie nate per i più disparati intenti, per le quali si stanno sprecando strali e condanne più o meno corali dall'opinione pubblica e dai vari pensatoi mediatici.
Ma ciò che stupisce, una volta di più, è l'assoluta incapacità del "pensatorato" medio di stare dietro alla velocità con cui le informazioni viaggiano, si modificano e si instaurano nelle odierne reti comunicative, ed a quella con qui quest'ultime si evolvono rendendo più rapida la condivisione di pensieri e contenuti e, nello stesso tempo, più facile la verifica delle fonti a cui gli stessi dovrebbero fare riferimento.

Se con i mezzi a disposizione il cittadino medio del web non sa districarsi tra una informazione falsa e una reale, il problema non sta nelle bufale. Se nel fruitore medio di notizie online non scatta nulla leggendo appelli improbabili a mettere un "Mi Piace" per salvare un bambino, il problema non è chi ha inventato l'appello falso. Se un lettore è propenso a credere che il politico/potente di turno abbia veramente detto che metterà una tassa sulla proprietà dei frullatori a immersione, il problema non è nel burlone che ha condiviso per primo lo scherzo...

Ovviamente si escludono situazioni diffamatorie, denigratorie, razziste e, sostanzialmente, illegali...ma continuo a dirlo: il paradosso per cui Internet, luogo pregno di informazioni preziose e prezioso a sua volta per riuscire a racimolare con facilità e velocità nozioni che avrebbero richiesto molto più tempo nel passato, sta facendo regredire le capacità di giudizio e di lettura critica delle informazioni stesse di una massa crescente di utenti sta assumendo contorni grotteschi; parliamo di un vero e proprio analfabetismo di ritorno (non solo funzionale, purtroppo) che va tamponato prima che sia troppo tardi. Ovvero prima che qualche antico e incapace (tecnologicamente parlando) solone del pensiero immagini soluzioni censorie e contrarie allo spirito stesso della Rete.

L'appello è alla massa intelligente e abile, affinchè segnali costantamente a chiunque abbocchi all'amo che si sta affidando ad una bubbola bella e buona.

giovedì 13 aprile 2017

Sondaggerie

Cercando di schivare la tentazione di riassumere tutto con "una volta era meglio" - che tendo a non sopportare quanto ogni frase fatta e luogo comune -, e prendendo atto che inevitabilmente un'attività come quella politica non può non dipendere da una campionatura statistica del proprio elettorato, ci si può rendere conto abbastanza facilmente che la mania d'oltreoceano per spin doctors, marketing politico e opinion leaders vari sia decisamente sbarcata nel nostro Paese, con danni più o meno evidenti. Non è una gran novità, considerato il masochistico piacere nell'importare sempre le mode meno affini alla nostra tradizione, e peggio di italianizzarle rendendole delle ridicole macchiette. Eppure le forme di comunicazione sociale oggi disponibili stanno rendendo il fenomeno ben più strisciante e, sotto certi punti di vista, pericoloso per la residuale tenuta politica di un Paese come il nostro.

Le linee un tempo decise dai partiti erano pure frutto di compromessi legati alle opportunità politiche ed agli orientamenti degli iscritti/elettori/sostenitori, ma riuscivano a mantenere un baricentro grosso modo certo grazie allo scheletro ideologico su cui si posavano, grazie a quella manciata di punti chiave, dunque, che non erano prescindibili per l'identificazione politica stessa della vita di partito. In sostanza: un lavoro di sintesi delle idee, della "presentabilità politica" e della vendibilità elettorale (si pensi alla formula gli elettori non capirebbero) c'era eccome, ma le linee guida erano ben chiare e non dovevano essere tradite.
Oggi ci sono una serie di personaggi politici e direttamente qualche partito, che, sfruttando le opportunità in termini di risposta che i social offrono, hanno fatto del sondaggio delle opinioni dei propri follower una professione vera e propria: "Voi cosa fareste?", "Cosa ne pensate?", "Come vorreste che fosse?". A dati raccolti, via alla propaganda, fatta confluire nel nuovo alveo degli orientamenti elettorali, costruita appositamente per piacere: si cerca di andare a colpo sicuro, insomma, non si tenta di indirizzare ma di essere indirizzati.
Questo inevitabilmente piace moltissimo all'italiano medio, convinto di essere giunto al centro delle decisioni cruciali del Paese, di aver raggiunto una democrazia considerata "diretta", vedendo promuovere anche le più becere manifestazioni della pancia dal Bar Sport al Parlamento. Piace talmente tanto che le forze politiche non interessate a trasformarsi nel braccio politico della Gente vanno in difficoltà e sono costrette ad attuare forme partecipative di qualche tipo per compensare.

Postideologia? Populismo? Gentismo? Siamo oltre, se pensiamo che abbiamo quello che attualmente può essere considerato il primo partito (per dichiarazioni di voto) che si definisce un Non Partito, che ha scritto un Non Statuto e che propone ai propri elettori la votazione del Programma, avendo ottima cura di sfruttare i nuovi mezzi di comunicazione per reclutare tutta quella forza lavoro in uscita dal Bar Sport di cui sopra. Il passo successivo è quello di smuovere le acque stagnanti di un decisionismo congelato spacciato per delegato, e confondere imposizioni e diktat extrarappresentativi per iniziative che "è stata la Gente a reclamare".
Nulla di male se l'opinione dei cittadini viene presa maggiormente in considerazione, ma quando si diceva che la politica è un'altra cosa rispetto alle discussioni da tavolo della briscola, si intendeva dire che l'attività governativa e rappresentativa di un Paese non può tener conto di pulsioni e atteggiamenti che, senza il filtro e il lavoro di modellamento, possono creare danni che solo nella migliore delle ipotesi si paleseranno nel lungo termine. E, soprattutto, se la parola d'ordine diventa "Ditemi cosa volete e io ve lo darò, a meno che non abbia in mente qualcosa di diverso per voi" si sfocia nel fascismo elettorale: raccolgo tutti i voti che posso convincendoti che sia tu a decidere come, quando, cosa e perchè, ma poi sono io che decido se, riservandomi il diritto (una volta in poltrona) di bloccare tutto e proporti esattamente ciò che voglio io. Nella pratica, ti offro la possibilità di scegliere tra alternative che comunque sono le mie alternative.

Ma alla Gente piace tanto, almeno c'è l'illusione di essere protagonisti.

Siamo quasi a Pasqua: volete Gesù o Barabba?

Buona vita